RECENSIONI \ Norah Jones – Not too late

C’è innovazione nella tradizione, nel terzo lavoro della Jones

di Francesco Tavernini
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Not too late Una premessa doverosa: chi scrive queste poche righe qualche anno fa rimase particolarmente colpito da Come away with me (2002), disco d’esordio di Norah Jones, che grazie alla sua voce morbida e suggestiva, alle sue capacità interpretative ed alle sue raffinate melodie aveva dato una vera e propria ventata di aria fresca alla cosiddetta musica "new-jazz" o "pop-jazz" conferendole pennellate di poesia ed eleganza, ed ottenendo riscontri di assoluto successo dal pubblico, dalle vendite e dalla critica; successo ripetutosi in occasione dell’uscita di Feels like home (2004), la sua seconda prova. Era quindi con un certo interesse che attendevo la pubblicazione di questo terzo lavoro, aspettandomi le stesse atmosfere, la stessa sensibilità, lo stesso senso di ovattata tranquillità oltre a qualcosa di diverso, un pizzico di innovazione, un'idea nuova. Ed è proprio ciò che la Jones ha fatto con Not too late.

Un album fatto di brani morbidi e dolci ma anche pungenti e ironici al punto giusto, nel quale lo spettro dei temi trattati si allarga includendo argomenti più seri e maturi. Forse la giovane cantautrice newyorkese trapiantata in tenera età tra le lande texane si era stufata di sussurrare solamente soffici parole d'amore, ed eccola così cantare di politica, elezioni e guerra, offrendo di sé un'immagine più completa e sfaccettata, "più onesta", a suo dire.

Norah Jones Ma non solo: anche la sua musica ha imboccato un'altra direzione. Oltre all'immancabile pianoforte fanno capolino quà e là chitarre acustiche, tastiere elettriche e violoncelli. La Jones presenta ancora arrangiamenti rilassati e vellutati, ma propone anche piccole sperimentazioni. Certo non mancano le sue classiche ballate come Wish I Could, tradizionale brano folk, The Sun Doesn't Like You, enigmatica e delicata, o ancora l'intima Thinking About You, il primo singolo estratto, in cui voce e strumenti incorniciano parole che raccontano un addio. Ma c'è anche posto per episodi inediti nel suo repertorio, come nel caso della divertente Sinkin' Soon, composta da una serie di metafore sovrapposte ad un ritmo ruvido e pungente scandito dal suono del trombone, o come in My Dear Country, un'amara riflessione sulla disillusione politica negli USA degli ultimi anni, che mostra appieno l'aria di rinnovamento nelle tematiche affrontate dalla cantautrice. I testi viaggiano spesso sui binari dell'introspezione, come in Not My Friend, un duro j'accuse in cui le aspre parole usate contrastano con la dolcezza della melodia, nella "filastrocca" Little Room o in Rosie's Lullaby, lenta ed ipnotica ninna nanna.


Originale miscuglio di generi diversi, Not too late è un lavoro in cui Norah Jones pur rimanendo fedele a sé stessa tenta di esplorare terreni a lei sconosciuti, mettendo in atto una sorta di "evoluzione in punta di piedi"; essenzialmente quest'album richiama le atmosfere dei precedenti, ma senza ripetersi nelle note, nelle melodie e negli argomenti. L'aver saputo creare uno stile del tutto personale che fonde insieme pop, jazz, soul, country ed il non discostarsene lavoro dopo lavoro non dev'essere necessariamente etichettato come un difetto: come lei stessa canta in Broken, "(s)he may move slow, but that don't mean (s)he's going nowhere", una frase che descrive perfettamente il suo modo di fare musica.


Sito ufficiale: www.norahjones.com




23-02-2011 - visite: 8934

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