LIVE \ Verdena @ Ferrara sotto le stelle 2007

Prima che "indie", soprattutto rock

di Pierluca Nardoni
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Una fila di pazienti irriducibili sorveglia le transenne sin dalle 19,30. L’afflusso di pubblico è come sempre generoso e alle 21,30 Piazza Castello presenta la “solita” cornice di pubblico e Rinascimento che ha fatto la fortuna della manifestazione. L’attesa dura una ragionevole mezzora e alle 22 circa i Verdena fanno la loro apparizione sul palco. La formazione, dopo il congedo del tastierista Fidel, è quella degli esordi (Alberto Ferrari voce e chitarre, il fratello Luca alla batteria e Roberta Sammarelli al basso), ma l’approccio è già un taglio netto col passato. Si parte infatti con “Il caos strisciante”, estratto dall’ultimo album. Un titolo che pare una dichiarazione d’intenti e atmosfere suggestive rotte periodicamente da robusti cambi di ritmo. L’anima cruda del rock emerge in brani come “Don Callisto”, dove l’urlo di rettile di Alberto si mescola a un potente riff di chitarra, e “Logorrea”, energetico pezzo di apertura del precedente lavoro in studio “Il suicidio dei samurai”.
I ragazzi tra un pezzo e l’altro parlano poco e, salvo rare eccezioni (la bassista che ringrazia sarcastica dopo essere stata innaffiata di birra da un fan esaltato), si mostrano interessati soprattutto al cuore dell’esibizione. Pochi fronzoli e tanta musica, una performance densa che presenta molte nuove canzoni (dalle roventi “Isacco nucleare” e “Non prendere l’acme, Eugenio” all’emozionante e sbilenca cavalcata de “Il gulliver”) e concede un vecchio successo come “Valvonauta”, cantata a gran voce dai discepoli della prima ora. “Angie” rappresenta l’unica tregua melodica e un’insolita escursione del frontman alla tastiera. I momenti morti sono pochi e la band, dopo un’ora e mezza, saluta laconica e lascia il palco.

Successo e divismo sono concetti che non hanno l’obbligo di accompagnarsi. La moraleggiante lezione sembra essere ben digerita dai Verdena, che dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di vivere con passione la dimensione live e di non amare atteggiamenti da primi-della-classe. I ragazzi della provincia bergamasca hanno voglia di battere nuove strade e le direzioni vagamente psichedeliche dell’ultimo “Requiem” (la cui presenza nel concerto sarà massiccia) ne sono una prova. Grunge, Stoner, punk (almeno nell’iconografia), più o meno “indie”, più o meno alternativi. Le etichette servono solo ai discografici e ai commessi dei supermercati. I nostri suonano rock, se con rock intendiamo la forma d’espressione più diretta che la musica conosca.

03-07-2007 - visite: 9059

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