LIVE \ Arcade Fire @ Ferrara sotto le stelle 2007

La magia della band canadese per una serata memorabile

di Eugenio Ciccone
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Come non innamorarsi di un gruppo come gli Arcade Fire? Come non dirci rapiti da questa allegra festa collettiva consumatasi in Piazza Castello davanti ad una platea accorsa da ogni parte d'Italia per
ascoltare il gruppo canadese, celebrato ovunque, dalla stampa al web, alle riviste specializzate (Pitchfork diede 9.6 su 10 al loro disco d'esordio, un record).
E' un pubblico di fedelissimi quello che li ha attesi a Ferrara per l'unica data italiana: fin dalle prime battute con Keep the cars running e No cars go è un coro collettivo che salta, ondeggia, canta e si lascia trasportare dall'energico gruppo canadese. In dieci sul palco che paiono un'orchestra crucca tanto sono biondi e dalla pelle biancolatte, con una scenografia imponente composta da mini monitor che rimandano particolari della scena e dei musicisti ripresi sul momento, oltre all'immancabile logo neon della Bibbia che dà il titolo al loro ultimo disco. Un organo a canne, monumentale, e tanti strumenti suonati a rotazione da ogni componente della band a dimostrare l'ecletticità e la grande forza del gruppo. E' una festa dicevamo, perché questi canadesi trasmettono gioia di vivere e follia pura, si divincolano tarantolati tamburellando un po' tutto quello che capita a tiro, dall'asta del microfono, alle tastiere, ad un casco, all'impalcatura, fanno i cori tutti insieme, e lanciano per aria gli strumenti. Win Butler, ingessato nella sua maglietta a righe catarifrangenti, non è di molte parole ma conduce la band attraverso i successi dei due dischi Funeral e Neon Bible comparendo talvolta al microfono, talvolta alle tastiere, talvolta con una chitarra, un mandolino, un qualcosa. Sua moglie Régine gli si alterna per pezzi melodiosi come Haiti e Black waves ed è adorabile nel suo vestitino colorato con l'allegria, l'energia e la grazia di una piccola Bjork d'oltreoceano (ed è magia quando all'organo accompagna Intervention, forse uno dei pezzi più intensi del nuovo album registrato in una chiesa acquistata dal gruppo e resa studio di registrazione).
E' impossibile non cantare molti dei pezzi degli Arcade Fire, adatti a cori collettivi quasi da stadio, impossibile non sentirsi in una grande discoteca anni '80 ascoltando Power out sull'onda di ritorno
della new wave che sembra di sentire i Cure, e quando parte Rebellion sul finale di serata è apoteosi scatenata di mani, voci, sudore e luci. Il pubblico prosegue insaziabile il coro mentre il gruppo come solito esce, si lascia acclamare, rientra per gli encore immancabili. Il tempo di un lento dolcissimo a coccolare la serata ai piedi del Castello, My body is a cage, e poi la chiosa con un altro coro gioioso, quello di Wake up, spesso posta in apertura dei concerti e qui concessa come botta finale dove tutti suonano tutto e sui monitor sul palco ci siamo proprio noi, pubblico sorridente e felice, distorto e filtrato in bianco e nero, come un corredo grafico, un complemento ad una serata eterna, con la gente che si riverserà per le strade soddisfatta in cerca di una birra, una maglietta, un amico.

16-07-2007 - visite: 8695

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