La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Jul 15 2007

La durezza dell'adolescenza

di Matteo Musacci

Adesso Tienimi, Flavia Piccinni, 2007

“Sono nata a Taranto. 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia. Vivo in via Cagliari 32/A, in una villetta bianca con il cancello in ferro battuto arrugginito. Fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno, mangio solo caramelle gommose senza zucchero e popcorn al formaggio. Nel tempo libero guardo la televisione o piango. Ho due amiche, Iolanda e Giulia. Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse”.

piccinni5Il titolo Adesso tienimi e l’immagine di due mani congiunte stanno sulla copertina del romanzo d’esordio di Flavia Piccinni (già vincitrice del Campiello Giovani 2005), uscito per Fazi pochi giorni fa. Due mani che, però, sin dal graffiante incipit del romanzo (riportato qui ad inizio pagina), il lettore non “vede” mai stringersi e tenersi strette, se non nei ricordi di Martina, giovane voce narrante, che riaffiorano duri nella sua vita di tutti giorni, fatta di un padre e di una madre che non sente più come suoi genitori, di amiche vuote dentro e di una scuola che la opprime, e, soprattutto, di un amore a cui si gira continuamente intorno, che tuttavia non diviene mai limpido, sia perché tenuto nascosto a tutti, sia perché vissuto senza serenità e libertà. E anche il lettore viene tenuto fuori da questo amore, scopre lentamente la sua natura, come se l’autrice cercasse la sua fiducia prima di farlo entrare nell’intimo di Martina e della sua difficile situazione.

C’è tutta la durezza dell’adolescenza nell’esordio letterario di Flavia, ma c’è spazio anche per una forte critica alla città di Taranto (città della stessa autrice), critica mossa per voce di Martina che prova per la sua città una sorta di amore/odio: gli occhi si perdono nelle bellezze di Taranto vecchia ma inorridiscono davanti all’inquinamento, alle costruzioni che cadono a pezzi... Per dirla con le parole dell’autrice, “Taranto è Taranto e basta. Con i cassonetti dell’immondizia incendiati, le ragazzine di quattordic’anni con i bambini che vengono trattate a merda. Il mare che luccica come io non l’ho mai visto luccicare in vita mia, neanche quello dei Carabi, i pescatori che guardano il mare nnanz’ e ret’, che di mari ne stanno due come in nessuna città d’Italia e forse del mondo”. Un amore che passa anche attraverso l’uso per nulla sporadico del dialetto di Taranto, che si infila tra le parole dei suoi abitanti e in quelle della narrazione.

adesso tienimiE si potrebbe confrontare allora la città di Taranto con Vianello, l’uomo amato da Martina, con cui si instaura un rapporto malato, che alterna momenti di allegria, di amore e spensieratezza a momenti di efferata violenza mentale e carnale. Tuttavia Martina, pur di avere qualcuno da amare, se lo fa andar bene, anche se comporta grosse sofferenze.

Nel romanzo di Flavia c’è poi una sorta di feticismo legato agli oggetti: Martina riporta alla mente i ricordi del suo rapporto con Vianello tramite continui appigli materiali, un coltello, una pistola, un libro, un luogo, come se tutto ciò che la circondasse diventasse improvvisamente carico di significati, come se del dolore del suicidio di Vianello non si potesse fare a meno. E poi c’è una serie di oggetti particolarissimi, che pure ritornano nel romanzo: spille, bracciali e anelli di Hello Kitty, che Martina guarda intontita essere venduti alle aste on-line di e-bay, dove passa molto tempo senza parteciparvi (quasi) mai, e una vasta sfilza di oggetti legati al “Libro della Giungla” (caschi, mutande, gingilli…) appartenuti a Virgilio, uno degli spasimanti della protagonista.

Lo stile dell’autrice non lascia spazio a intenti consolatori, e questa prima persona preponderante, a cui si sovrappongono gli occhi del lettore, comunica sentimenti contrastanti, che lasciano (purtroppo) senza risposte. E Martina non è molto diversa da altre sue coetanee "fuori" dal romanzo: le certezze non ci sono, e se ci sono, sono più o meno quelle che compaiono nell’incipit; la voglia di cambiare non c’è perché manca la possibilità di farlo. O perlomeno, finché gli adulti che stanno intorno agli adolescenti (dagli stessi genitori ai professori) non danno loro modo di parlare e far sentire la loro voce, l’opportunità di cambiare non verrà mai.

La voce di Flavia, poco più che ventenne, l’abbiamo ascoltata volentieri, e vi assicuriamo, fa tanto rumore.


Scritto da: Matteo Musacci

Data: 15-07-2007

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