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Havoc - Fuori controllo
Spaccato di una generazione annoiata e amorale
havocCi ho pensato e credo che qualcosa di più pericoloso dei soldi non esista. Non le armi, non le guerre, ma tutto ciò che ci sta dietro, ovvero i soldi e di conseguenza le mentalità delle persone. Si dice che i soldi non diano felicità, è vero! Aiutano ma non ti fanno stare meglio, sono pericolosi, e quando troppi possono cambiarti, farti adottare comportamenti non eticamente corretti, possono diventare ossessione e togliere i semplici piaceri della vita.
La storia di questo film può essere inquadrata anche come documentario, non solo perché Barbara Kopple è soprattutto una documentarista, ma in quanto ciò che si vede fa sicuramente parte di una orrenda realtà quotidiana e che grazie all’attenzione nei particolari, nella musica e nelle persone, offre qualcosa di ancor più ampio di un documentario: un film appunto.
Sempre più spesso ci viene mostrata una classe bianca agiata che si comporta in modo molto strano, a partire dai figli dei “ricchi”, soli e annoiati (e questo anche a causa degli stessi genitori poco presenti e poco severi), che entrano, come per far parte di un gioco, in gang o crew, assimilando sfortunatamente la sempre più seguita cultura del gangsta, nata negli anni 80 tra i rapper neri, che da allora legano sporchi testi influenzabili ad amati ritmi hip-hop.
Ormai molti bianchi ricchi adottano tali comportamenti affini alle mentalità mafiose, imitando goffamente i duri da strada (questi ultimi non sempre diventati tali ma così per condizioni di vita complicate e particolari), in cerca di emozioni vere, reali, ma estremamente diverse per via del loro soffice cuscino verde sotto il culo.
Costoro nel film non sanno in cosa credere oppure credono in qualcosa ma non lo sanno spiegare, non sanno cosa fare, né cosa vogliono, non sanno come eliminare la noia, come sentirsi parte di qualcosa, ma ci provano adottando comportamenti estremamente imbarazzanti per nascondere la loro vera essenza. Per far qualcosa di nuovo, una sera si dirigono nelle strade malfamate della Los Angeles downtown, ed incontrano la vera povertà, la degradazione a cui non sono certo abituati, a cui non possono difendersi perché oppongono la loro finzione alla dura vita di strada, in cui bisogna arrangiarsi per sopravvivere, dove il carcere è sempre dietro l’angolo, dove non si può chiamare il “papi” perchè risolva i problemi, una realtà malfamata ma che non può essere vista unicamente sotto aspetti negativi. Durante questa esperienza incontrano diversi criminali latino-americani, che ravviveranno sicuramente la loro vita nel bene o nel male, cioè quello che volevano, anche se poi dovranno pagare le conseguenze del loro essere viziati, conseguenze che non possono essere cancellate con i soldi. La protagonista Allison, l’attrice Anne Hathaway, è l’unica che alla fine (scossa nel profondo), riesce a capire gli errori suoi e di quella generazione, facendo emergere lati sensibili quasi dimenticati.
Il film: vietato purtroppo ai minori di 18 anni (dico purtroppo perché sono soprattutto i ragazzi entro quel età che dovrebbero trarne conclusioni); dedicato all’originaria sceneggiatrice Jessica Kaplan, deceduta nel 2003 per un incidente aereo.

Massimiliano Uccellatori
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