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Michael Clayton
Intrighi (il)legali a New York
Regia di Tony Gilroy
LocandinaUna premessa è necessaria: sono entrata in sala sapendo davvero poco di questo film. Mi era stato presentato come “un film con George Clooney, lui è una specie di avvocato, ha a che fare con intrighi loschi” e poco più.
Eppure, evidentemente, queste poche informazioni dovevano già aver suscitato in me alcune inconsce aspettative che – e lo dico con rammarico – sono state un po’ deluse.

Il film è ben recitato, indubbiamente, e la trama è potenzialmente interessante. Grande studio legale newyorkese difende colosso della chimica che produce sostanza inquinante e cancerogena. Solo un avvocato scopre la verità, ma ha un crollo psicologico e i colleghi si preoccupano di non perdere la faccia piuttosto che di indagare a fondo.
L’idea che un singolo individuo si mettesse contro un gigante dell’industria lo avevamo già visto in Erin Brokovich, che aveva dalla sua la forza di essere tratto da una storia vera, nonché la straordinaria interpretazione di Julia Roberts. Ma qui doveva essere Michael Clayton/George Clooney a fare la sua parte: sottrarsi al suo ruolo di “risolutore” di problemi ed “insabbiatore” di magagne e far emergere la verità, anche a costo di danneggiare la reputazione dei suoi datori di lavoro.

Ma qualcosa non funziona. Vediamo questo Michael Clayton, ci vengono date informazioni su di lui, sulla sua famiglia – George Clooneydivorziato, con figlioletto intelligente e sensibile – sui suoi fratelli – un poliziotto e uno pieno di debiti –sui suoi colleghi. E poi vediamo la responsabile dell’Ufficio Legale dell’industria chimica, Karen Crowder (interpretata da Tilda Swinton), ambiziosa e determinata quanto fredda ed insicura, che non esita a dare l’approvazione per “contromisure” quantomeno criminali.

Insomma, gli elementi ci sono tutti. Paradossalmente, quello che manca è il vero conflitto. Cosa spinge Michael Clayton ad agire? L’innocenza di suo figlio? Un suo innato senso di giustizia? Lealtà nei confronti dell’amico andato giù di testa? E Karen Crowder? Conosce la realtà dei fatti? Solo l’ambizione la spinge ad agire?

La sensazione – assolutamente personale – è quella di uscire dalla sala un po’ vuoti di emozioni.

Arianna Cantoni
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