La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
Dove sei: OcchiAperti.Net > Chiaroscuro > La Biblioteca della Memoria > Un nuovo volto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Nov 10 2007

Epistolario 1925-1930

Un nuovo volto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

di Philip Stockbrugger

Viaggio in Europa, diario di un dandy siciliano

Allontaniamoci per un momento dalla zona chiara e eletta dell’opera finita, e perlustriamo l’avantesto, la zona oscura e infida, spesso volutamente ignorata (o temuta) da lettori e critica, di uno dei nostri grandi autori del Novecento, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Fortunatamente non dobbiamo arrovellarci tra appunti ingialliti e bozze irriconoscibili, ma possiamo godere della bellissima, coltissima lingua dell’autore, che utilizzò per scrivere ai suoi cugini prediletti, i fratelli Lucio e Casimiro Piccolo, le lettere raccolte recentemente nel libro Viaggio in Europa. Epistolario 1925-1930, curato da Lanza Tomasi e Nigro per Mondadori.
Il “Mostro”, così si fece chiamare Lampedusa, volendo anche in questo assomigliare all’amato Stendhal, viaggiò in tutta Europa, frequentando musei, teatri e sale da concerto, di cui diede fedele resoconto ai Piccolo, sebbene in via indiretta: l’autore infatti si immagina di inviare regolari rapporti sulle “cose viste” al Circolo Bellini, il club aristocratico più esclusivo di Palermo; Lampedusa, con questa finzione, vuole parodisticamente riprendere il modello dei famosi Pickwick Papers dickensiani. Scorrendo l’epistolario si scoprono altre finissime allusioni letterarie, pastiches e citazioni esplicite, e ci si rende conto di quale sottile gioco stesse giocando con i cugini questo lettore indefesso, dalla memoria prodigiosa. Se volessimo allargare ancora il campo, potremmo considerare l’insieme delle lettere come un romanzo epistolare compiuto, ma non sminuiamo per questo la godibilità di una lettura priva di intenzioni indagatrici e unificatrici; persino l’innegabile spocchia da aristocratico nell’osservare un mondo di borghesi rampanti non ci impedisce infatti di apprezzare lo spirito di Lampedusa, la sua ironia, le sue opinioni spesso acute. Non devono spaventarci nemmeno certe vedute francamente anacronistiche (forse persino per l’epoca) di questo dandy così inconciliabile con la nostra letteratura contemporanea, e pure amato come pochi altri scrittori.
Chi voglia considerare questo epistolario come un laboratorio del Gattopardo, avrà numerose conferme a riguardo: il capolavoro, pubblicato postumo, contiene un’infinità di allusioni ad opere d’arte che Lampedusa ebbe modo di studiare durante i suoi viaggi, a caratteri umani che incontrò e descrisse. Le ottime biografie sullo scrittore siciliano tacciono sempre sul periodo 1925-1930, e questo epistolario fornisce un contributo editoriale che davvero colma un vuoto di notizie considerevole, soprattutto nell’ottica della genesi del suo romanzo, ma anche, più generalmente, di tutta la figura del narratore.
Scrittore considerato ottocentesco per letture e stile, Lampedusa si rivela pienamente inserito nel suo secolo, testimone di eventi e figure storiche. Speriamo che tale prospettiva aiuti una nuova generazione di lettori ad avvicinarsi a questo maestro della prosa senza i pregiudizi (letterari e non) che ne hanno purtroppo offuscato l’immagine.



Scritto da: Philip Stockbrugger

Data: 10-11-2007

Condividi questa pagina:

Articoli correlati

Visite: 7322 - crediti - redattori

Login

Comune di Ferrara
Assessorato alle Politiche per i Giovani
Reg. n. 05/2004 Tribunale di Ferrara

Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

Michelangelo Antonioni

Powered with CMS Priscilla by ^____^ - XHTML/CSS Design by petraplatz

feed RSS Succede in Giro

feed RSS Ultimi Articoli