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Sleuth - Gli insospettabili
Un duello intellettuale fino all'ultimo respiro
Dal genio di Pinter un gioiello di sceneggiatura
locandina del film Sleuth-Gli insospettabiliCome spesso accade ai film che prendono le mosse da piéce teatrali, anche l’impianto narrativo e scenografico di Sleuth-Gli insospettabili vive di pochi e densissimi elementi: due uomini, uno più vecchio e l’altro più giovane, si ritrovano rinchiusi all’interno di una villa nella campagna inglese. Tra loro solo un flusso inarrestabile di parole, che progressivamente si traduce in un gioco al massacro fisico e psicologico a tempi e ritmi alternati. Scopo del contendere: la donna amata da entrambi, che però la regia ambigua e sinuosa di Kenneth Branagh si ostina, per tutta la durata del film, a non mostrarci mai, a ridurre a un simulacro il cui potenziale di attrazione sembra aumentare – per noi spettatori e per i due protagonisti maschile – proprio in virtù della sua assenza, alla maniera insomma di una moderna e atipica Elena di Troia.
Raccontare la trama di Sleuth è impossibile, oltre che vietato. Se ne può giusto delineare la situazione di partenza: l’anziano e ricchissimo scrittore di gialli Andrew Wyke (Michael Caine) riceve in visita nella sua casa – ipertecnologica e modernissima nell’interno e old fashion all’esterno – Milo Tindle (Jude Law), un aspirante e giovane attore di origini italiane. Il ragazzo, che da poco tempo è divenuto l’amante di Maggie, moglie dello scrittore, vuole infatti persuadere Wyke a concedere il divorzio alla donna. Inutile dire che le cose si rivelano molto più complesse del previsto: Wyke si scopre infatti essere un marito tradito meno arrendevole e sconfitto di quanto non sembri di primo acchito, e il bellissimo Milo invece un uomo di un’intelligenza e un’astuzia niente affatto inferiori a quelle del suo colto rivale. Così tra diabolici stratagemmi ai danni dell’altro e letali colpi bassi, ribaltamenti di ruolo e travestimenti, battute imbevute di humor nero e ambiguità sessuali, i due uomini ordiscono un fulgido e corrosivo duello intellettuale che trova pochi eguali nei film di più recente memoria. Duello intellettuale e non passionale visto che, a poco a poco, lo spettatore non può fare a meno di chiedersi se Maggie, questo femminile perennemente assente, esista sul serio. Diventa infatti chiaro che Sleuth racconta della guerra di due uomini che asseriscono sì di combattere per qualcosa, ma che alla fin fine hanno probabilmente dimenticato la motivazione. L’obbiettivo è allora il vincere per il gusto di vincere, di mettere in scacco il rivale che è la propria versione ribaltata, secondo un principio quasi di onnipotenza. Tant’è che l’unico altro “personaggio esterno” a venire nominato, oltre alla donna, è proprio Dio, e la modernissima casa di Wyke, controllabile in ogni suo anfratto da telecomandi e telecamere, evoca un desiderio di potere più divino che umano.
Perché un simile gioco di specchi, temi e allusioni “reggesse” senza risultare prolisso era necessaria una squadra di prim’ordine. Cosa questa che l’opera di Branagh ha decisamente avuto. Basato su una magnifica piéce di Anthony Shaffer divenuta un film diretto da Mankiewicz nel ’72 con Laurence Olivier e Michael Caine (nel ruolo che oggi è di Jude Law), lo script di Sleuth ha subito la riscrittura del Premio Nobel Harold Pinter. Con uno sceneggiatore simile è evidente che parlare di remake diventa riduttivo. Si pensi inoltre all’ottima regia di Kenneth Branagh che ha giocato di semplicità e minimalismo, nonché alle eccelenti interpretazioni dei due attori protagonisti. Se del talento di Michael Caine si è ormai detto tutto ed è conclamato, non si può fare a meno di restare colpiti invece dalla bravura di Jude Law. Con la sua interpretazione di Milo Tindle fatta di fascino sessualmente ambiguo ibridato di fragilità e arrogante opportunismo (del tutto diversa da quella di Caine nel film del ’72), il giovane attore inglese è decisamente arrivato alla sua consacrazione attoriale.

Sleuth-Gli insospettabili (2007)
Titolo originale: Sleuth
Regia di Kenneth Branagh
Sceneggiatura di Harold Pinter, basato sulla piéce teatrale di Anthony Shaffer
Cast: Michael Caine, Jude Law
Musiche di Patrick Doyle
Durata: 86 minuti

Diletta Pavesi
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