SEGNALAZIONI \ MEI 2007: seconda giornata

la musica, il caos, i cd

di Gabriele Naia - Ilaria Battistella
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Colpa di una serie di imprevisti. Fatto sta che prima delle 14 non riusciamo ad arrivare al MEI. Poi, viaggiare sotto la pioggia con la Clio non è che aiuti. All'arrivo lo scenario è più o meno questo: tre capannoni destinati alle esposizioni, altri tre riservati alle esibizioni live, una specie di teatrino contraddistinto dal nome suadente “Casa di Booklet” e un ristorante self-service. In mezzo, ad unire il tutto come una sorta di collante stile Vinavil o Uhu, una bolgia di gente impazzita, musicisti esordienti – dunque disperati – che vagano con pile di demo in mano, e una sete generale di promo gratuiti, adesivi e spillette omaggio. In tutto questo, noi cerchiamo di crearci un varco e capire dove ci troviamo. Con l’ombrello gocciolante in una mano e la mappa della fiera nell’altra, ci applichiamo per stabilire una direzione da prendere. Gironzoliamo smarriti tra gli stand del primo capannone, dove riusciamo ad arraffare i primi dischi e adesivi, ma dopo nemmeno mezzora avvertiamo le imprecazioni dei nostri stomaci e optiamo per del cibo. Ci mettiamo un bel po’, ma alla fine, tra una circumnavigazione e l’altra dei vari tendoni, riusciamo ad approdare al self-service, dove ci facciamo dare un piatto di penne all’arrabbiata, una piadina farcita di salsicce e delle patatine fritte. Passano dieci minuti, e il vassoio che riponiamo conta mezzo piatto di pasta, metà salsicce e quasi tutte le patatine fritte. Il pranzo più pesante che abbiamo mai visto.
Rinsaviti (più o meno) dopo il caffè, ci aggiriamo per gli altri capannoni ed esploriamo meglio quel mare di stand, tavolini, manifesti e volantini che ci si presenta davanti. Ad essere sinceri, di etichette veramente interessanti ce ne sono molto poche. Troppa gente che produce
punk/hard-core; troppa che produce reggae; troppa fissata con la musica locale e tradizionale. Troppa! Poi, in un momento come questo in cui il prodotto-cd ha perso totalmente valore e le persone, giustamente, scaricano musica da internet, bisognerebbe iniziare seriamente a concepire il disco come un oggetto artistico completo, quindi da curare anche e soprattutto a livello grafico. Peccato che l’80% delle copertine che vediamo esposte siano dannatamente noiose e banali, totalmente prive di inventiva, anonime, come se la grafica fosse un espediente per coprire lo spazio vuoto del cartoncino – e non una parte integrante del cd. Così, attanagliati dal caldo e dai pavimenti bagnati che inzuppano gli orli troppo lunghi dei nostri pantaloni, finiamo col soffermarci veramente solo su un unico stand. Sono quelli della Canebagnato Records, loro, e hanno una curatrice grafica tremendamente brava. I cd esposti ci colpiscono innanzi tutto per la fantasia e l’espressività delle copertine, tutte rigorosamente di cartone e dai booklet curatissimi, essenziali ma originali. Una ragazza ci fa ascoltare con un paio di cuffie alcuni pezzi della compilation, quella che raggruppa tutti gli artisti che finora hanno collaborato con loro. Al terzo brano io gliela compro e Ilaria acquista il disco di Gabriel Sternberg, cantautore italotedesco dal look che richiama il John Belushi de I Blues Brothers. Ci regalano anche una spilletta e ci offrono dei fantastici cubetti di gelatina ricoperta di cioccolato.
Felici per l’inattesa scoperta, proseguiamo il giro, raccogliendo strada facendo tutti i demo della Jestrai e qualche altro gadget. Dopo un po’, il casino procurato da folla impazzita più echi di musica live proveniente dai capannoni vicini ci fa salire un’emicrania paurosa. Così, torniamo alla macchina, Ilaria svuota nel bagagliaio la borsa ormai straripante di materiale arraffato e ripartiamo in direzione Ferrara. Boiling-point: 185 minuti. Nemmeno la durata di C’era una volta in America. Del resto, il problema di questo tipo di manifestazioni è sempre il solito: l’eccesso spropositato di conferenze, incontri, tavole rotonde, concerti, stand, eventi promozionali, presentazioni, interviste, lanci pubblicitari… tutto insieme! Così, oltre ad uscirne decisamente frastornato, fatichi pure ad individuare le cose di qualità. Perché, siamo sinceri, più passa il tempo, più sotto la definizione di “indipendente” ci finiscono anche molti prodotti scadenti.

Inutile online - opuscolo letteraio



05-12-2007 - visite: 6376

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