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Leon - Director's cut
Proiezione gratuita Giovedì 12 Dicembre presso il Centro Rodari( Via Labriola 11)
Time has told me
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New York. Leon è un killer perfetto: veloce, silenzioso, perfettamente addestrato ad utilizzare qualsiasi arma. Non protesta mai per la paga, non fa domande, non prova pietà per le sue vittime. Non ha amici, né parenti, né donne. Non ha debolezze.
Mathilda è una dodicenne la cui famiglia è stata sterminata da un poliziotto corrotto, a causa dei loschi traffici del padre. Abitava nell’appartamento di fianco a quello di Leon. Tornata a casa vede il massacro, e per non farsi notare tira dritto per il corridoio fino alla porta del killer. Leon apre: è la prima debolezza.

Ma perché ci siamo innamorati di Luc Besson? Perché lo abbiamo fatto? In fondo c’è chi da sempre lo snobba. C’è chi da sempre lo definisce un modaiolo, un regista superficiale, attento solo alla forma. C’è chi all’uscita dello scricchiolante “Quinto elemento” e dell’orripilante “Giovanna D’Arco” ha affermato di aver già predetto ai tempi di “Nikita” un simile disastro. Logico che anche all’ormai-non-più-amante di Luc Besson venga voglia di rivedersi i primi film, per capire se si era davvero trattato solo di un grandissimo errore.
E’ quello che vi invitiamo a fare con questo DVD di recentissima uscita, che propone un’inedita “versione del regista”: più lunga di 20’.

Se nel 1994-95 mi aveste chiesto quali erano i miei registi preferiti, avrei inserito nella lista gente come Danny Boyle( “Trainspotting”), David Fincher( “Seven”), Brian Singer( “I soliti sospetti”), Kevin Smith( “Clerks”), Davide Ferrario( “Tutti giù per terra”), Daniele Luchetti( “La scuola”), e ovviamente Luc Besson.
Il primo è sempre stato furbetto, ma la sua carriera, per pubblico e critica, è naufragata quando ha abbandonato McGregor per Di Caprio. Ora pare sia impegnato in uno zombie-movie a bassissimo costo. Il secondo alterna buoni film( “Fight Club”) ad altri piuttosto inutili( “Panic Room”), riuscendo sempre a ribadire il proprio narcisismo. Il terzo ha diretto due pellicole( “Apt pupil” e “X-men”) in maniera talmente pulita e banale da far pensare che non fossero tutti suoi i meriti del film che ce lo ha fatto amare. Il quarto per tutti si è perso nel proprio mondo fatto di sbandati del New Jersey e personaggi da fumetto, noi però continuiamo a volergli bene. I due registi italiani hanno trovato entrambi sulla loro strada quelli che probabilmente sono i peggiori film che potessero fare( “Guardami” e “I piccoli maestri”), e da allora aspettiamo fiduciosi il loro ritorno.
Questo per dire che è vero, le successive opere di un regista possono rendere ancora più visibili i difetti delle precedenti, rivederle dopo i fallimenti può far capire quanto le si era sopravvalutate.

Nonostante ciò ci sentiamo di dire che “Leon” resta ancora un gran bel film. L’interpretazione di Reno è perfetta nel rendere la quasi totale alienazione del “killer che beve latte”, mentre il personaggio della Portman è una baby-Nikita che, grazie alla propria ambigua tenerezza, funge da perfetto motore della crisi. Oldman recita decisamente sopra le righe, ma è anche lui totalmente adatto a questo film in cui i personaggi sono volutamente bidimensionali, da fumetto.
Ed ecco che la superficialità di Besson diventa cifra stilistica, aiutata da una grandissima capacità di gestire le scene d’azione e di bilanciare tempi comici e drammatici.
Qualcuno trova irritanti le sue frecciatine anti-cinefile( Leon che non riconosce le imitazioni di Mathilda), specie se affiancate a particolari della trama palesemente “rubati” da altri film.
Ma Besson è così, un personaggio contraddittorio che dichiara di non andare al cinema ma dirige e produce in continuazione. Un tizio che di film ne ha visti pochi, ma che con questo “Leon” è probabilmente riuscito a fare una originale sintesi di tutto un genere. Come dire un “talento istintivo”: forse è per questo che è durato poco.

Questa versione allungata è stata presentata qualche anno fa al Mystfest facendo parlare qualcuno di “totale ribaltamento” del significato del film originale. Per quanto ci riguarda si tratta più che altro di un approfondimento dei temi che già si potevano intuire nella versione spacciata oggi per “non voluta dal regista” ( in realtà i tagli sono stati fatti da Besson stesso per non rendere il film troppo lungo).
Ciò non toglie che i 20’ aggiunti siano pieni di momenti godibili, tolti sicuramente perché meno importanti per lo sviluppo della trama, non certo perché qualitativamente inferiori al materiale mostrato in sala.

Voto: ***

P.S. Il film verrà proiettato al Centro Rodari( Via Labriola 11) Giovedì 12 Dicembre alle ore 21:15. L'ingresso è gratuito.
Giovedì 19: "Requiem for a dream", uno dei film degli ultimi anni più amati dalla critica americana, uscito in Italia solo su satellite.


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