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Come tu mi vuoi
Il dilemma del secolo: essere o apparire
Qunado la sostanza incontra l'apparenza
locandina di come tu mi vuoiCome può Giada, studentessa dagli ottimi voti, ma tremendamente trasandata nell’aspetto (un po’ per necessità, un po’ per partito preso), conquistare il pariolino Riccardo, figlio di papà nullafacente, e perennemente perso nel mondo degli aperitivi e delle serate in discoteca? Semplice: consegnandosi alle sapienti mani di un curatore d’immagine che le toglierà i suoi inseparabili occhiali dalle lenti spesse come fondi di bottiglia, l’acne e ogni antiestetica peluria da viso e corpo, e saprà far emergere dalle sue spoglie di classica bruttina secchiona uno splendido cigno. Tutto qua? No, certo che no: per tenersi stretto il suo bel pariolino e adeguarsi al suo stile di vita e alla sua cerchia di amici, la ragazza dovrà anche mettere da parte i suoi convincimenti morali, maturati nel corso di una vita, fino a quel momento, solo di studi e riflessioni, nonché la sua visione aspramente critica nei confronti di quella società contemporanea del benessere, dei divertimenti e della televisione-spazzatura che il fidanzato incarna in pieno. La vicenda di Come tu mi vuoi, ennesima operazioncina per adolescenti con qualche ambigua velleità di analisi psico-sociologica, è in fondo tutta qua. L’esordiente Volfango De Biasi ci racconta di come la sostanza incontra l’apparenza, e scopre, diversamente da quanto si aspettava, che le piace da morire. Del resto, si sa che qualsiasi posizione elitaria, come quella dell’intellettuale e sgraziata Giada, risulta quasi sempre ingenua e illusoria. Il problema, casomai, che il film dovrebbe porre è se sia possibile essere e apparire al contempo. Intendiamoci, non perché si tratti di un quesito particolarmente intelligente o arduo (qualsiasi persona di buon senso sa che sì, le due cose possono coesistere perfettamente), ma piuttosto perché solo così il film potrebbe avere una minima ragion d’essere. De Biasi invece non solleva realmente nessuna domanda, e anzi la risposta è già implicita nella caratterizzazione satura di luoghi comuni a cui sono consegnati tutti i suoi personaggi. Riccardo e i suoi amici belli e ricchi sono tutti irrimediabilmente frivoli, vanesi, viziati, viziosi e persino maligni, senza alcuna possibilità di redenzione. Solo al giovane protagonista verrà concesso in extremis un percorso di maturazione, nonchè una possibilità di un confronto-scontro con il padre, responsabile, almeno in parte, della povertà intellettuale e morale del figlio (e in questa momento clou si consuma uno dei peggiori esempi di sceneggiatura italiana degli ultimi anni).
Giada, dal canto suo, è un brutto anatroccolo pieno di idee, pensieri, dedizione per ciò che studia, ma appena si ritrova trasformata nell’aspetto, non tarda sfruttare il suo nuovo appeal per procurarsi un posto come assistente di un docente sporcaccione. E questo ribaltamento induce a credere, stando almeno all’ottica del film, che chi è brutto (o almeno è considerato tale) punti sull’intelligenza e sull’umanità perché non ha “armi” migliori da usare.
Fatte queste considerazione, dal punto di vista stilistico, non rimane che rilevare quanto sia inesistente – letteralmente inesistente – la regia dell’opera, ma anche rendersi conto della spaventosa omologazione cromosomica in cui annega tanta parte del cinema italiano contemporaneo. Ancora per l’ennesima volta vediamo impiegato l’espediente della voce over, l’uso delle canzoni vintage nei momenti di massima emozione, e l’uso di volti d’attore che sono sempre gli stessi (in questo caso la rodata coppia Nicolas Vaporidis – Cristiana Capotondi). La questione della crisi in cui versa il cinema italiano, ammettiamolo, è sacrosanta, ma anche un po’ abusata. Quindi ci fermiamo qua. Ma che dire? La notevole gratificazione al botteghino data dal grande pubblico dimostra che, in fondo, ognuno ha il cinema che si merita.

Come tu mi vuoi (2007, Italia)
Regia di Volfango De Blasi
Cast: Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi, Giulia Steigerwalt
Distribuzione Medusa
107 min


Diletta Pavesi
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