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La promessa dell'assassino
Vita "normale" vs. mafia russa
L'ultimo film di David Cronenberg
locandina de L’ultimo film di David Cronenberg lo dovevo vedere assolutamente. Lui che con “Il pasto nudo” – tratto da romanzo di Burroughs – mi ha profondamente colpito in positivo. Un regista dai tratti assolutamente rari, capace di costruire singolari film, con una tecnica e una immaginazione fuori dal comune. Questo suo lungometraggio, non è esattamente ciò che ci si aspetta da lui, non in senso registico, perché è sempre impeccabile, ma quando si pensa a David, si pensa a una schizofrenia di allucinazioni, realizzate in modo estroso ma efficace. Non è questo il caso, “La promessa dell’assassino” è montato con grande linearità ed immediatezza, mai caotico, piano piano, scena dopo scena, ci viene mostrata una storia essenziale, con alcuni colpi di scena, alcune pecche e una violenza accentuata che non lascia nulla all’immaginazione.

Londra: una giovane ragazza russa, muore dando alla luce il figlio e Anna, una ostetrica, ricerca nel suo diario informazioni utili per poter affidare la bambina a qualche parente. Il diario è scritto in russo e lo deve far tradurre da qualcuno, non sapendo che le parole contengono significati oscuri ed inquietanti. Mentre si muove per scoprire qualcosa di più, inconsapevolmente, viene a contatto con glaciali membri della mafia russa, la cui copertura è un lussuoso ristorante.
Il diario va distrutto per non lasciare prove compromettenti, è una situazione delicata per tutti, specie per Anna e la sua famiglia, che però è aiutata da un gigante buono, un cattivo dal cuore tenero. Rovesciamenti di scena e un finale un po’ troppo sdolcinato, per gli spettatori che durante la proiezione, si devono sorbire orrende ed esplicite, brutalità.

L’atmosfera fornitaci è soprattutto fredda e distaccata, sospesa in qualcosa di indefinibile; la voce fuoricampo dell’autrice del diario, ci immette nella storia, ci coinvolge facendoci avanzare, pagina dopo pagina, nella vicenda.
L’interpretazione degli attori è davvero molto buona, in particolare il solito bravissimo Viggo Mortensen.
La vita di questi mafiosi russi è scritta sul loro corpo, tra l’inchiostro dei tatuaggi iniettato nella loro pelle, ma la cosa che più mi ha colpito è una scena in particolare, l’iniziazione di un nuovo figlio in una famiglia mafiosa, almeno come la vede Cronenberg. E’ terribile notare la trasformazione di una persona in qualcosa di troppo lontano dall’essere umano: sono macchine, che rispondono a ciò che gli è stato spacciato come giusto, credono ai lussi di cui possono godere, rinnegano madre e padre, nudi davanti a una giuria, che vede la loro storia, che li osserva, li mette alla prova e se abbastanza cattivi, li premia.
Vengono promossi spunti e riflessione morale, adattate al ritmo e alla struttura del noir, che in questo caso non sfoggia armi da fuoco.
Vietato ai minori di 14 anni.

Massimiliano Uccellatori
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