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Io sono leggenda
Will Smith immune a un virus che ha sterminato l’umanità.
Dal romanzo di Richard Matheson
LocandinaIo sono leggenda è una piacevole sorpresa. Si presenta come film catastrofico – un virus letale derivato da una cura per il cancro “degenerata” uccide il 90% della popolazione lasciando l’1% dei sopravvissuti in balia del 9% di coloro che, infettati, hanno subito una mutazione quasi vampiresca – ma offre decisamente di più.

Tre anni dopo la pandemia, Robert Neville, uno scienziato (virologo, per l’esattezza) sopravvissuto, si aggira – rigorosamente durante il giorno – per le vie di una New York popolata da cervi e automobili abbandonate nelle strade, in compagnia del suo cane Samantha. Scopriremo che la città non è propriamente deserta, ma popolata da creature fameliche e fotosensibili che una volta erano comuni newyorkesi, infettati poi dal ceppo impazzito del virus.

Al di là di una regia indubbiamente sapiente che ha fatto proprie le strategie più efficaci per questo tipo di film - inquadrature ravvicinate, sempre in movimento che gettano lo spettatore nell’azione e nell’atmosfera inquietante della città, suoni e rumori nitidi, forti, vivi (perché se sentiamo meglio, abbiamo maggiormente l’impressione di “essere lì”) – e di una fotografia che passa dalla luce quasi bianca della canicola del mezzogiorno (quando Robert Neville dà appuntamento agli eventuali sopravvissuti presso un molo) agli anfratti bui e umidi che compaiono al calar del sole, l’elemento davvero forte è Will Smith. L’attore, da solo, Will Smithtiene lo schermo. Il suo personaggio è tanto fisico – agile, abile con le armi - quanto spirituale – l’amore per la moglie e la figlia perdute, quello per la sua adorata Sam e la venerazione per Bob Marley.


Per chi avesse letto il libro di Richard Mateson, premettiamo che il film se ne discosta in alcuni tratti fondamentali, ma non volendo svelarvi il finale, possiamo solo dirvi che a nostro avviso il film di Francis Lawrence attua delle scelte di sceneggiatura che si rivelano efficaci.

Condividete la solitudine di Neville e il suo sforzo costante di individuare una cura per il virus, provate a immaginare lo scenario di distruzione e desolazione nel quale si trova a vivere, attaccatevi assieme a lui all’unica cosa che rimane: la speranza.


Arianna Cantoni
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