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Requiem for a dream
DA NON PERDERE. Proiezione gratuita presso il Centro Rodari( via Labriola 11) Giovedì 19 Dicembre alle ore 21:15
Darren Arofnosky: il miglior regista della nuova generazuione
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Per capire come sia fatto questo film la cosa migliore è visitare immediatamente il sito internet www.requiemforadream.com. 2 consigli, non crediate che vi siano pubblicità o errori: muovete il muose e clikkate a caso... il risultato è garantito!!!

Harry è un tossico dotato di molto stile. Lui e il suo amico Tyrone passano le giornate a trovare modi brillanti per far soldi, investirli in eroina che spacceranno per fare più soldi. Li utilizzeranno per realizzare il loro sogno e fuggire da Brooklyn, o per comprare altra roba.
Maryon era ricca, ma ha abbandonato la famiglia per vivere con Harry: è l’amore il suo sogno.
Sara è la madre di Harry: una casalinga il cui sogno è partecipare ad un famoso programma televisivo.
Play. Requiem for a dream.

Darren Arofnosky si era già messo in luce nel 1997, anno in cui è uscita la sua opera prima: “pi-greco: il teorema del delirio”. Il protagonista era un matematico ebreo che si perdeva nella ricerca della formula in grado di spiegare il mistero della creazione. Film povero e, a conti fatti, piuttosto semplice, ci aveva lasciati con la curiosità di seguire gli sviluppi della carriera di questo regista. Che sin da subito ha cominciato a stupire, mostrando la rara capacità di creare un’atmosfera carica di tensione, perfetta per un film basato più sulle eterne domande che sulle loro risposte.

Mai però avremmo pensato di imbatterci in un’opera seconda così spiazzante per la sua bellezza. “Requiem for a dream” non da ad Arofnosky nemmeno il tempo di acquisire la patente di “giovane promessa”. La critica americana e quella francese( due mondi spesso non conciliabili) gli hanno già conferito il titolo di “grande autore”. Prematuro? In genere si, ma vedendo questo film facciamo davvero fatica a pensarlo.
E la critica italiana? Questa volta il suo silenzio non è colpevole: il film non è nemmeno uscito nelle nostre sale. Poco appeal commerciale? Decisamente falso: Ellen Burstyn per questo ruolo è stata candidata all’oscar, Jared Leto è piuttosto noto fra le ragazzine, Marlon Wayans era il “fumato” di “Scary Movie”, Jennifer Connelly è addirittura una superstar e ha da poco vinto l’oscar come protagonista di “A beautiful mind”.
Semplicemente, in Italia alcuni film non escono. Non c’è un motivo.
E così, o si possiedono TELE+ e la possibilità di vedere film ad orari improbabili, oppure si sfruttano rassegne cinematografiche come quella al centro Rodari.

Ciò che rende il film di Aronofsky così affascinante non è da ricercarsi nella trama. Curiosamente si possono ritrovare molti elementi identici a “Trainspotting”: la serie di espedienti per procurarsi la dose( il furto del televisore sembra addirittura una citazione volontaria), la madre drogata “socialmente accettabile”, il televisivo che invade le visioni dei protagonisti.
Eppure “Requiem for a dream” è lontanissimo dal film di Boyle. Lo è su un piano squisitamente cinematografico: quello, spesso difficile da definire ai non-cinefili, della messa in scena.
Montaggio, fotografia, colonna sonora, movimenti di macchina, vengono coordinati da Arofnosky in maniera precisa e spietatamente puntuale. In questo modo un materiale che poteva facilmente diventare confuso o semplicemente senzazionalistico, assume un inaspettato(da un regista così giovane) rigore della rappresentazione.
Il ben più noto “Trainspotting”, pur avendo svariati momenti drammatici, faceva sempre prevalere i momenti piacevoli su quelli veramente disturbanti. Anche la peggior crisi d’astinenza si tramutava, per lo spettatore, in un “buon trip”.
“Requiem for a dream” è invece tremendamente disturbante. Visionario, per nulla tenero con le droghe, e profondamente straziato dalla sorte dei loro consumatori. Una splendida partitura d’archi(la conoscete già: è quella del trailer di “Il signore degli anelli: le due torri”) ci accompagna, con un senso di ineluttabilità, dagli inizi del sogno chimico dei protagonisti, lentamente e inesorabilmente fino alla trasformazione in un incubo, o più correttamente fino alla morte dei sogni.
Ogniuno dei quattro personaggi principali è stato spinto in questa spirale discendente appunto dalle proprie speranze e aspirazioni. Ed è nei tratti in cui si intravede una impossibile via del ritorno che il film raggiunge i suoi momenti più commuoventi.
Aronofsky ha evidentemente imparato molto dal Cronemberg del “Pasto nudo” per quanto riguarda la messa in scena, e molto da Abel Ferrara per l’approccio “morale” al cinema.

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La proiezione, gratuita, avverrà presso il Centro Rodari( via Labriola 11) alle ore 21:15 di Giovedì 19 Dicembre.



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