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Il Pianeta del Tesoro
Jim Hawkins e Long John Silver... nello spazio profondo
Il nuovo Disney
testo alternativo CATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile

Le storie di pirati odorano di rum e di salsedine, puzzano di morte e tradimenti, sono colorate dei magici toni dei Caraibi e le ombre di addensano cupe sul futuri degli onesti. Ma noi prendiamo sempre le parti dei reietti. Sono più interessanti, più divertenti, più sfortunati. Insomma, più umani e simili a noi. E più di tutti il grande Long John Silver, pirata creato dalla fantasia di Stevenson in un romanzo che ha tutte quelle caratteristiche e anche di più. Amiamo L’Isola del Tesoro soprattutto per lui, cuoco finto onesto e magnifico brigante. Titanico nei modi e nella persona, al suo grido i pirati accorrono e i capitani scappano impauriti. O almeno di questo parla la leggenda.
Per questo eravamo timorosi di questo nuovo film Disney. Il pianeta del tesoro avrebbe mai soddisfatto le aspettative che poteva promettere? Il trailer in questo senso era stato parco di dettagli. Vi era molto Jim Hawkins, il falso protagonista del romanzo, e troppo poco Long John per capirlo. Il nostro pirata preferito era raffigurato come cuoco grassoccio e untuoso, l’esatto opposto di come ce lo figuravamo. Eppure c’era qualcosa in lui che ci dava fiducia, i disegnatori avevano ritratto lo sguardo giusto.
Ma veniamo al film vero e proprio, senza raccontarvi la storia, perché molto famosa di per se.
La variante che la Disney sceglie di adottare per tradurre il libro in animazione è quella fantascientifico – spaziale, giocando la carta della sorpresa. Il gioco funziona fino ad un certo punto. Sono divertenti i pirati trasformati da rozzi individui pieni di cicatrici e menomazioni in aliena bizzarri e strampalati, ma mancano di quell’alone di romanticismo che fa propendere inevitabilmente il pubblico per loro. Si ride, certo, a vedere un pirata comunicare tramite le sue emissioni gassose, ma non ci si può appassionare a un personaggio così. Ma alcuni sono ottimi: il ragno e il cuoco, i due capi dell’accozzaglia di fuorilegge reclutati per il viaggio. Il primo assetato di sangue e vendetta per tutti i torti subiti, il secondo calcolatore e razionale per raggiungere il leggendario tesoro di Flint.
Ma le nostre preoccupazioni si sono rivelate parzialmente giustificate: in certi momenti Silver è melassoso come non avrebbe mai potuto essere. E’ indeciso e non spaventa a morte come succedeva nel romanzo. E’ iracondo, certo, ma non abbastanza per dire che in lui scorre il sacro fuoco dell’avventura dei fuorilegge. In certi momenti però è ben centrato, il rapporto ambiguo di bene e male tra lui e il piccolo Jim rende sufficientemente la situazione, anche se precipita in un finale scontato e sbagliato. Sbagliato perché non lascia Long John al mito che gli appartiene, sbagliato perché non è necessario cambiare per i ragazzi di oggi i romanzi scritti per i ragazzi di ieri.
Se in parte l’adattamento è divertente questo è dovuto ad una sorta di Disney’s touch,che si traduce nell’ironia di alcuni personaggi. Per esempio Morphy, il sostituto del pappagallo Flint, intrattiene in modo piacevole, anche se dispiace molto non sentirlo gracchiare incessantemente “pezzi da otto”. E il robot Ben, prima smemorato poi attento calcolatore elettronico del tempo che manca alla fine.
C’è un problema sostanziale però, che percorre tutto il film. Forse troppo convinti da una storia che supera ogni confine di tempo e di spazio, gli uomini d’oro della casa di Topolino hanno trascurato l’aspetto grafico. Lo stacco tra i disegni manuali in primo piano e i fondali realizzati in digitale è troppo forte, specialmente nelle prime sequenza. I disegni sono troppo schiacciati su uno stile manga, con tanto di occhini sgranati. Ma non tutto è da buttare, alcune scene scorrono piacevoli per gli occhi, pur senza far gridare lo spettatore al miracolo come accadeva qualche anno fa.
Senza infamia e senza lode questo nuovo Disney, considerando soprattutto il fatto che la storia che poteva raccontare era una storia immortale, una di quelle che quando conquistano una persona giovane, non la abbandonano per tutta la vita. Io sono uno dei conquistati, pronti a partire con Long John sull’Hispanola, alla ricerca di un tesoro promesso e ricercato, solo per il gusto di sentire in faccia il profumo del mare.

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