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Promemoria stagionale: la par condicio in TV
Rapida incursione in una regola attuale
Un po’ come la regola del fuorigioco prima dei Mondiali e le dinamiche di Risiko prima di una partita, anche il concetto di Par Condicio in TV va rispolverato in occasione di ogni grande evento elettorale.
Oggetto di dibattito negli ultimi tempi, sia da parte del partito con e senza la L, la par condicio ha un storia ed un’applicabilità televisiva ben precisa.
La legge prende le mosse da un concetto giuridico tutto nostro, ovvero che il sistema radiotelevisivo nazionale (all’epoca solo la RAI) è un servizio di preminente interesse generale; di qui è semplice capire l’importanza, con un simile presupposto, di una legge che ne regoli l’accesso alle forze politiche.
La par condicio nasce quindi negli anni ’90 e si prefigge di mettere in situazione di parità di accesso al mezzo televisivo, in questo caso, ciascuna forza politica, allo scopo, va da sé, di comunicare efficacemente con il pubblico.
E’ una legge delineata con lo scopo di sostenere l’idea del pluralismo, di tante voci che devono esprimersi, di punti di vista che possono confluire.
Ma non riguarda il diritto di cronaca, non ha nulla a che vedere con l’informazione; si occupa invece di comunicazione politica, i cui attori sono solamente le forze in gioco e gli elettori. No giornalisti, no TG, no intermediari. Solo i partiti e i loro possibili elettori.
Lo scopo? Orientare le scelte di chi vota.
Ancora: una notizia è una notizia, e non può essere politicizzata.
La differenza tra l’informazione e la comunicazione politica è regolata da una legge, che determina poi anche quando e come va applicata la par condicio.
I programmi di comunicazione politica, comprese le tribune, i dibattiti e i contraddittori, sono soggetti alla par condicio; l’ informazione no, ma è costretta a seguire norme di imparzialità durante il periodo di campagna elettorale.
Quindi le notizie di un TG non sono oggetto di par condicio, mentre programmi come Porta a Porta sì (che è poi il motivo per cui ci ritroviamo sempre un ambientazione da Gioco delle Coppie: Berlusconi- Veltroni, Fini – D’Alema, eccetera).
Insomma, riportare un fatto ha un’unica verità, un’opinione no.
Comunque, c’è chi non dorme la notte per garantire il rispetto di questa regola: l’AGCOM (Autorità di Garanzia nelle Comunicazioni) per le reti private, e la Commissione Parlamentare di Indirizzo Generale e di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi per le reti RAI.
Ora, forti di questo ripasso delle tabelline, sapremo affrontare sereni le settimane a venire?
Elena Mattioli
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