La speranza č un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Mar 16 2008

Contare gli aironi

di debora peca

..e vincere

Ha già ventisette anni, incredibile, praticamente un uomo e ricordo ancora quando è nato; la stampa e la televisione non parlavano d’altro allora…
Ora è un giovane pieno di carisma e sicurezza di sé pare; cosa può essere mai mancato al figlio di una delle famiglie più in vista del nostro Paese? Ha frequentato scuole esclusive, feste mondane, donne bellissime…mai avrà avuto terrore della quarta settimana del mese! E cosa leggiamo oggi? “Mi è mancato qualche calcio ad un pallone nel parco, insieme a mio padre”. Senza andare così lontano, anche con il mio mestiere ho visto tanti bambini e ragazzi occupati in mille attività diverse più per necessità di un parcheggio pomeridiano che per vera passione, figli di un padre ed una madre al lavoro fino ad orari impossibili, o peggio, sempre con le valige in mano, certo non avevano il tempo di portarli al parco.
E questa intervista non ha potuto che riempirmi di tristezza: il tenore di vita così alto giustifica sempre tanta solitudine? Qualcuno direbbe di sì! Leggendo questa lunga intervista mi è venuto in mente quel bel libro di Holly Peterson dal titolo “Il tato”, tanto spassoso in molti episodi quanto amaro per tanti e tanti altri.
La storia è quella di Jamie una donna con un ottimo lavoro, un avvocato ricco e sempre assente come marito e tre figli. Si rende conto di voler dare una svolta alla sua vita quando si accorge di non sopportare più la cerchia di persone di cui si circonda:individui snob pieni di vizi, ma vuoti e frementi nella corsa allo status symbol. Riflette sul fatto che suo marito è diventato sempre di più uno di loro; l’allarme vero giunge dal figlio maggiore,che è solo un ragazzino e al contrario comincia a dare segnali inquietanti di insicurezza e inadeguatezza. Di chi è la colpa? I problemi di adattamento che comincia a notare in lui la rendono determinata a cercare di aiutarlo ad essere un bambino di nuovo sereno, capace di divertirsi e in grado giocare con gioia:da dove iniziare? Forse ponendogli accanto una figura maschile che gli faccia da padre, un padre con cui identificarsi o che semplicemente lo porti nel parco o al campo di basket. Sarà impossibile?
Terminando questo libro mi è tornato in mente un bambino, che tanti anni fa mi disse: “Vorrei passare un solo giorno con lui a contare gli aironi” E mi chiedo se ci sia mai riuscito.

Scritto da: debora peca

Data: 16-03-2008

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