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Into the Wild - Nelle Terre Selvagge
Libertà assoluta!
locandina into the wildImmersi come siamo in una giungla di tecnologia, smog, civilizzazione, consumismo, criminalità e conformismo, talvolta sentiamo il bisogno di staccarci da tutto questo e cominciamo così ad immaginare grandi spazi all’aria aperta, montagne innevate, natura sconfinata, oceani,… Il secondo passo è andare a controllare gli impegni sul proprio calendario e progettare immediatamente le prossime vacanze. Ma inevitabilmente si ritorna in questo, desolante, mondo civilizzato.
Per alcuni però, una semplice vacanza non è davvero sufficiente. C’è chi nasce e cresce in luoghi dove non si vorrebbe, vivendo una vita che non si sente come propria, intrappolati da una mentalità comune che opprime il proprio io, costretti a sopportare la cattiveria e il disinteresse comune. C’è chi è costretto a prendere una decisione radicale ed andarsene. Cercare sé stessi altrove, into the wild, nella natura selvaggia, fatta di deserti, foreste, torrenti, alture, rocce scoscese, vento, fuoco, terra e sangue. Niente più del più semplice possibile, del primitivo. Lasciare tutto ciò che è materiale, vivere alla giornata di caccia, pesca e piante, fare affidamento alle proprie braccia e alle proprie gambe per spostarsi di continuo, come gitani all’avventura, per fare nuove esperienze, vedere nuovi posti, incontrare nuove ed interessanti persone. E’ questo che Sean Penn ha voluto proporci in questa splendida epica (il protagonista mi suscitava una sensazione di immortalità): si è superato creando, a mio avviso, uno dei film più belli, per contenuti, degli ultimi anni.

Christopher McCandless è un giovane benestante che si è appena “laureato” (1990). Vive, assieme alla sorella, una situazione famigliare molto particolare: i genitori, tra proposte di divorzio e grossi litigi, mantengono dentro al loro conformismo materialista, Chris come in una scatola a lui davvero insopportabile. E’ un ragazzo sensibile, particolarmente interessato al sociale, cosciente e saggio, ma attratto soprattutto dalle esperienze della vita. Così decide d’andarsene di casa, e vivere completamente solo, in giro per il paese, esclusivamente sommerso nella natura.
Una vera e propria fuga, visto che cerca di eliminare le sue tracce per non essere trovato dalla famiglia, che non avrà sue notizie per due anni, periodo in cui viaggerà tra l’America e il Messico. Importanti saranno gli incontri di persone straordinarie da cui imparare tanto, ma nello stesso tempo lasciare inevitabilmente a loro, e nei luoghi in cui si è passati, tanto di sè. Fino alla fine vivremo assieme al protagonista le avventure, faremo l’autostop con lui, cacceremo, saremo affamati assieme, sentiremo quello che sente lui, parleremo con i saggi hippie, salteremo sui treni e affronteremo difficoltà e incidenti, in una singolare unione che elimina ogni divisione pubblico-schermo.

Oltre alla fuga dalla città e dai suoi mali, oltre al ritrovare una vera coscienza di sé, un altro è il grande tema a cui si fa affidamento: il rapporto con i genitori. Come molte storie di famiglie borghesi ci raccontano, le difficoltà tra il loro apparire e i figli, è spesso insostenibile. Chris prova un sentimento di vera intolleranza verso i genitori. I loro comportamenti fanno si che Christopher non riesca a vivere la sua vita, la vita che vuole, e che a causa dei loro atteggiamenti feriscono profondamente i figli. Ma contemporaneamente, nemmeno i genitori distrutti dal dolore, per quanti errori possano aver commesso, non si meritano di non avere notizie del proprio figlio per così tanto tempo. La sorella di Chris, è l’unica che possiede una certa intimità e profonda conoscenza del fratello, ma nemmeno lei avrà sue notizie e di questo ne veniamo a conoscenza tramite un suo punto di vita all’interno del film, ovvero la sua voice over, che di tanto in tanto, ci spiega e racconta stati d’animo e circostanze.

Il film (diviso in 5 capitoli) è quindi un vero viaggio introspettivo e naturalista, che non annoia mai, nemmeno per un secondo, nonostante i sui 148 minuti. E’ tratto dal libro di Jon Krakauer, "Nelle terre estreme", raccontando poi la vera storia di Christopher McCandless, giovane benestante che rinuncia a tutto per la ricerca della libertà. L’unica cosa negativa che ho notato, è stata l’invidia che provavo per il protagonista.
Sean Penn è bravissimo. E’ uno dei personaggi cinematografici che più ammiro: un grandissimo attore (“Mystic River” Oscar Miglior Attore Protagonista, “21 grammi”, “Mi chiamo Sam” Nomination agli Oscar come Attore Protagonista, e altri) e un sempre più bravo regista, che raggiunge con quest’ultima pellicola (di cui è anche sceneggiatore) qualcosa di vicino alla perfezione, catturando paesaggi incantevoli (non assume mai connotati documentaristici) facendo funzionare benissimo il film, sotto ogni aspetto.
Grandissima rivelazione è il giovane attore Emile Hirsch (classe ‘85) bravissimo e perfetto per la parte, già “gustato” in film come “Alpha Dog”e “Lords of Dogtown”. E’ uno di quegli attori di cui sentiremo ancora tanto parlare.
Nel cast anche William Hurt (Oscar Attore Protagonista per “Il bacio della donna ragno”), Marcia Gay Harden (Oscar Attrice Non Protagonista per “Pollock”), Chatherine Ann Keener (candidata due volte agli Oscar come Attrice Non Protagonista per “Essere John Malkovich” e “Truman Capote: A Sangue Freddo”), Vince Vaughn, e Hal Holbrook (candidato all’Oscar come Attone Non Protagonista per “Into the Wild”).
La colonna sonora è stata affidata a Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam, che con la bellissima canzone “Guaranteed” ha vinto i Grammy Award 2008 come Miglior Colonna Sonora.
Infine una piccola nota: il film è vietato ai minori di 14 anni e non me ne capacito. E’ incomprensibile. Se è perché una danese si toglie la maglietta mi fanno ridere. Oppure credevano che i ragazzi entro quell’età fossero troppo influenzabili e scappassero di casa in massa per andare a vivere in mezza campagna?
Massimiliano Uccellatori
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