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Barcellona

di Elena Mattioli

Barcellona

perchè conosco Barcellona?


Perché ci ho vissuto, risposta scontata. Da gennaio ad agosto del 2007, così, perché non avevo idea di cosa avrei fatto nel mio immediato futuro. Lavorare in un paese straniero è una buona soluzione per conoscere un luogo e le sue persone, imparare una lingua, distrarsi. E schiarirsi le idee. Come è successo a me.

Barcellona è una meta t u r i s t i c a, il che significa che i suoi abitanti sono abituati a stranieri di passaggio e alle loro chiassose espressioni di apprezzamento; quindi, nonostante la sua apparenza da metropoli multietnica, permane quel retrogusto di distacco da quello che è locale e quello che non lo è ma creato ad uso e consumo dei turisti. Stev atenti.
La capitale catalana è ancorata alle sue tradizioni, ben diverse da quelle spagnole, e non perde occasione per sottolinearlo. Per fortuna però i suoi cittadini sono più che disposti a guidarti tra le sfumature della cultura catalana, orgogliosi della loro terra.
Raggiungerla è facile: oltre la Ryanair (che atterra però su Girona, a un’ora e mezza di pullman dalla città), ci sono le compagnie spagnole Vueling e Clickair che a prezzi ragionevoli atterrano all’aeroporto El Prat, a venti minuti da Plaza Catalunya, la piazza centrale di Barcellona, che si raggiunge sia in treno che in bus (www.bcn.cat).



dovemangiare


Praticamente ovunque. I catalani, da bravi mediterranei, apprezzano con gioia ogni tipo di cibo a qualsiasi ora della giornata e della nottata.
Ovviamente, evitate la rambla e tutto ciò che è immediatamente nelle vicinanze se non volete farvi rifilare paellas e tortillas a prezzi da nouvelle cuisine. Piuttosto, addentratevi nei barrios ai due lati della rambla: il Raval e il Barrio Gotico. Nel primo, troverete tanta cucina internazionale (da segnalare, anche se molto terra a terra, gli emozionanti kebab di Calle Nou de la Rambla) e il Pollo Rico, dove con veramente pochi euro e in un’atmosfera da autentica bettola spagnola potrete mangiare eserciti di pollo asado e patatas bravas. Nel Gotico ci sono diversi bar che propongono tapas e pinchos, che sfumano dall’osteria al lounge bar.
Da visitare la Casa del Molinero, forse una delle poche osterie rimaste a servire il Leche de Pantera, misterioso miscuglio di latte, liquore e qualcosa al sapore di mandorla. Tanto che si siete, poco più avanti, c’è il Rabipelao, bar che offre cocktail realizzati con della frutta vera a.k.a. frappè alcolici in una originale atmosfera urbana.
Last but not least, nel quartiere del Born fate un salto alla Paradeta, ristorante di pesce molto (molto molto) alla mano dove vi scegliete il pesce fresco ad un banco simile a quello del mercato, come farlo e poi attendete pazienti che i cuochi dietro il bancone ve lo preparino, così ve lo andate a prendere.
Se poi queste mie indicazioni vi sembrano un po’ troppo alla buona chè voi vi sentite sofisticati, fate un salto nel delizioso quartiere di Gracìa, e lì troverete delle atmosfere più raffinate di quelle che vi ho descritto.

dovealloggiare


Se partite per una vacanza, la cosa migliore è cercarsi un ostello sui motori di ricerca che si trovano sul web. Siete in parecchi? Allora date un’occhiata a www.loquo.com: è un sito di annunci per case in spagnolo in inglese, dove spesso compaiono offerte di affitto di case dedicate a gruppi di turisti, anche solo per una settimana.

cosavedere


Questione difficile. A Barcellona molte cose valgono la pena di essere viste, e non sto parlando solo di percorsi turistici o museali. Varrebbe la pena prendersi una giornata solo per perdersi tra le viuzze dei quartieri vecchi. E’ una città le cui strade vengono vissute, decorate, calpestate, un vero e proprio teatro d’incontri.
Di giorno, di notte, alla madrugada. Insomma, sedetevi e osservate: qualcosa succederà. Ogni zona ha i suoi personaggi e le sue abitudini, un legame sanguigno con gli spazi comuni, quasi.
La sera fate un salto nel Raval: rilassatevi nella Rambla del Raval o presso il Macba, e poi veleggiate energici verso Calle Tallers, pieno zeppo di locali che propongono diversi generi musicali. Oppure al Marbella, che è un locale dove producono da anni un assenzio casalingo da provare. Oppure al Oviso, atmosfera energica in piena Plaza Tripy: ecco, fateci un salto, in Plaza Tripy, intendo. Si chiama Plaza George Orwell in verità e, durante la sera, si trasforma in un palcoscenico musicale. Comunque, da vedere ci sono i concerti improvvisati nelle strade, in special modo nelle spiagge della Barceloneta la notte. E poi ci sono le due piazze del quartiere di Gracia - plaza del Sol e plaza Diamante -, che la sera si animano di feste improvvisate.
Magari fatevi anche un giro per Gracia, niente di troppo culturale, per carità, ma merita.
Le cose da vedere a Barcellona sono scritte e descritte ovunque, niente vi fa scordare che siete in una città turistica, Gaudì/Mirò/Picasso/Modernismo/Drassanes ecc., ma la cosa che vale la pena osservare – dal mio punto di vista- è il fluire di colori e idee e sensazioni che solo l’incontro tra le persone può generare.

Sfida: se la trovate, andare a rilassarvi dal caos della rambla in Plaza de San Felipe Neri (sì, quella di Nuria, per chi ha letto L’Ombra del vento).

cosacomprare


Beh, i negozi sono notevoli. Lasciate perdere le chincagliere del Barça, l’asino catalano e il toro spagnolo, perché appena dietro l’angolo vi aspettano piccole boutique indipendenti che vendono gli abiti/opere di alcuni collettivi locali: esempio, il Cannibal in calle San Pau. O il Gosblau in calle Freneria 8-10, dietro Plaza del Rei.
E i negozi di Calle Avinyo (Barrio Gotico), e Calle Verdi a Gracia. Da brivido consumista.
Inoltre, ci sono un paio di atelier d’artista da vedere: il Minimum in volta des Tamborets 4 (Born), il Taller di Marina Maass in Calle Jupi 4 (Gotico) e il concept Miscelänea in Calle Guardia 10 (Raval); interessante anche il Cha Cha, che raggruppa sotto questa etichetta una lunga serie di designer spagnoli che si prestano all’ oggettistica domestica (trovatelo in Calle St.Antoni dels Sombrerers 7, verso il Born).
Da vedere/provare, solo per un personale accumulo di esperienze, il panificio BarcelonaReykjavik in C/ Doctor Dou 12, l’atelier di caramelle Papabubble in C/Ample 28 (con un po’ di fortuna e di osservazione riuscirete a trovare i due proprietari all’opera) e infine il negozio che più mi ha suscitato curiosità durante tutta la mia permanenza: Marañon - Un mundo de hamacas, ovvero un negozio specializzato in amache in C/ Josep Aselm Clave 3, ovvero all’inizio di C/Ample. Da vedere e sottoporre ad un esperto di marketing.

curiositàvarie


Dai primi di giugno in poi, la città si anima di molte feste tradizionali, ottimi pretesti per chiunque – veramente chiunque – per festeggiare in compagnia. A partire da San Joanet , ovvero la festa delle luci pagane, (che per i catalani si traduce in una settimana di petardi ad ogni ora del giorno e della notte, e personalmente si è tradotto in una settimana di astio atavico verso ogni essere con miccetta in mano) che culmina in uno spettacolo pirotecnico la notte del 23 (marea umana sulla spiaggia che va dalla Barceloneta a Selva del Mar, concerti, musica, giocoleria, e se vi va male, una serata attaccati al cellulare nel tentativo di recuperare amici e/o chiavi di casa), passando per le varie feste di barrio.
La più famosa è quella del quartiere di Gracia, verso metà agosto, dove le strade del Barrio si contendono il premio per la decorazione più suggestiva. E musica, di ogni genere, e tanta gente fino alle prime ore del mattino, dal bambino al vecchietto. Perché quando si fa festa, tutti fanno festa.
Infine, gran finale del verano, la Mercè, ovvero la festa dell’Assunzione, che riassume un po’ tutte le celebrazioni rionali concentrandole in una settimana di festa cittadina.



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