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Oslo

di Elena Mattioli

Oslo

perchè conosco Oslo?

Perché mi ci ha portato una borsa Erasmus di un anno, dal lontano agosto del 2004 a luglio 2005.

Oslo, o la città Playmobil, come l’ho sentita chiamare da molti, è il centro economico e governativo della Norvegia. Va da sé, è la capitale, vero, ma proprio per questo un po’ si discosta dal resto del Paese, molto più brullo e legato alla sua impervia natura.
Ad ogni modo, è una metropoli vasta e ben organizzata, piena di verde, architettura e design.
Dall’Italia i collegamenti low cost non sono molti, giusto la Ryanair vola diretta da Milano su Oslo Torp, però sempre con il solito handicap delle due ore di pullmann per raggiungere poi la città. Altrimenti, sterling.dk e la Sas propongono voli promozionali i cui costi non sono proprio bassissimi, piuttosto direi contenuti, per cercare una perifrasi diplomatica.

dovemangiare


Problema comune a tanti paesi nordici, per noi mediterranei, è il cibo: avendo una concezione differente del mangiare – per loro è questione di nutrizione, per noi è un momento conviviale-, sostentarsi in Norvegia presume un grande sforzo di immaginazione. Considerate che il piatto nazionale, amato e venerato dai norvegesi, è il pølse c’est à dire un wurstel arrotolato in un pane piadinoso a base di patate, molliccio e umidiccio al tatto, con aggiunta di cipolle fritte seccate e tanta, tanta senape. Non male, in effetti, ma personalmente fatico ad immaginarmelo ad un livello più alto di un camogli all’autogrill.
Per le vie del centro e per le strade laterali, troverete molti bar che offrono rapide ed economiche soluzioni per il pranzo, che in Norvegia viene normalmente ovviato da un Matpakke casalingo (panino/ tartine); e idee un po’ più sostanziose per la cena, che normalmente si serve a partire dalle cinque e mezza/sei, a seconda della stagione. Andando verso il quartiere di Grunerlokka, troverete una fabbrica della birra dimessa convertita in un ristorante: lì offrono meravigliose patate al cartoccio fumanti ripiene di panna acida e accompagnate da salmone reinventato in mille modi. Ecco, questo è già un esempio di buon cibo scandinavo.
Comunque, se non vi va di spendere molto – cosa che in Norvegia accade anche solo respirando -, buttatevi sulle catene di cibo-in-serie tipo Deli de Luca o Subway: quelle non vi abbandoneranno mai, sono ovunque e sempre pronte a sfamarvi.

dovealloggiare


Dormire in città costa; l’università offre un servizio di foresteria (www.uio.no), ma ha regole e modalità precise. Dunque, si torna al caro vecchio ostello. E per le migliori offerte, credo che solo il web possa dare delle risposte illuminanti; ad ogni modo, nei paesi nordici, c’è la possibilità dello sleep-in: ovvero, nelle guest house si può gettare il sacco a pelo e materassino per la notte ad un prezzo ragionevole, anche se le strutture non sono quasi mai in centro città.

cosavedere


Dunque, partiamo dai musei: Nationalgalleriet e Munch Museum. Il primo è gratuito, il secondo no. Nel primo ci sono anche i quadri di Munch, nel secondo solo i quadri di Munch. Entrambi da visitare per la portata delle opere che ospitano, spesso sconosciute come la maggior parte dell’arte nordica di qualsiasi periodo.
Mi dicono essere interessante – io non ci sono stata - anche il museo del Teatro di Oslo, palcoscenico delle prime di molte opere di Ibsen; aggiungete anche le poche cose segnalate dalle guide, ovvero Vigeland Park e Karl Joahn Gate.
Finite le ventiquattro ore da dedicare canonicamente al già noto, siete liberi di scorrazzare nella natura: allora perché non organizzarsi per un pic-nic nelle isole antistanti la città? Da aprile fino a settembre, il traghetto che le collega a Oslo parte circa ogni mezz’ora. E una passeggiata sul sentiero panoramico che collega Holmenkollen al lago Sogn? Sono entrambi a portata della metropolitana, non rischiate perciò di rimanere bloccati in un meandro sperduto della città.
La sera, specialmente durante il week end, la capitale si modifica, cambia, mostra il lato oscuro della luna: non spaventatevi se vedrete massicci vichinghi in giacca e cravatta, lungo le vie più note, soccombere come capre durante una carestia; se avrete il coraggio di osservare meglio noterete che saranno aggrappati a enormi boccali di birra. Vale anche per le ragazze, anzi, soprattutto per loro. Questo nei locali più trendy, lungo Karl Johan Gate e nelle stradine intorno (vedi: Onkel Donald, Fugazi, Thor’s Hammer ecc). Ricordatevi di portarvi un documento, perché alcuni locali non vi fanno entrare se non avete almeno 24 anni dimostrabili (si può ovviare avendo almeno un amico/a di tale età…).
Se vi piace l’elettronica non perdetevi il Blå (verso Grunerlokka), è un posto dove fanno concerti meravigliosi, mettono musica meravigliosa, in un contesto meraviglioso (sì, mi piace molto). Poco più in là c’è l’Hausmania, sorta di centro artistico dove organizzano feste musicali. Ah, un bar da vedere è il Mir, nel quartiere di Grunerlokka: è arredato con sedili di aereo e altri pezzi recuperati in giro. Notevole.
In generale, se vi piace la musica e viaggiate d’estate, fate caso alle free press in inglese distribuite in città: ci sono molti concerti all’aperto e qualche festival di musica internazionale.

cosacomprare


La Norvegia è uno di quei Paesi che contempla l’uso dell’abito tradizionale. Durante le feste importanti, vedrete spesso famiglie agghindate con questi costumi. Quindi, se vi piace, cercate nei negozi lungo il corso principale – che non è un palliativo per qualsiasi esigenza, è veramente pieno di ogni sorta di merce - e nelle vicinanze. Se invece vi va di scoprire un po’ di design scandinavo, fate un giro per Grunerlokka: ecco, questo quartiere – che ospita anche la facoltà di Design - è stato da poco rimodernato secondo i dettami del vecchio/inutile/industriale allora riqualificato/moderno/innovativo, e lì trovate molti negozi di abbigliamento, arredamento e varie ed eventuali che rispecchiano un po’ il mood della zona.
Oslo è veramente una città multietnica, ossia, tante culture confluiscono e riescono ad integrarsi nel suo tessuto sociale; ne è un simbolo il quartiere di Grønnland, con i suoi variopinti bazar e i suoi odori esotici. Da sondare per eventuali compere inaspettate.
Infine, un appunto: fate un favore all’orgoglio patrio, comprate una bandiera norvegese!

curiositàvarie


I norvegesi e l’acool. Sappiate che se avete meno di diciotto anni, non potete nemmeno avvicinarvi agli alcolici; lo stato, per ovviare a quello che è visto come un dilemma sociale – l’alcolismo -, ha posto delle norme molto severe per la compravendita di spiriti. Ovvero: nei supermercati è possibile acquistare birra e sidro, ma solo mostrando un documento di identità e solo fino alle 18 nei giorni feriali, il sabato l’orario è ridotto e la domenica invece è vietato. Per quanto riguarda invece vini e liquori dovete rivolgervi al Vinmonopolet, spacci statali posti in tre zone della città, aperti anch’essi a orari regolamentati. Il costo è ovviamente altissimo.
Adattandosi a questi divieti, i giovani norvegesi si sono inventati il Vorspiel e il Nachspiel ovvero pre- e post- serata organizzati in abitazioni private dove l’alcool scorre a fiumi. Importante da sapere, se non avete voglia di trovarvi in situazioni psichedelico-imbarazzanti.


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