LIVE \ Massimo Volume live a Frequenze Disturbate

Tra post-rock e teatro. Cronaca di una reunion estemporanea

di Giulia Zaccariello
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Sono accalcati ed impazienti. Alcuni, sprezzanti dei più oscuri bollini, hanno affrontato le famigerate autostrade agostane pur di raggiungere Urbino. Non stupisce dunque che alle prime note nessuno di loro, il pubblico dei Massimo Volume, abbia dubbi: Atto definitivo. E così è.

Emidio ClementiSono trascorsi sei anni. Eppure quando la figura longilinea di Emidio Clementi, leader del gruppo, sale sul palco il tempo sembra non aver lasciato traccia: la sua voce stentorea e potente s’impadronisce immediatamente della scena. Lontano da vocalismi ed armonie orecchiabili, rende ogni brano una drammatizzazione impietosa e schietta del quotidiano. Le parole sono semplici ma puntuali. Accompagnate da chitarre aggressive e riff crudi, si caricano di valori simbolici e penetrano nell’inconscio attraverso una paranoica, talvolta ossessiva, ripetizione. Così al momento di Seychelles ’81, il verso “io non ho speranza, ho fede”, complice un sottofondo ruvido e martellante, si riverbera nell’aria come una sentenza perentoria. E non basta aggraziare il suono con una chitarra acustica per stemperare il disincanto che affiora da Stagioni, perché musica e testi corrono sempre paralleli e, corroborandosi reciprocamente, lacerano lo spazio con una forza espressiva tanto dirompente che lascia senza fiato.
Mentre Fuoco Fatuo si dispiega quasi ipnotica, realizziamo quanto il confine tra concerto e performance teatrale sia sfumato e a tratti irriconoscibile. Non sono straordinarie le storie e non sono eroi i loro protagonisti. Quella raccontata è una realtà monotona ed angosciante, ai limiti del parossismo, che non indulge mai a velleitarie rinascite. È la condanna alla pochezza di ogni esistenza, che lascia l’uomo moderno sempre in bilico tra alienazione ed apatica rassegnazione.  
Sotto il cielo di S. Lorenzo, il rock dei Massimo Volume dà vita al perfetto specchio del nostro vivere.

Considerati un caposaldo del rock alternativo italiano, i Massimo Volume esordiscono nel 1993 con l’album Stanze. In breve tempo riescono a distinguersi grazie alla carica innovativa e all’assoluta anticonvenzionalità dei brani, dove la recitazione s’impone sul cantato. Dopo quasi un decennio di carriera e quattro album pubblicati, nel 2002  l’esperienza dei Massimo Volume si conclude.
A sei anni da allora due concerti rievocano il passato: un mese fa al Traffic Festival di Torino, e oggi a Urbino in occasione di Frequenze Disturbate. Prima dell’esibizione, incontriamo Emidio Clementi (basso e voce), Egle Sommacal (chitarra) e Vittoria Burattini (batteria), e chiediamo loro di parlarci di questo ritorno.
 
Qual è stato il motivo della vostra reunion?
Emidio: “L’offerta del Traffic di Torino ci è piaciuta subito, soprattutto perché prevedeva una doppia data e non solo il live dei Massimo Volume. Inoltre la possibilità di presentare del materiale inedito, ossia la rimusicazione della “Caduta della casa degli Usher”, ci è sembrata una maniera un po’ più fresca per riproporci, per rimetterci in gioco. Fosse stato un semplice concerto dei Massimo Volume non so se avremmo accettato così prontamente.”  

Come vi siete ritrovati a sei anni dallo scioglimento? Come vi hanno cambiato le esperienze individuali che ognuno ha vissuto nel frattempo?
Emidio: “Prima tutta la nostra vita  e la nostra famiglia erano i Massimo Volume. Era molto bello ma di certo anche  estremamente impegnativo. Oggi, sebbene si tratti di una cosa molto importante, riusciamo a vivere e ad affrontare il ritorno sul palco con maggior leggerezza.”
Vittoria: “Da un punto di vista  personale, in questi anni abbiamo avuto delle esperienze di vita differenziate che andavano fatte e che ci hanno reso più autonomi. Mentre sul piano professionale, credo che le esperienze che ho fatto abbiano reso il rapporto col palco più rilassato e sereno.”

Cosa ne pensate della scena musicale indipendente italiana attuale?
Vittoria: “Sicuramente, rispetto a quando abbiamo iniziato la nostra carriera, il mercato discografico  è cambiato. Ha preso piede il download e si vendono sempre meno dischi. Non esistono più agenzie, etichette e managment, come la Mescal, che sono state fondamentali per la nostra generazione. Il tessuto si è disgregato. Oggi abbiamo una scena indipendente che si presenta più polverizzata rispetto al passato, quando esisteva un’intera generazione di musicisti con obiettivi e stili affini.”

Cosa possiamo aspettarci dal futuro dei Massimo Volume?
Emidio: “Di certo discuteremo tra noi della creazione di un nuovo album, anche se molto dipenderà dalle situazioni che nasceranno in sala prove.”


 




Fonte dell' immagine: www.territoriomusicale.it



20-08-2008 - visite: 7327

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