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Le Amiche
Grande film dell'immenso regista ferrarese Antonioni
Le Amiche è un film del famoso regista ferrarese Michelangelo Antonioni, che ha liberamente tratto ispirazione dal racconto Tra donne sole di Cesare Pavese, contenuto nel volume La bella estate.
Il film fa parte di una rassegna di due giorni dedicata al grande maestro, festeggiando per così dire il recente restauro di questo film del ’55 da parte della rinomata Cineteca di Bologna. Oggi mercoledi 10 settembre a ingresso libero alla sala Boldini, il secondo appuntamento con il documentario Antonioni su Antonioni del regista Carlo Di Carlo.
La proiezione è stata introdotta da un dibattito sul film da parte di esperti in materia. Uno di questi, il professor Venturi (Direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara), si interrogava e dipanava il rapporto che è intercorso tra Pavese e Antonioni e quindi tra libro e film, e sulle cause che possono portare una persona al suicidio, come avviene per un personaggio della storia, così come per Pavese nel 1950.
E’ proprio questo che Antonioni ha cercato di raccontare nel film: le cause che possono portare al suicidio. E’ noto il grande pessimismo a cui si aggrappava il nostro regista, la sua volontà, una volta finito il ciclo del neo-realismo, di portare sullo schermo i tragici tratti psicologici che intercorrono nella vita quotidiana di personaggi spesso ingannati dagli effetti dell’amore (o meglio del non-amore), in un ambiente-contesto della medio-alta borghesia italiana. In questa costante ricerca del Contenuto, gli attori ricoprono un ruolo marginale, che sotto la non-guida del regista, diventano personaggi tanto interessanti per lo spettatore. Il loro agire segue i movimenti di camera e le sfumature della narrazione. Ne Le Amiche non si può affermare che la recitazione degli attori sia buona in senso tradizionale, ma non è ciò che interessava al regista: gli attori con ampi movimenti quasi da interpreti teatrali, ci fanno capire esattamente le loro sfumature psicologiche del momento, che sono quelle che emozionano e coinvolgono lo spettatore.
In questa pellicola è l’amore ad essere messo a dura prova, un sentimento che condiziona poi tutta la vita, giornata dopo giornata, forse perché intrapreso con poca moralità, seguendo gli istinti dell’attimo. Le Amiche è un titolo ironico perché queste famigerate amiche in fin dei conti non sembrano rispondere a tutti gli effetti ai delicati canoni dell’amicizia. Rosetta tenta il suicidio (lo apprendiamo subito all’inizio del film, quasi come avveniva per i delitti nei noir americani) perché non poteva dichiarare il suo amore per un uomo che stava per sposarsi, e successivamente un altro tentativo che centra l’obbiettivo è dovuto all’amore tradito di quello stesso uomo (nel film Gabriele Ferzetti, usato spesso da Antonioni). Sono centroquattro minuti di puro pessimismo esistenziale, dove l’amore muove tutto con risvolti negativi, ed il finale amaro ne è un’ulteriore conferma. In sostanza un film bellissimo.

Omaggio ad Antonioni
Antonioni dietro la macchina da presaNato nel 1912 a Ferrara, è considerato uno dei più grandi autori della storia del cinema mondiale. Frequentò il Centro Sperimentale di Cinema a Roma, sceneggiò per e con Fulchignoni, Rossellini, Fellini e De Santis, fu aiuto regista ad esempio a Marcel Carné e lavorò a documentari come Gente del Po, 12 registi per 12 città in cui “affronta” la città di Roma, come video promozionale per i Mondiali di calcio del ’90 e dirigendo anche un video musicale per Gianna Nannini. Ultra amato e ultra premiato: Nastro d’Argento per il film Cronaca di un Amore e per la regia di Le Amiche, La Notte, Blow-Up e Professione Reporter (dove dirige Jack Nicholson). Palma d’Oro, Orso d’Oro, David di Donatello e Nastro d’Argento per La notte. Due nomination agli Oscar per Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originale a Blow-Up, fino all’Oscar alla carriera nel 1995. Per citare altri grandi film: Zabriskie Point, Il Grido, L’Avventura, Il Deserto Rosso e Al di là delle nuvole (codiretto con Wim Wenders). Solo per citarne alcuni, ha diretto attori del calibro di Marcello Mastroianni, John Malkovich, Sophie Marceau, Jean Reno, Gino Cervi, Ugo Tognazzi, Thomas Milian, Alain Delon, Harrison Ford (uncredited in Zabriskie Point) e spesso Monica Vitti.
Diventò Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana e ottenne la Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte.
Un ictus lo priverà quasi completamente dell’uso della parola e lo lascerà paralizzato sul lato destro del corpo, evento che non gli impedisce di continuare a svolgere il suo lavoro. Morirà nel 2007 a Roma, ma sepolto nella Certosa di Ferrara.
Massimiliano Uccellatori
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