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Aristotele
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Sep 12 2008

Il cosmo secondo Agnetha

di Diana Osti

di Daniele Vecchiotti

Ve la ricordate la parabola dei talenti?
Quella dove il padrone affida dei talenti ai suoi servi e due li fanno fruttare, e il terzo invece, che ne aveva solo uno, lo nasconde con avidita’.
Il protagonista di questo libro fa un po’ e un po’, sfrutta il suo talento nascondendosi, rendendosi invisibile ai contensti della socialita’ usuale. Usuale per un ventenne: l’universita’, la casa, le amicizie, gli amori, le piccole novita’ della quotidianita’, la perdita della verginita’.
Il talento di Daniele e’ la scrittura. Sa scrivere. Come tante altre cose che tanta altra gente sa fare.
E in piu’ ha una madre insopportabile, a detta dell’autore la “tipica madre italiana”, che ha un’incontenibile passione: i romanzi rosa.
Il dramma di Daniele ha inizio quando questi due fattori, madre+scrittura, si uniscono dando una potente impronta al suo destino.
In breve, il nostro tenero anti-eroe si trovera’ a far fruttare i suoi talenti in una casa editrice che produce collane di romanzi rosa. Questa casa editrice sara’ teatro, oltre che di un’alleanza (quella fra Daniele ed Ernesto, il suo redattore, un misto tra mangiafuoco il gatto la volpe e la fata turchina) di un’evoluzione professionale ed esistenziale del personaggio.
Quando gli viene offerta un’opportunita’ solida di lavoro, Daniele ne approfitta per evadere.
Da qui ha inizio la sua avventura. Daniele tradisce sua madre e se stesso, rincorrendosi faticosamente e nella solitudine, inciampando nella sua timidezza, nei confronti delle donne e di ogni esemplare di essere umano. Si immerge in un mondo sconosciuto che deve esplorare per sopravvivere. Daniele deve diventare scrittore di romanzi gay, ed e’ in questo universo cosi’ distante che trovera’ inaspettate mani tese.
Vicini e lontani, il mondo di Daniele e quello delle persone che incontra e avvicina per raccontare le loro storie diventano universi convergenti, insiemi di definizione che hanno in comune diversi fattori: la segretezza, la semitrasparenza, l’ironia e il rifiuto.
Come l’antropologo sul campo, il nostro protagonista deve immergersi nella realta’ che studia cercando di non farsi coinvolgere troppo personalmente, a discapito della professionalita’ del suo prodotto culturale; mantenere una sorta di “giusta distanza” per raccontare nel miglior modo possibile la vita degli attori sociali. Per non incappare nei luoghi comuni, nei facili stereotipi; per non rischiare di innamorarsi, di rispecchiarsi, di vedersi negli occhi dell’altro.
Che il protagonista ce la faccia o meno, e’ cosa che dovrete scoprire da soli leggendo questo splendido romanzo.
Cio’ che e’ riuscito alla perfezione, che sono felice di avere trovato, e’ l’affresco che mette insieme diversita’ su diversita’ per far scaturire le somiglianze.
Questo libro, oltre ad essere redatto con maestria, eleganza, noioso nei punti giusti e per il resto irriverente, demistificatorio, ha la potenza di essere un’efficace strumento di comunicazione. Proprio quella, che ci manca tanto e di cui si parla tanto ma non sappiamo usare, incanalare, risparmiare quando serve, come l’energia.
Proprio attraverso lo stereotipo Daniele ci rende spettatori della nostra ignoranza, ovvero di cio’ che ci manca per.
Concludo con questa frase che ho trovato nell’intervista a un grande scrittore e giornalista, una grande mente, e lascio tutto nelle vostre mani.
“(...) Le metafore di cui lei fa uso nel descrivere o nell’alludere alla creativita’ della scrittura fanno in qualche modo nascere il sospetto che fare lo scrittore, tutto sommato, sia un’attivita’ molto poco “perbene”. E’ davvero cosi’?”
“ Altroche’! direi anzi che e’ sottinteso, al fondo di tutto. Devo averlo anche scritto da qualche parte, credo. I maghi e i chiromanti non sono certo personaggi attendibili. E infatti quello che fin dal primo momento ho chiamato per convenzione e con molta inesattezza scrivere e’ proprio la rinuncia alle garanzie sociali; e’ il mondo degli angiporti, senza alcun dubbio. La letteraura si fa negli angiporti psichici, mentali, reali, di qualunque sorta.”
[Intervista a giorgio Manganelli a cura di Clotilde Izzo intitolata “La scrittura: un angiporto; presente nel volume “Giorgio Manganelli, la penombra mentale. Interviste e conversazioni 1965-1990 a curo di Roberto Deidier, Editori Riuniti].
Ah, e ancora:
“Le esperienze che contano sono spesso quelle che non avremmo mai voluto fare, non quelle che decidiamo noi di fare.” [A. Moravia; da “Breve autobiografia letteraria”, in Opere 1927-1947, a cura di G. Pampaloni, Bompiani, Milano 1986].

"Il cosmo secondo Agnetha"
di Daniele Vecchiotti
Edizioni Las Vegas, Torino, 2008

Scritto da: Diana Osti

Data: 12-09-2008

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