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Oct 15 2008

Il Macbook al tempo della crisi

di Eugenio Ciccone

I nuovi portatili Apple abbandonano il proverbiale candore

C'è crisi dappertutto, recita Bugo, ed ecco che anche Apple e i suoi nuovi notebook presentati ieri sembrano permearsi di questo stato d'animo. Bordati di nero attorno al monitor ricoperto di vetro, completamente in alluminio monoscocca, vanno a perdere quel fascino brioso e originale che il bianco gli aveva donato ormai parecchi anni fa. Difficile migliorarsi quando si producono già le cose migliori, difficile innovare quando la tecnologia fa progressi più lentamente di quanto imponga il mercato.

E' come se non si potesse mai fermare il processo produttivo una volta inventato un oggetto bello, funzionale, essenziale. Gli oggetti fatti per vendere e durare immutati negli anni sono un lusso di tempi ormai passati: due status symbol degli anni zero come l'iPod e il Macbook Apple entrambi bianchi, sono ormai sul viale del tramonto, soppiantati da modelli più colorati, più potenti e multifunzione, raffinati forse, probabilmente più volgari. Il bianco che davvero distingueva un marchio e ne faceva la sua unicità è ormai abusato ovunque, copiato male, generalizzato.

Così ecco inventarsi piccole migliorie per tenere vivo l'interesse, ecco cambiare look per suscitare l'attenzione del mercato andando a cambiare un prodotto quasi perfetto, per discostarsi dal punto dove gli altri ti hanno raggiunto ed essere nuovamente il primo della classe, l'unico. Il Migliore. A costo di parlare di innovazione quando si tratta di miglioramenti piccini, inutili orpelli per giustificare prezzi che non si abbassano mai e ci fanno storcere il naso. C'è crisi.
Per la prima volta nel keynote di Steve Jobs di ieri, compaiono dettagli che in soldoni suonano più come giustificazioni: il processo produttivo innovativo che intaglia il Macbook da un blocco d'alluminio, il packaging attento all'ambiente, l'uso di materiali non inquinanti. Tutte cose di cui onestamente non ci siamo mai interessati e che Apple sfodera più per marketing che non per reali intenti ambientalisti. Tutte cose che se avessero omesso, in cambio di maggiore memoria ram, uno schermo opaco, una porta usb e firewire in più o un minor peso complessivo, avremmo senz'altro gradito maggiormente senza alcuno scandalo.

Cosa fanno di più questi portatili, nel tardo 2008, rispetto la generazione precedente (giugno 2006)? Sostanzialmente niente: hanno un trackpad migliorato e privo di pulsante, una struttura più solida e uno schermo in vetro più delicato di prima e pronto per le vostre ditate. Nessun'altra novità tecnologica tale da parlare di salto generazionale. Il grosso dell'innovazione sta nell'estetica, che da oggi equipara, almeno ad un primo sguardo poco attento i notebook Apple a quelli di altre marche già da tempo del medesimo colore. I dettagli rifinitissimi e l'eleganza delle finiture sono roba per smanettoni o fanatici del design come me. All'utilizzatore medio in pratica cambia poco e non saranno certo i colori o il materiale utilizzato a convincerlo a spendere 300 euro in più per questi nuovi modelli. Approfittate di questi ultimi mesi e portatevi a casa un Macbook bianco finchè lo vendono (ora a 949, comunque un po' troppo), rimarrà nella storia dell'hi-tech e avrete in casa un bellissimo complemento d'arredo, solare, luminoso, rasserenante. C'è crisi dappertutto. Ci mancava solo aprire il computer e trovarlo grigio come il cielo di Milano.

Scritto da: Eugenio Ciccone

Data: 15-10-2008

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