sei in OcchiAperti.Net > Benvenuti nella nuova sezione Cinema! > Archivio Recensioni > Le Due Torri - Il Signore degli Anelli
Le Due Torri - Il Signore degli Anelli
E' uscito anche in Italia... Finalmente
Il secondo film della trilogia
testo alternativoPoltrone comode, sguardo stanco, il sonno potrebbe prendere il sopravvento. Ma il film comincia, e il risveglio arriva con lui. Le prime immagini sono straordinarie, un combattimento serrato, di cui si era visto l’inizio e non si immaginava la fine. Il fan che sta di fianco a me afferma estasiato:” Sono eccitato” ( in realtà ha usato un’altra espressione, ma sarebbe poco cortese rivelarla). Siamo rapiti dalle sequenze introduttive, rapido riassunto di quanto è accaduto nel primo episodio. La compagnia dell’anello si era divisa, ora Peter Jackson segue le diverse scene: Sam e Frodo verso Mordor, Merry e Pipino rapiti dagli Uruk – Hai, Aragorn Gimli e Legolas al loro inseguimento. Intanto Saruman prepara le sue truppe per la battaglia e Sauron diviene sempre più forte.
Non mancavano le perplessità su questa trasposizione del secondo libro . In primo luogo il racconto era articolato in grosso blocchi narrativi, ognuno dei quali seguiva una scena in profondità: se il film avesse rispettato questa scansione, avrebbe rischiato una zoppia ritmica che poteva danneggiarlo profondamente. Poi vi era la sensazione che il film, soffocato da scene di battaglia infinite, avrebbe potuto scivolare nella noia. Infine i dubbi vertevano sull’uso massiccio della computer graphics, che addirittura avrebbe dovuto comporre digitalmente svariati personaggi.

Peter Jackson risponde deciso a questi dubbi con un film che rivoluziona completamente il paradigma del genere. La scelta di spezzare le lunghe scene del libro tramite un montaggio alternato vertiginoso si rivela appassionante e vincente, gli da modo di strutturare i colpi di scena al meglio e non appesantisce minimamente la visione. Per vivacizzare le battaglie, assieme ad una gestione oltremodo spettacolare della macchina da presa, Jackson inserisce sottotrame narrative che, alternate alle scene di massa, eliminano completamente il rischio della noia.
Merita un discorso più approfondito l’uso degli effetti speciali. Se negli Stati Uniti si è parlato della possibile assegnazione di un Oscar come interprete ad un attore digitale un motivo c’è. Questo motivo si chiama Gollum. Il piccolo odioso e penoso essere, un tempo Hobbit e oggi solo creatura informe bramosa dell’anello, basterebbe da solo a giustificare la visione di questo film. Creatura digitale, realizzata con la tecnica del motion capture, oltre ad essere spaventosamente verosimile, riesce a rendere allo spettatore emozioni che si pensava fossero esclusiva umana. Follia, cupidigia, brama, servilismo sono solo alcuni dei sentimenti che questo personaggio riesce a far filtrare dalla pellicola all’anima dello spettatore. Gli altri effetti, pur non reggendo il paragone con Gollum, sono di ottima qualità, resi ancor più belli da una regia scaltra e sagace.
Questo film conferma quanto era emerso dal primo episodio. Peter Jackson è un grande narratore: la sua capacità di racconto non si ferma nemmeno di fronte alle difficoltà che avevano fatto naufragare tutti i precedenti progetti di trasposizione della saga. Suspense, tensione, ironia sono le armi a sua disposizione, arsenale che forse ha messo in piedi nel suo passato di regista horror splatter (ricordiamo Bad Taste e Splatters – Gli schizza cervelli).
Colma anche alcune pecche del libro, usando i ironicamente i difetti dei suoi protagonisti (si veda il nano Gimli, divertente fin dalla prima scena) e tracciando trame coese dove il romanzo zoppicava: la storia tra Aragorn e Arwen, sottovalutata da Tolkien, viene ripresa e ampliata, diventando addirittura artificio per introdurre il tema centrale del film, le ombre di morte sul futuro della compagnia.
Resta comunque il più grande merito di Jackson quello di aver scelto la dipendenza dall’anello come chiave di lettura di un romanzo estesissimo, già chiara nel primo episodio, qui si consolida, anche grazie ad un Elijah Woods capace di rendere sul grande schermo un Frodo cresciuto e consapevole.
Come il Jackson narratore anche il Jackson regista è al meglio: la schizofrenia di Gollum resa inizialmente solo dalla creatura, finisce per divenire un campo – controcampo unico nel suo genere, tramite lo scavalcamento di campo, reso possibile dalla CG. Per noi è la scena migliore del film.
Il fosso di Helm e la battaglia di Isengard stabiliscono nuovi termini di paragone per le scene di massa, con una cura per i particolari e una gestione della scene rare nel cinema odierno.

Sia chiaro, nonostante la recensione estremamente positiva non stiamo parlando di cinema d’autore: quello è altra cosa. Questo è cinema di genere, un cinema consapevole e non per questo più facile da realizzare di quello da Festival. Sicuramente più facile da vedere, specialmente quando dietro la macchina da presa vi è un magnifico artigiano come l’hobbit Peter Jackson, che, memore del suo passato a bassissimo budget, si ricorderà per sempre come si possano sfruttare appieno le proprie risorse.

Voto (assoluto): testo alternativo




Voto (di genere): testo alternativo







visite: 13851
gli ultimi contributi
le ultime della redazione cinema
documento conforme agli standard XHTMLDocumento conforme agli standard css