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Aristotele
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Oct 22 2008

Molto forte, incredibilmente vicino

di matteo musacci

Il secondo romanzo di Foer

copertinaLa prima volta che sono tornato in libreria dopo aver letto l'opera prima di Jonathan Safran Foer, di cui ho parlato qui qualche tempo fa, ho subito acquistato il successivo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino, tanto mi aveva impressionato il talento questo giovanissimo scrittore (relazionato soprattutto al valore letterario della sua scrittura!).
Nel romanzo torna ancora una volta il tema della ricerca e del viaggio, anche se questa volta è ridimensionato tutto ad un bambino, Oskar Schell, newyorkese di nove anni con un talento spiccato per le invenzioni. E sullo sfondo la tragedia dell'11 settembre, che si porta via il padre di Oskar.
Il bambino, curiosando un giorno nello studio del padre, trova un vaso azzurro con dentro una chiave a lui sconosciuta, e un biglietto, con scritto "Black". A quel punto comincia la sua ricerca: scovare la serratura in cui fare entrare quella chiave, cercando tra tutti i Black che abitano a New York. Una ricerca quasi impossibile che però la cocciutaggine che hanno i bambini non farà demordere Oskar, sino ad una soluzione che né lui né noi ci aspettavamo.
Ma un libro di Foer non poteva essere così semplice: come nel romanzo d'esordio c'erano diversi livelli di narrazione, anche qui ritroviamo questo modo di costurire "a scatola". Intervallate dalla ricerca di Oskar, troviamo delle lettere della nonna e del nonno di Oskar, che raccontano la loro storia, dall'infanzia in Germania sino all'arrivo a New York e poi, come se non bastasse, tra le pagine ci sono tutte le fotografie che Oskar scatta con la sua macchina fotografica, come se Foer non si accontentasse di farci vedere le cose attraverso le parole, ma anche attraverso le immagini.
Ancora una volta il giovane scrittore americano non lascia ai lettori un romanzo facile, ancora una volta è una scalata verso il finale, da cui però si esce con la soddisfazione di un brivido lungo la schiena, perché le ultime pagine altro non sono che la presa di coscienza del dolore, il termine del viaggio e della ricerca di Oskar, e la voglia di ricominciare.

Scritto da: matteo musacci

Data: 22-10-2008

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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