sei in OcchiAperti.Net > Benvenuti nella nuova sezione Cinema! > Archivio Recensioni > Blade Runner Director's Cut
Blade Runner Director's Cut
Giovedì 23 Gennaio al centro Rodari
Il più grande film di fantascienza di ogni epoca
testo alternativoCon Blade Runner ci troviamo di fronte ad un film epocale, per diversi motivi. Il primo, ed è ovvio, è che rappresenta una pietra miliare nella storia della fantascienza cinematografica. All’inizio degli anni 80, infatti, Ridley Scott, con i suoi due migliori film, questo ed Alien, rinverdisce un genere che appariva leggermente in declino. Il secondo motivo è che, caso più unico che raro, questa perla del cinema, si trova ad influenzare un genere letterario, e non il contrario come era sempre accaduto. Infatti, due anni dopo l’uscita di questo lungometraggio, nel 1984, William Gibson pubblica Neuromante, il primo romanzo della letteratura cyberpunk. La figura puramente noir dell’uomo solitario, loser cinico e disilluso, come è il cacciatore di androidi Rick Deckard, viene ripresa per il cowboy del cyberspazio Case da Gibson, dando origine al genere più vitale e creativo di tutti gli anni ottanta. La pioggia incessante, condizione meteorologica e umana, il rapporto tra l’uomo e la macchina e un mondo sociale atomizzato e disarticolato sono solo alcuni dei punti di contatto tra questo film e il cyberpunk.
Ma torniamo al nostro ambito di riferimento. Non vi annoieremo con il racconto della trama, se non per dire che Deckard è un cacciatore di aneroidi in cerca del modello Nexus 6, il più perfetto mai prodotto dalla Tyrell Corporation. Ma certamente molti di voi già la conosceranno. Qui, però, stiamo parlando della versione originale, quella voluta fortemente dal regista. E le cose cambiano radicalmente. Specialmente il finale, giudicato troppo triste dalla produzione, in questo montaggio, risulta restituito ad uno splendore che lo proietta nella leggenda. Non ve lo sveleremo, certo. Ma è necessario saperlo: il nuovo finale getta su tutto il film una luce diversa, sconvolgendo lo spettatore, come se si scoprisse al termine di Casablanca che l’altro Rick più famoso della storia del cinema fosse una spia nazista.
Scott in questo lavoro è al meglio della sua forma artistica, una forma che non avrebbe mai più raggiunto ed eguagliato. La sua messa in scena lenta e meditabonda lascia allo spettatore il tempo di essere coinvolto dalle implicazione filosofiche della trama e dallo splendore visivo delle scenografie. Il fascino noir è perfetto, nonostante il fatto che il questa versione sia esclusa la voce fuori campo, che, se da un lato aumentava l’anima noir del film, dall’altro favoriva un appiattimento, seppur minimo, della messa in scena. Le luci e i colori, i palazzi, i volti e i costumi sono tutti dispositivi che funzionano alla perfezione nel caleidoscopio magico predisposto dal regista: nulla è fuori luogo, nulla lascia che lo sguardo scorra su di lui senza provocare attenzione.
Gli attori sono completamente in parte, da un Harrison Ford strepitoso nel rendere l’eroe problematico, ad un Rutger Hauer magnifico androide umano, gelido nei modi, ma naturale nei pensieri. E la sceneggiatura impeccabile magnifica ulteriormente il film, grazie anche ad una battuta epocale: “Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare […] e tutto questo si perderà come lacrime nella pioggia”, una battuta che lascia un segno profondo in ogni appassionato di cinema e di fantascienza.
Gli effetti speciali, già grandiosi per l’epoca, non risultano troppo invecchiati, anche grazie all’uso sapiente delle scenografie e delle luci, con una fotografia assolutamente perfetta.
In conclusione merita di essere approfondito il discorso riguardante la traduzione cinematografica di un romanzo. Blade Runner è infatti tratto da un libro di Philip Dick, intitolato “Possono gli androidi sognare pecore elettriche?”. Scott trasforma e adatta la fonte, la stravolge, la riduce all’osso, eliminando tutte le questioni religiose tanto care al genio della fantascienza americano degli anni 50 e 60. E il risultato gli da piena ragione. Un film è opera radicalmente diversa da un libro, diversa nel linguaggio, nella percezione, nella composizione e spesso la scelta vincente è quella di far appropriare il regista della struttura profonda di un’opera e di fargliela restituire cambiando ciò che ritiene necessario. In questo caso da un ottimo romanzo, ma non così rilevante nella storia della letteratura, è stato tradotto un film che ha segnato la storia del cinema. E tanto basti come risposta agli integralisti della traduzione letterale tra diversi media.

Ecco, per la prima volta assegniamo il voto tanto agognato: ****, e una lode per il capolavoro davanti al quale ci troviamo.



visite: 12787
gli ultimi contributi
le ultime della redazione cinema
documento conforme agli standard XHTMLDocumento conforme agli standard css