La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Dec 03 2008

Friction

di Matteo Musacci

L'attrito dei personaggi di Joe Stretch

joe stretchSei personaggi in cerca. D'autore, verrebbe da dire. E invece no, di sesso. Sei personaggi in cerca di sesso. In una Manchester di un futuro molto prossimo, dove sei personaggi cercano un senso alla loro vita perché hanno perso ogni capacità di sentirsi vivi. Ma che trovano solo attrito, Friction, il titolo del romanzo. Joe Strech il creatore dei sei personaggi.
C'è Justin che ha ereditato una fortuna e investe tutti i suoi soldi nella ricerca del sesso perfetto, c'è Rebecca che tira a campare facendo la spogliarellista mentre studia all'università e c'è Johnny che non aspetta altro che lei per perdere la sua verginità, e poi c'è Steve che vuole fare fortuna investendo sul sesso e c'è la sua splendida fidanzata Carly che vuole un orgasmo infinito (e i suoi soldi) e infine c'è Colin, che vuole portare a compimento la sua perversione sessuale di mettere incinta una donna e poi farla abortire.
E poi c'è una macchina del sesso di bukowskyana memoria (vedi Storie di ordinaria folli) che farà unire i destini dei sei personaggi e a suo modo soddisferà i bisogni di ognuno di loro. Ma è un a felicità sterile, una felicità precaria, che non fa altro che alienare ognuno di loro nel loro attaccamento al sesso. Sono sei giovani che potrebbero avere tutto e finiscono per non avere niente.
copertinaJoe Stretch, leader dei (We are) Performance, alla sua prima prova letteraria, costruisce un romanzo visionario ambientato in un futuro prossimo, e forse più prossimo di quanto noi ci aspettiamo, dove le persone non sono più padrone delle loro scelte, delle loro vite. Manchester appare lontana, un contenitore dove tutto è permesso, dove ogni vizio può essere appagato. Stretch riesce nel difficile tentativo di parlare di sesso e non risultare semplicemente un provocatore, un pornografo, nulla è messo lì per caso o per il puro piacere di mostrare, per assicurarsi le vendite. E si allinea così a una linea letteraria che parte da molto lontano e che arriva fino a Bukowsky e il concittadino Burgess.
Unica pecca da segnalare, i capitoli dove la voce narrante entra nella storia, assolutamente inutili e, specie nell'epilogo, altamente noiosi. Ma se su 300 pagine solo una ventina sono noiose, beh, allora si può chiudere un occhio.

Scritto da: Matteo Musacci

Data: 03-12-2008

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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