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Dec 05 2008

Intervista a Le Luci della Centrale Elettrica

di matteo musacci

Prima parte dell'intervista a Vasco Brondi

vasco brondiEcco la prima parte dell'intervista a Vasco Brondi, alias Le Luci della Centrale Elettrica, in occasione della presentazione del suo libro "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero", avvenuta giovedì 4 dicembre al Korova Milk Bar.
Tra pochi giorni pubblicheremo la seconda parte, che girerà intorno ai problemi di Ferrara legati ai giovani, alla cultura e alla politica della nostra città, da una voce, come quella di Vasco, che ha saputo raccontare, meglio di chiunque altro in questi ultimi anni, la provincia e le sue contraddizioni.


La tua prima pubblicazione altro non è che la trascrizione riveduta dei post più significativi che in questi anni hai scritto sul tuo blog, e che i tuoi fan di lunga data conoscono bene. Chi invece ti ha conosciuto a partire dall'album, troverà in questo libro i versi delle tue canzoni sparsi qua e là, come se si entrasse in un vero e proprio laboratorio dove i post sono gli embrioni delle canzoni. Ma nascono prima i post o le canzoni?

I post non sono in funzione delle canzoni: lo scrivere per me è parte integrante del progetto musicale, non sono due cose separate, non do più importanza all'uno o all'altro. Anzi, può avvenire anche il contrario, che le canzoni siano di fatto gli embrioni dei post. Che queste frasi siano poi nelle canzoni o nel blog per me è indifferente, sono frasi che mi girano nella testa e che poi trovano una sua destinazione. Tra post e canzoni c'è un contagio indivisibile.

Quindi mi pare di capire che avresti preferito che disco e libro uscissero in contemporanea

Era quello che avrei voluto ma che per motivi economici e di realizzazione non si è potuto fare. Per il prossimo disco sto pensando proprio a questo.

Stai già scrivendo qualcosa?

Sì, le cose che sto scrivendo ora saranno di tutt'altro genere e stile rispetto a questo disco e questi post, sento il bisogno di cambiare linguaggio musicale e stilistico. Non vorrei mai che il mio prossimo album fossero altre dieci canzoni aggiunte a queste o altri cento post scritti in questo modo.

E come mai senti quest'esigenza?

Perché odio fare le cose uguali!

copertina

Ritorniamo al libro adesso. Chi incontra le tue canzoni per la prima volta può trovarsi spaesato, per una forma di impenetrabilità dei testi. Trovi che il libro possa aiutare il processo di ingresso all'interno dei tuoi testi?

Non lo so, non sono nemmeno convinto dell'impenetrabilità dei miei testi. Ci sono sì delle numerazioni caotiche, ma mi sembra di dire banalmente pane al pane vino al vino, di usare esattamente quei termini che ci sono nelle conversazioni. Al massimo possono essere un po' surreali!

Soprattutto in un mondo musicale con testi così lineari e di immediata comprensione...

Appunto, io scrivo testi che anche se ascoltati duecento volte possono sempre darti una diversa angolazione di lettura. Non credo di aver fatto un disco difficile, non mi sono impegnato per rendere cervellotica la mia musica, le mie sono semplicemente canzoni senza niente di sperimentale. Alcune cose possono non arrivare subito, ma poi da qualche parte arrivano.

vascoChiarito il concetto di impenetrabilità dei tuoi testi, ti chiedo nuovamente, il libro mette più carne al fuoco oppure scioglie i nodi delle tue canzoni?

Non saprei, per certe cose penso che il libro sia ancora più sparso di quanto lo fossero le canzoni, da un altro punto di vista può fare capire di più il progetto, perché per me le due cose sono cresciute insieme.

I tuoi post mi hanno sempre fatto pensare a dei non luoghi letterari, ovvero "ambienti" che hanno tutte le caratteristiche per essere considerati forme di scrittura, ma che al loro interno possiedono una nuova caratteristica, ovvero di essere post di passaggio, scritti che aspettano una destinazione, data da chi andrà poi a leggere le tue parole. Puoi condividere questa mia affermazione?

Secondo me sì, tuttavia involontaria. In quel che scrivo non voglio definire tutto in modo così lineare e dichiarato ma allo stesso tempo definire i dettagli più piccoli, che magari sono anche quelli paradossalmente più universali. Più una cosa è provinciale, più gira. Lo diceva anche Monicelli sul neorealismo: le piccole storie di provincia hanno fatto il giro del mondo. Io prendo delle cose da Ferrara, ma poi per esempio da Taranto mi dicono che si sentono rappresentati da quelle stesse cose.

Tu scrivi ascoltando le persone: sei passato da una città piccola e silenziosa come Ferrara per arrivare a città più grandi e più caotiche. Ti sei trovato in difficoltà?

In realtà ti accorgi di tutto il contrario, che anche le grandi città sono fatte di gente di provincia che puoi ascoltare.

Scritto da: matteo musacci

Data: 05-12-2008

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