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Darkness
Un horror di agghiacciante bruttezza
con Anna Paquin
testo alternativoCategoria: Flatline

Ferrara è una strana città per il cinema, spesso le persone che vanno scelgono l’edificio dove andare piuttosto che il film. Dimostrazione emblematica è questo Darkness, che, poco visto in tutta Italia, nella nostra città è stato il campione di incassi prima dell’uscita de “Le Due Torri”. Tutto merito dell’uscita all’Apollo 1, cinema dotato di quasi ogni comfort, di poltroncine comode e di uno schermo pulito e piuttosto grande.
Ma quello che si fa fatica a capire è come possa essere campione di incassi un film così brutto. La stagione dell’horror duro e puro, folgorante negli anni 80, è finita; durante tutti gli anni 90 si è assistito al successo strepitoso di un horror metacinematografico e ironico alla “Scream”. In questo inizio di decennio pare che si possa tornare alla radice del genere. Ma film come darkness inficiano l’ipotesi. Non c’è una rinascita del genere. La povertà di mezzi e la ricchezza di idee è un lontano ricordo. Non c’è un Raimi p un nuovo Carpenter all’orizzonte.
Ma parliamo di questo Darkness… Oscurità. L’oscurità è la vera protagonista, assieme ad una famiglia americana che va a vivere in Spagna, in una casa dove, molti anni prima, c’è stata una strage di bambini. La famiglia è composta da un padre ai limiti della sanità psichica, una madre indaffaratissima e impossibilitata a vedere che il piccolo figlio si copre costantemente di lividi ed escoriazioni, il figlio in questione e una ragazza adolescente, l’unica sana di mente in una congraga di pazzi.
Ma la pazzia non sta solo all’interno della trama, ma anche nella sua costruzione. Se la messa in scena riesce a creare suspance nei primi minuti, tutto è reso vano da una sceneggiatura che comincia a far sbellicare dalle risate dopo il primo quarto d’ora. Tutto sembra scopiazzato da “The Others”, anche se il cliché della casa maledetta è uno dei più abusati nella storia dell’horror.
Dispiace sinceramente di vedere il povero Giancarlo Giannini invischiato in questo tipo di progetti, dopo “Hannibal” anche questo prodigio di bruttezza. Ed è ridicola addirittura la sua interpretazione, tra il gigionismo compiaciuto e il non credere assolutamente in quello che fa. E poi il ruolo del satanista d’accatto è completamente fuori dalle sue corde.
Perché questo dovrebbe essere un colpo di scena e invece si intuisce che il cattivo è proprio lui fin dalle prime scene, tanto banale e scontato è il finale.
Finale che si colora dei toni della farsa. In piena eclissi di sole questa oscurità, principio esplicativo di ogni male del mondo, comincia a prendere le forme di ogni persona, consigliando agli altri di spegnere le luci. Ma la comicità è del tutto involontaria, il tono è greve e la regia poco abile e pesante.
Dopo la prima ora si fatica a tenere gli occhi aperti, non per la paura, ma per noia. E non basta il bel sorriso di una Anna Paquin dalle forme generose a salvare dal naufragio un film in cui la pioggia più che essere segno metafisico è causa di gite al bagno.
Non possiamo certo dimenticare il personaggio dell’architetto zoppo, che ha costruito la casa senza farsi domande e che per quarant’anni non ha fornito alla polizia l’indirizzo del ladro di bambini e viene inglobato dal nulla come le matite (?) del piccolo di casa.
Assurdo e incompatibile con il buon gusto cinematografico, che preferisce un sano splatter ad un orrore come questa oscurità.
Cavoli, peccato che Peter Jackson si impegnato con “Il Signore degli Anelli”, potrebbe dare lezioni a questo scalcagnato regista spagnolo, che usa la macchina da presa con la leggerezza di una clava preistorica. Ma forse è giusto così, dopo anni di pessima televisione siamo entrati nell’era del pessimo cinema, tanto il pubblico si abitua in fretta. Non andate a vedere questo film, se non volete far dal male ad un’arte che, se non proprio moribonda, è in pessime condizioni.

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