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Frida
La battaglia per il titolo di PEGGIOR FILM DEL 2003 è appena cominciata!
La vera storia della più grande pittrice messicana
testo alternativoCATEGORIA: Film d'autore con concessioni al grande pubblico

La vita di Frida Kahlo è stata sicuramente molto infelice. Un incidente avuto da ragazza le ha dato problemi fisici per tutta la vita. La sua relazione con Diego Rivera era purtroppo all’insegna del tradimento, della “coppia aperta”, che Frida finisce per accettare assieme alla propria bisessualità.
Almeno fino a quando l’unica “scappatella” che Frida non può perdonare li porta alla separazione definitiva. Rimane poi affascinata dal generale Trotsky, esule dalla Russia e braccato dai sicari di Stalin, con il quale ha una relazione.

E’ la trama di una soap-opera? No, si tratta dell’omaggio cinematografico alla vita di quella che da molti viene considerata la più importante pittrice moderna. Chi conosce le opere di Frida sa che sono state ispirate quasi totalmente dalle sue vicende private, ma il film dedica una parte minima a questa considerazione. Si accenna più volte alla sua passione per la pittura, questo è vero, ma il tema è sommerso dalla terrificante espansione del tema amoroso.

Che bello, sono proprio contento di aver visto questo film!

Non sono parole mie ma di alcuni spettatori all’uscita della sala. Non intendo tenervi in sospeso sul giudizio che assegneremo a “Frida”: è un serissimo candidato al titolo di peggior film dell’anno 2003. Lo so che c’è ancora molto tempo, ma diciamo che sento di potermi sbilanciare...
Come è possibile allora che il film raccolga consensi da parte del pubblico? La risposta è semplice e permette di spiegare l’annuale ripetizione degli incassi astronomici della coppia Boldi-De Sica (che come avrete capito, non riusciamo proprio a recensire).
Quel che sta succedendo da molti anni a questa parte è l’invasione del “piccolo schermo” nei confronti del “grande schermo”. Il pubblico, forse scoraggiato dal prezzo del biglietto, va al cinema pochissime volte all’anno (una grossa fetta solo a Natale). Quando lo fa, desidera andare sul sicuro, sapere esattamente a cosa va incontro. Ed ecco che la scelta cade sul solito film già visto e, quel che più conta, dalla messa in scena completamente televisiva e in un certo senso “rassicurante”.
Nasce quindi alla lunga un nuovo tipo di pubblico, incapace di cogliere l’abilità registica che sta dietro alla realizzazione di un film, incapace perfino di riconoscere in un opera cinematografica valori che non siano legati alla semplice trama.

Il crimine di “Frida” è quello di NON essere “Vacanze sul Nilo”. Per il tema trattato è facile capire che si tratti di un film che ambisce ad essere “d’autore”. Eppure non ha la capacità di sollevarsi minimamente dalla propria piattezza, difficilmente non definibile appunto come “televisiva”. Immaginate i dialoghi inconsistenti che potreste giustamente trovare in una telenovela. Dico giustamente perché la casalinga deve poter seguire gli avvenimenti anche se sta facendo altro. Ma lo spettatore non Defilippizzato che fa? I vostri critici urlavano di dolore (e per questo intendono scusarsi con il resto del pubblico).
Le ambizioni di questa pellicola vengono fuori nelle sequenze in cui si abbandona all’eccesso: come la violentissima scena dell’incidente nell’autobus e gli inserti surreali di animazione. Momenti francamente difficili da giudicare, perché completamente “fuori luogo” rispetto al tono dell’intera opera.
Su altre sequenze invece non ci sono dubbi, certe cose non andrebbero MAI mostrate. La scena di sesso fra Salma Hayek e un attempatissimo Trotsky è Dolore allo stato puro (quindi apprezzatissimo da noi amanti del Trash).
Come avrete capito l’interpretazione della star messicana non è esattamente “da Oscar”. Direi però che non si tratta di un problema di recitazione, quanto del fatto che la produzione (ovvero lei stessa) pare aver imposto di non imbruttirla minimamente (“monociglio” a parte).
Il risultato è che “Frida la storpia” (come la stessa amava definirsi) latita. Mentre la Hayek, il cui seno viene mostrato con una frequenza che non esiterei a definire Fenechiana, è ben presente e in ottima forma. Tranne nella strepitosa scena in cui balla con Ashley Judd: la regia riesce magistralmente a cogliere appieno ogni singolo difetto di entrambe.

Insomma un film di una bruttezza insopportabile. A meno di non alleggerire la visione, discutendo con il vicino di sedia se il grande Diego Rivera in questo film sia rappresentato più come un Fragolari (in un momento di sconforto taglia una tela con un coltello) o uno Staccolanana (vista la statura della Hayek). Oppure cercare di indovinare quale sarebbe stata la parte del corpo Fenechianamente esposta, se a vincere la sfida per i diritti fosse stata l’altra star latina interessata al progetto: Jennifer Lopez. Oppure...

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