La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Feb 15 2009

L'Uomo che pedala

di Fabio Zecchi

Terza puntata di Vento in faccia - La bici scivola sullo sfondo

Nella prima puntata di Vento in faccia vi abbiamo detto una piccola bugia. Abbiamo parlato di Rivoluzione Divertente della Bicicletta, di un mezzo portatore sano di entusiasmo, prima ancora che bandiera ambientale da sventolare sulle nostre terre inquinate. Abbiamo cercato di riposizionare la bici in un contesto meno politicizzato e più emozionale, e non perchè le battaglie ecologiche non siano giuste, anzi, ma perché crediamo che una "bici divertente" sia molto più "utile" (volendo usare questo grigio termine pragmatico) alla causa ambientale, e molto più "veritiera". Si trattava una questione di onestà, in fondo.


Vento in faccia - Terza puntata


Vi abbiamo però volutamente nascosto una parte della verità: ovviamente, il discorso non si esaurisce in pedalate a perdifiato con il sorriso sulle labbra. Non stiamo per rinnegare il principio fondamentale costituente della bici, il suo essere innanzitutto veicolo divertente. Semplicemente, non è tutto qui. Ora cerchiamo di aggiustare il tiro.


A differenza di ogni altro mezzo, la bicicletta ha una clamorosa capacità di mutazione. Se appoggiata al muro o su un cavalletto, ci appare come un telaio sorretto da due ruote, nel momento in cui ci saliamo sopra avviene invece la (quasi) magica trasposizione. Noi e la bici scompariamo, sostituiti da un soggetto unico, nuovo. Questo è il momento decisivo dell'intera faccenda: la bicicletta diventa la propagazione di noi stessi. Potremmo dire: la bici in sé non esiste, esiste solo l'uomo/donna che pedala. Che è pur sempre uomo/donna.
Di cosa stiamo parlando, quindi? Di biciclette, sellini, ruote da cambiare, percorsi cicloturistici, piste ciclabili? O invece, gira e rigira, si finisce sempre lì, dal punto di partenza e di arrivo, a parlare di esseri umani in relazione con altri esseri umani?


In quanto appendice delle nostre gambe (e del nostro cuore), la bicicletta è dunque in grado di amplificare i nostri pregi, ma pure i nostri peggiori difetti. Diventa perciò pure inutile affibbiarle degli aggettivi per identificarla, e si può tranquillamente abusare del concetto di Tuttologia. Lo spettro delle sensazioni, quando si pedala, è completo e copre sia i migliori, sia i peggiori nostri istinti.
Vediamo qualche esempio, apparentemente banale.


Prendete Corso Giovecca al mattino, ribollente di traffico. Code infinite di auto congestionano la strada, magari piove, magari siete in ritardo. L'esperienza quasi mistica di attraversare la strada più trafficata in queste condizioni, assume una valenza completamente opposta, eppure speculare, se la si percorre dentro le lamiere dell'auto, o in sella alla bicicletta.
Nel primo caso, infatti, la sede stradale ci appare infima, stretta, la sensazione di accerchiamento è totale e a poco serve la cappa di ossigeno che ci separa dal mondo esterno. Sigillati nell'abitacolo, non ci curiamo delle nostre dimensioni, ci facciamo inconsapevolmente arroganti e, spesso, finiamo anche per stringere il passaggio laterale per i ciclisti, che si trovano così bloccati da un lato dalle file d'auto parcheggiate, e dall'altro da automobilisti impegnati a trovare tregua smanettando sull'autoradio, che finiscono per chiudere il passaggio. Un po' la frustrazione, un po' il fatto che questa pioggia maledetta non smette di cadere, la nostra coscienza civica viene asfaltata dalle quattro ruote della nostra auto: siamo stressati e incuranti del mondo attorno a noi.
Proviamo invece a percorrere lo stesso tratto, nelle medesime condizioni, in sella alla bici. Sportelli che si aprono improvvisamente come cartellini degli Imprevisti al Monopoli, auto che ci chiudono e non ci lasciano altra scelta che starcene fermi, bagnati, a respirare lo scarico delle loro marmitte. Non sono bei momenti di divertimento, non c'è niente di salutare perchè lo smog lo respiriamo tutto noi, eppure un lato positivo, di questo secondo caso a due ruote, c'è: ci rendiamo conto che non siamo soli, sulla strada, che esistono altre persone altrettanto frustrata per il traffico, la pioggia, il ritardo, che hanno bisogno di un varco per passare e di non sentirsi sotto pericolo costante di sportelli a tradimento. In quei difficili frangenti mattutini, in bicicletta si impara qualcosa di più: la chiameremmo Tolleranza, se non risultasse così retorica, e allora ripieghiamo su un più generico "mettersi nei panni degli altri".


Grande, piccolo, la bicicletta ribalta la nostra concezione degli spazi. Un tratto di strada che in macchina potremmo percorrere in dieci minuti scarsi, diventa improvvisamente un'eternità in bici. Le prime volte che si intraprendono "gite ciclistiche fuori porta", fosse anche solo per raggiungere la Destra Po dal centro, si finisce per stupirsi di come sembra così lunga la strada da fare. E' una sensazione di stupore superfluo, da quanto sia ovvia la considerazione, ma è un'altra piccola "lezione di vita", tanto più proficua quanto più le distanze dei nostri percorsi si allungano. Pedalare è la tecnica migliore per imparare la Pazienza, saper attendere il momento conclusivo delle nostre pene, o delle nostre gioie. Dalla pazienza all'Assaporare, il passo è breve.


Così come dalla pazienza alla Resistenza. Uscite in bici regolarmente, ogni settimana, oppure anche solo per andare al lavoro tutti i giorni, e qualche rampa di scale vi faranno meno paura. Avrete più fiato da spendere, anche per gridare improperi (capiterà eccome, i ciclisti non sono santi) alle maledette auto arroganti.


E potremmo andare avanti a citare casi su casi. I più masochisti impareranno ad apprezzare la Fatica, trovandoci in essa una valida alternativa alla pratica zen. Altri finiranno per odiare l'acido lattico, e a pedalare più in fretta "per spezzare l'agonia" (per citare il povero Pantani).
E se credete che pedalare sia un'attività individuale, forse vi ricrederete mentre sarete in mezzo a un gruppone di ciclisti che si scambiano battute da osteria e fragorose risate. Svilupperete un innato senso di Socialità, traducibile in uno scambio di borraccia o in uno sguardo di reciproca intesa una volta arrivati in cima a quel passo.

Talvolta, vi capiterà pure di Sognare, quando pedalare sarà diventato un gesto automatico. Cos'è la bicicletta, quindi, di fronte a tutto questo? Niente di più, e niente di meno, che l'eco di noi stessi.

Scritto da: Fabio Zecchi

Data: 15-02-2009

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