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Gangs of New York
Anche la battaglia per il miglior film del 2003 è appena iniziata!!!
di Martin Scorsese
testo alternativoCategoria: Film d’autore con concessioni al grande pubblico.

L’arte ha a che fare con il senso di colpa, il tradimento, la rabbia, la disperazione, anche quando riguarda la bellezza. Non c’è grande opera artistica che trascenda da questa coordinate, anche quando il suo oggetto è l’estetica più spudorata. Il nuovo film di Martin Scorsese, questo attesissimo Gangs of NY riguarda tutte queste cose, e anche di più. Il regista italo americano ci parla della sua America, della nascita di quella grande nazione, non già della sua fondazione, ma della creazione delle strutture sociali che ne fanno quella che è oggi.
Il film parte con una battaglia, una guerra tra straccioni per la conquista dei five points, un quartiere della grande mela. La battaglia è tra i Nativi Americani, i nipoti dei primi coloni, capitanati dal macellaio, e i conigli morti, irlandesi neoimmigrati, guidati dal prete. In questa magnifica sequenza iniziale, fatta di sangue che sporca la neve, fatta si sguardi dei piccoli che osservano la scena, costruita attorno ad armi rudimentali per il possesso di un fazzoletto di terra, Scorsese da il meglio della sua filmografia: segni religiosi affollano il campo di battaglia della follia umana. Il prete muore per mano del macellaio, i conigli morti sono costretti ad abbandonare la città e il piccolo figlio viene rinchiuso in un orfanotrofio. Passano 16, il piccolo diviene adulto e torna ai five points, deciso a vendicarsi. Quasi nessuno conosce la sua identità e lui diviene il primo aiutante di qual macellaio che aveva ucciso suo padre.
Tra povertà e corruzione, sfarzi delle classi agiate, in cui compare in un cameo divertito il regista, e degrado morale dei sobborghi si sviluppa il magnifico affresco targato Scorsese. Ogni scena sembra un quadro a cavallo tra il rinascimento e il barocco, con luci quasi caravaggesche e composizione di piani perfette. Ogni gesto e ogni situazione concorrono a dare senso e anima ad un film corposo come pochi altri negli ultimi anni. Vengono trattati tutti i temi cari all’autore di Taxi Driver, dal tradimento alla vendetta, dalla pietà cristiana ai turbamenti morali dei personaggi.
Ma tra tutto questo sta l’America e in particolar modo New York, città sospesa tra un passato inesistente ed un futuro da costruire. Nell’ellissi temporale di 16 anni la città sta cambiando. Quelli che erano banditi di strada, come il macellaio Billy, ora sono procacciatori di voti per un sindaco affarista e spregiudicato, i pompieri della città sono in competizione tra loro per il predominio territoriale e il furto e l’assassinio proliferano come fossero norma sociale.
Le storie si intrecciano e i sentimenti sembrano poter sopraffare il film, ma questo resiste, in bilico tra un senso di rimpianto per un passato glorioso, seppur tragico, ed un presente che aspetta solo un possibilità di tornare indietro, di poter rivivere le esperienze trascorse. Però il mondo cambia inesorabilmente e i suoi personaggi, se non sono pronti a capirlo, devono scomparire.
L’America non ha più bisogno di teppisti rancorosi pronti a sguainare spade e pistole, il novecento di avvicina e la modernità con lui.
Con una messa in scena perfetta e scene assolutamente spettacolari, Scorsese riesce in una delle sue imprese produttive più difficile. Il film è quasi un capolavoro, e lasciamo il quasi perché una produzione assassina ha giudicato il film troppo lungo e ci ha privato di una ulteriore mezz'ora di puro piacere filmico. Gangs of NY è un film mutilato dalla Miramax, e se certe volte la coerenza di script lascia a desiderare non è colpa dell’amatissimo regista.
Nonostante questo crimine contro l’arte, il film è notevolissimo ed eccellente, commuove, emozione, fa provare rabbia e empatia con tutti i protagonisti e gli spettatori sono pronti ad immedesimarsi anche con l’odioso e caricaturale macellaio.
In questo contribuiscono anche degli attori strepitosi: dall’ottimo Di Caprio, che finalmente sta togliendosi di dosso l’odiosa fama di bello efebico, al superlativo Daniel Day Lewis, maschera perfetta di un personaggio luciferino e affascinante. Brava anche Cameron Diaz, poco utilizzata per ruoli drammatici ma che alla bisogna sa farsi rispettare. Ma forse il merito maggiore va ai caratteristi del ruoli secondari, attori che non avranno mai i loro nomi nei cartelloni pubblicitari, ma che sono perfetti per incarnare lo spirito che Scorsese voleva dare al film: un insieme di entità, e non di persone, che si muovono come fantasmi sulla superficie di una civiltà che ha deciso di fare a meno di loro, guerrieri persi e finiti, dimenticati dalla storia perché la storia non ne aveva bisogno.
E gli ultimi 40 minuti sono tra le cose più grandi che il cinema abbia mai dato, un crescendo drammatico che viene spezzato dall’inatteso, con gli eventi che passano a portare via un mondo, come un tifone su una spiaggia tropicale. E’ stato steso un nero manto su quelle storie, come se potessero essere cancellate per sempre. Scorsese ha deciso di sollevarlo, mostrando al suo paese quello che il suo paese è. Come nel romanzo storico, in cui si sceglie di raccontare il passato per parlare del presente, il regista ci parla dell’ottocento per discutere del duemila, tra esigenza di integrazione razziale e recrudescenza del pregiudizio.

Nella sequenza finale, in cui il regista mostra il futuro della grande mela, campeggiano le Twin Towers, non ancora distrutte. E’ un monito forte quello dell’autore: gli Stati Uniti sono un paese come tutti gli altri, né migliore né peggiore, hanno scheletri nell’armadio e grandi possibilità. L’arte, come sempre, può indicare una strada, portare alla luce dei problemi. E’ consapevole di non avere la ricetta per risolverli, ma un’opera problematica e complessa come questa è un’opera necessaria in questi tempi difficili.

Voto :*** oppure ***1/2 oppure **** (voto strano vero? Se si potesse giudicare senza i tagli criminali imposti dalla produzione sarebbe stato molto più facile valutarlo… aspettiamo l’edizione integrale in DVD per darvi un giudizio definitivo, ma il consiglio è di vedere questo film ad ogni costo).




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