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Aristotele
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Mar 22 2009

Drogati di bicicletta

di Fabio Zecchi

Quinta puntata di Vento in faccia - Reinventare se stessi mentre si pedala

La bici è una droga, un esaltatore di sapidità. Con lei sono sempre contento, come un bambino. Quando vado e quando mi fermo.

Altan (Tre uomini in bici, di Paolo Rumiz)


Vento in faccia - Quinta puntata


Siamo saliti in bicicletta e subito l'abbiamo appoggiata al muro. L'ombra delle ruote si è fusa immediatamente all'ombra di noi ricurvi sul manubrio. Eppure non è così facile liquidarla: darla per "scontata" sarebbe il primo errore che si potrebbe commettere montando in sella. Se è vero che esiste l'uomo che pedala, e non due soggetti separati, per arrivare a questa fusione c'è bisogno di un reciproco e silente accordo: tu dai qualcosa a me, e io ricambierò. Abbiamo visto nell'altra puntata che cosa può trasmetterci la bici (in breve: quasi tutto), ma che cosa richiede in cambio da noi?


La bicicletta è un allenamento per diventare più umani di quanto non lo siamo già. Serve ad amplificare le nostre capacità ma soprattutto i nostri sensi. E, come in ogni addestramento degno di tale nome, richiede applicazione e concentrazione. I distratti potranno anche starsene seduti in ultima fila ad appiccare cicche sotto al banco, ma difficilmente riusciranno mai ad "accorgersi" di stare pedalando. Sorte speculare toccherà ai più secchioni, aggrappati ai banchi in prima fila intenti a sbobinare appunti: non saranno mai in grado di "dimenticarsi" di stare pedalando. In entrambi questi casi, nessun approccio prevede l'ascolto. Questo la bicicletta ci insegna: ad ascoltare ogni minimo segnale, proveniente non solo dall'esterno ma soprattutto dall'interno di noi stessi. Esige attenzione perchè regala attenzione: uno scambio alla pari.


Ma la bicicletta non è una maestra imperturbabile. Sa sferzarci nei momenti di pigrizia, ricordandoci che al mondo esiste quella dannata forza d'attrito che rende tutto complicato, e rende vischioso anche il copertone più liscio. Dai, pedala più forte, perchè sei in salita. Dai, pedala più forte, perchè sei controvento. Dai, pedala più forte, perchè sei stanco.
Ci regala secchiate di pioggia, magari senza ombrello. Ci offre irripetibili giornate di sole, facendoci sudare e godere. Non è mai avara, ma richiede da parte nostra un atteggiamento essenziale: dovremo spogliarci di inutili accessori o pesi aggiuntivi, e chi ci vuol trovare una metafora che va aldilà di semplici zaini in spalla o ingombranti gadget, fa benissimo. Dovremo presentarci all'appuntamento con la bici in uno stato presentabile, ma senza essere vanitosamente eleganti: puntate sull'efficienza, l'agilità, la semplicità, e non stiamo parlando solo dell'abbigliamento.


Scopriremo i dettagli di questo corteggiamento nelle prossime puntate. Finora abbiamo voluto introdurre il concetto di bicicletta, una parentesi enorme nella quale ci si può infilare praticamente di tutto, con i contorni che sfumano e non si capisce chi trasporti cosa. Una fusione tra uomo e mezzo di trasporto che fa nascere un organismo ibrido: metà carne, metà ferro. Un essere che sfida la fantascienza con armi goffe e senza usare effetti speciali, rendendola reale in modo innocuo e dunque sovversivo. Uomini e donne che pedalano nelle nostre strade, per le nostre campagne, tra le vie dei nostri quartieri e ci sembrano così normali: eppure sono mostri mutanti, in continua evoluzione ad ogni giro della catena. Individui che col passare dei giorni trascorsi su una sella, vedono cambiare le proprie prospettive, i propri punti di vista sul paesaggio circostante. Assimilano un codice tutto nuovo, composto da termini e regole grammaticali prima sconosciute. Un mondo nuovo gli si spalanca addosso, popolato da nuovi suoni, nuovi odori e nuove visioni.


I rami secchi tranciati dalle ruote della propria bici, le foglie compresse dai copertoni, la ghiaia schiacciata, le urla delle pozzanghere tranciate dal nostro passaggio. Suoni noti eppure sembra che li sentiamo per la prima volta in stereoronia, e ben presto ci accorgiamo che ne esistono altri miliardi.
I fossi gelati al lato della strada, le piante ricoperte di brina bianca su ogni loro centimetro, il cartello stradale storto, i volti delle persone che incrociamo e che non si capisce in che direzione stiano guardando (forse nel vuoto). Segni noti ma che rubano la nostra attenzione, calamite che ravvivano ogni dettaglio, anche e soprattutto il più insignificante. Non troveremo il senso delle cose, ma le cose e basta, e ne saremo comunque stupiti.
Sapremo reinventare il paesaggio attorno a noi, finendola una volta per tutte di trattarlo da pallido fondale per le nostre conversazioni o telefonate o incolonnamenti al semaforo. Quelle spighe di grano così gialle sotto un cielo così azzurro (tanto per citare la prima immagine banale che possa venire in mente...) verranno finalmente assimilate per essere paragonate a quello che ci offre il nostro subconscio. Inizieremo a pensare di stare pedalando in una pubblicità del Mulino Bianco, o dentro un quadro impressionista. Si innescheranno reazioni visive a catena, il cui eco finirà per rimbalzarci addosso. Sarà allora, quasi vergognandoci di scoprirci così emotivi o così ingenui, che spunterà un sorriso, e saremo contenti di aver fatto la scelta giusta: salire in bicicletta.






La strada è un film che si srotola, intercetta voci, fotogrammi, silenzi, li allinea e li cataloga indelebilmente. I pensieri che nascono in bici hanno una musicalità speciale. Da fermo guardi la luna che sorge e dici: "Andiamo verso la Luna, a oriente". Andando, l'immagine si fa più evocativa. Diventa: "Ti avremo, Luna d'oriente". E il pianeta lo vedi salire davvero dal bosco, con la sua luminescenza color pergamena. A quel punto si innesca un circuito. La frase sprigiona euforia, l'euforia fa andatura, e l'andatura macina endorfine benefiche. Che a loro volta creano immagini.

La bici è ritmica, veloce quanto basta, non annoia mai. E' uno shaker che assembla memorie, immagini, profumi, frasi dette e in gestazione.



Paolo Rumiz - Tre uomini in bici

Scritto da: Fabio Zecchi

Data: 22-03-2009

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