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Prova a prendermi
Il più giovane truffatore della storia
di Steven Spielberg
testo alternativoCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile
Strano film questo Prova a prendermi. Strano per come è nato, per come è stato prodotto. Tratto da una storia vera è stato abbandonato da un paio di registi, prima di approdare nelle mani del suo produttore, il re Mida di Hollywood Steven Spielberg. Lo ha girato in tre settimane, sfruttando le pause dei due divi, Leonardo di Caprio e Tom Hanks, spendendo relativamente poco. E tutto questo è strano per un autore quale Spielberg, che torna sui toni della commedia dopo molto tempo.
Prova a prendermi è la storia vera di un giovanissimo truffatore, che, scappato di casa in seguito al divorzio dei genitori, comincia la sua carriera malavitosa. Frank Abagnale, questo è il suo nome, è solo un ragazzo, ma abile e scaltro, come i suoi passati scolastici dimostrano. Ed ha chiaro in testa il sogno americano. Vuole guadagnare tanto da permettere al padre di riprendersi quello che la vita gli ha tolto, i soldi e la moglie. Il racconto, debole e scarno nella prima parte, cresce man mano che il truffatore incontra la legge, incarnata dal solitario e incompreso agente dell’FBI, incaricato di sventare le frodi bancarie.
I due sono entrambi soli, e ogni Natale, per tre anni, si sentono al telefono. Una solitudine profonda e inguaribile, che li spinge l’uno inevitabilmente verso l’altro, fino ad un finale che appare debole e tirato per i capelli, con numerosi passi a vuoto della sceneggiatura. Ma il tono è leggero e la regia salda, con la trama che scorre affascinando lo spettatore conscio del fatto che quello che accade in quell’ultimo scorcio degli anni 60 è realmente accaduto.
Il tono di Spielberg ricorda a tratti l’umorismo pirandelliano, che lascia dietro di se commozione e riflessione: indicativo di questo è una magnifica modella, incarnazione dei sogni del teen ager americano, che si prostituisce per alte cifre a giovani rampanti. Se la scena è girata in maniera divertente e tutto sommato molto godibile, lascia dietro di se l’amarezza del sogno infranto, come il passaggio inevitabile dall’infanzia protratta dell’adolescenza all’età adulta.
Ottima la prova dei due attori principali: Di Caprio ed Hanks non si prendono troppo sul serio, si divertono a girare e questo divertimento transita sullo spettatore, la regia è leggera e abile, sopperisce agli evidenti limiti della sceneggiatura con una messa in scena quasi perfetta, portando lo spettatore a conclusioni spesso fallaci e ingannevoli, comportandosi in un certo qual modo come il protagonista del film: compie truffe, si, ma in fondo non fa del male a nessuno.
Forse non condivisibile dal punto di vista ideologico, con il protagonista che comunque raggiunge il successo, è coinvolgente e intrigante, specialmente per il sogno irraggiungibile che coinvolge lo spettatore: il sogno di poter essere tutto ciò che si vuole, come in un film. Come in un film appunto, e tutto diviene per l’ennesima volta riflessione sul cinema, sul ruolo dell’attore come truffatore vincente.
Alcune cose non sembrano molto coerenti, specialmente nel finale, dove addirittura sembra mancare una parte di storia, e nel complesso si tratta di un film semplice semplice.
Ma il tutto si lascia guardare e la confezione è piuttosto accattivante, tanto da convincere entrambi i vostri critici cattivissimi. Perciò se avete voglia di un buon film medio, che non impegni più di tanto le vostre risorse celebrali, senza rinunciare nel contempo ad una buona messa in scena, questo è il film che fa per voi.

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