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Motel Woodstock
Un film di Ang Lee
Con Demetri Martin, Dan Fogler, Henry Goodman, Jonathan Groff, Eugene Levy.
Titolo originale Taking Woodstock. Commedia, durata 121 min. - USA 2009

Divertente ed ironico film di Ang Lee, a quarant’anni dal Festival di Woodstock, evento che inaugurò un’altra era culturale e sociale, l’era dei Figli dei fiori, del Peace & Love, delle contestazioni contro le guerre (in particolare contro il conflitto interminabile in Vietnam), contro le istituzioni, che rivoluzionò i costumi contro la morale in auge fino alla fine degli anni Sessanta del secolo appena trascorso.
Il punto di vista utilizzato dal regista per raccontare l’ideazione e l’origine di quei tre giorni lisergici di pace e amore è decisamente particolare in quanto la persona che decide di cogliere la palla al balzo relativa alla mancanza di ospitalità nei confronti del festival di Woodstock da parte di una località limitrofa alla propria è un ragazzo eclettico e portato per gli affari di famiglia polacco-ebraica, impegnato su due fronti: il riconoscimento dei diritti degli omosessuali a New York e il ri- sollevamento della situazione finanziaria in cui versa il motel di famiglia.
Inusuale é la rappresentazione del contesto umano in cui si svolgono le vicende: una comunità dell’America rurale, per lo più popolata da anziani e da una buona percentuale di famiglie di religione e cultura ebraica, comunità moralista ed interessata al business.
Infatti l’opportunità di ospitare il Festival di musica degli Hippies inizialmente è accolta di buon grado da parte degli abitanti di Catskill in quanto opportunità enorme di guadagno per tutti; infatti i prezzi richiesti in particolare dai genitori di Eliott, il protagonista, gestori del decadente motel, e dal proprietario dei 600 acri di spazio libero in cui sarebbe stato ospitato il grande evento vedranno un aumento esponenziale, cui gli organizzatori, capitanati dal visionario e quasi angelico personaggio che stabilisce di ospitare, nonostante tutto, il festival nel territorio circostante l’esigente comunità di Catskill, dovranno attenersi.
Ovviamente le problematiche ma anche la rottura degli argini morali e culturali degli abitanti locali si genereranno a seguito della letterale invasione dei figli dei fiori e di tutti coloro che si scopriranno simpatizzanti.
Emblematiche sono le figure del poliziotto probabilmente omosessuale che adornerà il suo casco d’ordinanza con un fiore e che darà un passaggio al rigido Eliott verso un mondo sconosciuto che gli aprirà “le porte della percezione” (“the door of perception” A.Huxley, 1954), sia dal punto di vista degli stupefacenti che della sessualità.
Divertenti ed irriverenti le scene in cui si percepisce che i genitori di Eliott lasciano cadere gradualmente le loro rigidità durante la fase preparatoria del festival e le tre giornate in cui si è svolto quest’ultimo. In particolare riveste interesse l’amicizia tra il padre di Eliott ed il personaggio trans-sessuale assunto come vigilante nei confronti della mafia locale interessata anch’essa a trarre vantaggio dall’evento, che rappresenta ai suoi occhi la giovinezza e la voglia di vivere, perse nel grigiore della vita coniugale con la tirchia ed affarista signora Imelda.
Vi sono tuttavia alcuni stereotipi su cui sorridere ma su cui bisogna riflettere, a causa del perdurare delle rappresentazioni stigmatizzate da cui originano: come l’affarismo privo di etica delle perone di cultura e religione ebraica da cui deriverebbe un’inestirpabile tirchieria, rappresentato dalla scena in cui la mamma di Eliott, Imelda, è ritrovata dal marito e dal figlio addormentata sopra un monte di dollari che l’intera famiglia avrebbe potuto utilizzare per riequilibrare la situazione finanziaria del motel.
Altra emblematica figura è il visionario cherubino, mente del festival di Woodstock, che sembra direttamente tratto dal Musical Hair, ispirato al cantante della band glam-ironico Darkess, e nello stile ai personaggi del film Velvet Goldmine (1998, Todd Haynes) che rappresenta la scena musicale inglese ed americana glam successiva a Woodstock.
Il fatto che si sia speculato a livello economico-finanziario su un evento come i tre giorni di Woodstock che parlava di pace, amore, trasgressione e rottura dei valori, è rappresentato con notevole ironia e sarcasmo con l’obiettivo di guardare con un’ottica meno idealizzante il più grande evento musicale della storia contemporanea.

Ludovica Grillo
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