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L'uomo senza passato
Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes
di Aki Kaurismaki
testo alternativoCATEGORIA: Beoo, beeooo! Capio un caz...ma beeooo!

Un uomo appena arrivato a Helsinki viene aggredito da tre teppisti. Gravemente ferito, viene portato all'ospedale, dove i medici per errore lo credono morto. Invece alzatosi dal lettino se ne esce a girare per la città, senza una meta. Infatti non ricorda nulla del proprio passato. Così, viene soccorso da una famiglia poverissima e si stabilisce tra i reietti della città. E' l'inizio di una nuova vita.

Parlare del nuovo film di Aki Kaurismaki significa fare la cronaca di una conquista.
Eh si, non avevamo mai visto un film di questo regista finlandese. Non che fossimo scettici riguardo al valore di un'opera che ha vinto il Gran Premio della giuria all'ultimo Festival di Cannes.
Il fatto è che c'è una maniera ben precisa in cui NON si deve approcciarsi alla visione de "L'uomo senza passato". E' quella di sedersi nella propria poltrona convinti di stare per assistere ad un film "d'autore", un film "impegnato".
Commesso l'errore, ci si trova davanti ad un film che appare più un giochetto intellettualoide fine a se stesso, piuttosto che l'ultima produzione di un regista affermato ed amatissimo dalla folta schiera di fans.
Le atmosfere rarefatte e le sottrazioni effettuate sui dialoghi, oltre adavere un effetto soporifero micidiale, lo fanno apparentemente passare per un'irritante "cosuccia" persa nella propria sterile incomunicabilità.
Tutto questo finché non si arriva a cogliere l'ironia che vi scorre all'interno, a capire che ci troviamo di fronte ad una commedia.
Beffarda, sarcastica, verrebbe da dire "congelata", l'ironia di Kaurismaki è talmente nascosta da negarsi completamente a chi non sa riconoscerla. In realtà tutto il film è strutturato in siparietti in cui il protagonista(un bravissimo Markku Peltola) si muove in un mondo che ha regole tutte sue, e in cui la sua impassibilità di fronte ad ogni situazione diventa cifra stilistica dell'intera pellicola.
Ed ecco che ci si scopre a guardare un film leggero come una piuma, eppure sovversivo nel suo ribaltare tutte le convenzioni della messa in scena di un film comico. Ogni frammento è caratterizzato da una sotteranea ed irresistibile voglia di rimescolare le carte. Come nella scena in cui il protagonista accetta di collaborare con gli strumentisti dell'Esercito della Salvezza, a patto che accettino di suonare un nuovo tipo di musica: l'inizio del testo della canzone sembra fare riferimento al carattere euforico che il Satanismo ha spesso ricoperto nella storia della musica Rock, poi diventa chiaro che si tratta di un semplice adattamento di una canzone religiosa.
Arrivati al punto di ridere sonoramente in una sala muta, si può ricominciare a considerare "L'uomo senza passato" un film d'autore. Con una sua particolare poetica, mette in scena la storia di un uomo che ha perso non solo la memoria, ma la sua stessa identità. Ciò che gli rimane sono i calli nelle mani e l'abilità nel lavoro, l'appartenenza alla propria classe sociale come unica parte ineliminabile della vita precedente. Come se a portarlo tra i reietti di Helsinki fosse stato il destino, come se quest'uomo che non è più tornato a casa fosse in realtà un uomo che si era perso, e che ora ha ritrovato(perdendosi) la sua vera "casa".
A questo punto della visione i vostri critici erano completamente conquistati dall'"Uomo senza passato" e dalla sua divertentissima tranquillità, pacificati dalla poesia delle piccole cose e da una storia d'amore tenera e contrastata da piccoli grandi ostacoli.
Peccato che il film prima o poi finisca(e peccato non essersi gustati appieno la parte iniziale), saremmo rimasti volentieri per ore in compagnia di Kaurismaki e della sua leggerezza sovversiva.

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