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Jan 17 2010

Il futuro del volontariato? I giovani, in squadra

di Lisa Viola Rossi

La parola d'ordine è promuovere la cittadinanza attiva

Coinvolgere i giovani, collaborare con le istituzioni e fare squadra.
Sono i principali risultati emersi dall’indagine nazionale svolta dalla Fondazione “Emanuela Zancan” di Padova sul futuro del volontariato: l’istituto di ricerca sociale ha presentato di recente l’anteprima dello studio svolto nella primavera-estate 2009, che ha dato voce a 1424 volontari impegnati in vari settori d’intervento a livello nazionale. Per indagare le criticità, ma anche le potenzialità di sviluppo del volontariato.
Volontari
Come deve rinnovarsi il volontariato per far sì che la società sia migliore?
Questa domanda riassume il senso della ricerca. È così che i volontari hanno parlato di crisi, non intesa in senso complessivo, dei valori fondanti della loro attività sociale, ma sotto forma di una serie di difficoltà: ad esempio, la rara collaborazione con le istituzioni (in particolare, il 54% dei volontari denuncia l’incapacità delle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità verso i più deboli) e interassociativa (41% di risposte “Molto/Moltissimo d’accordo”); o la difficoltà di tradurre i principi in azioni concrete, a causa della scarsità di risorse economiche (58%), o per l’eccessiva burocratizzazione posta da certi soggetti finanziatori (30%), o per la mancanza di un volontariato ‘professionale’ (44%).
È emersa dunque la necessità di introdurre una rendicontazione sociale che verifichi l’impatto delle azioni volontarie: “Questa è la nuova frontiera del volontariato – dichiara Tiziano Vecchiato, direttore scientifico della Fondazione -. Nella nostra società, sono pochi i soggetti che valutano l’efficacia delle proprie azioni. Eppure si dovrebbe fare, perché è la massima espressione di responsabilità nei confronti delle risorse che vengono messe a disposizione”.
La consapevolezza di tale crisi è sentita principalmente dai volontari di maggiore età, con titolo di studio elevato e ruoli di responsabilità all’interno delle organizzazioni.
E Vecchiato definisce tale crisi “necessaria”, spiegando: “Rende i volontari più critici, spingendoli ad interrogarsi sull’adeguatezza delle risposte che vengono date ai soggetti più deboli. Un volontariato – continua - che non si pone queste domande è, infatti, ad alto rischio di perdere la propria identità, di prestarsi a manipolazioni e strumentalizzazioni per ragioni di consenso politico o di altro genere”.
Mancano i giovani, tra i volontari, soprattutto nel settore dei servizi alla persona. “Nel volontariato – commenta lo studioso - bisognerebbe sfidare le nuove generazioni, perché prendano spazio ed esprimano anche le capacità di 'potere', che devono giocare. Questa è la condizione perché un organismo vivente continui a vivere”. A detta degli intervistati, i giovani non fanno volontariato perché la scuola non promuove la partecipazione a esperienze di gratuità (50% di risposte “Molto/Moltissimo”) e perché spesso sono indifferenti o rassegnati di fronte alle scelte politiche (42%). Inoltre, secondo il 44% del campione interpellato, la precarietà del lavoro è un fattore che non facilita forme di volontariato continuativo.
Vecchiato sottolinea d’altra parte quello che definisce un “grande risultato” dello studio svolto: i volontari hanno messo tra le proprie priorità “la democrazia, una convivenza in cui è possibile un confronto e una ricerca di soluzioni migliori” .
Molti sono i problemi segnalati dai volontari dovuti a cause esterne, ma il sociologo evidenzia anche un altro dato: “I volontari riconoscono un problema interno: non sono capaci di testimoniare fra se stessi la solidarietà che s’impegnano a esprimere con gli altri”. Ciò rappresenta per Vecchiato “un rischio di non crescita positiva”, poiché, sostiene “i volontari non sono chiamati soltanto a fare, ma anche a testimoniare, a dare visibilità valoriale a quello che fanno”. Su questo dunque si gioca secondo lo studioso la prossima sfida: “Di fronte a questi problemi bisogna trovare soluzioni nuove che non conosciamo, esplorare e sperimentare modi nuovi di essere solidali, di testimoniare cittadinanza”. La soluzione? Secondo il sociologo “è necessario un grande sforzo di innovazione. Come fanno le aziende – conclude il direttore - sperimentando nuovi prodotti e servizi, così il volontariato deve inventare nuovi modi di essere solidali”.

Enti coinvolti. L’indagine ha visto la collaborazione degli esperti della Fondazione Zancan con trentatré Centri di Servizio - due in Emilia-Romagna, fra cui Agire Sociale di Ferrara – e diverse organizzazioni di volontariato.

La pubblicazione. I risultati definitivi saranno presentati il prossimo febbraio.

Alcuni numeri. Sono circa un milione e 125mila i volontari attivi in Italia riuniti in oltre 35mila associazioni, secondo i dati della Quarta Rilevazione della Fondazione italiana per il volontariato (2006). Sono dunque fitte le fila dell’esercito pacifico di persone quotidianamente impegnate ad aiutare gli altri.
Su tutto il territorio di Ferrara, sono 374 organizzazioni di volontariato. Il 36% sono occupate nel settore socio assistenziale, il 33,5% sanitario, l’11% hanno un ruolo nella protezione civile, il 7% si occupano di tutela dei diritti, il 6% sono associazioni ambientaliste, il 2,5% organizzano attività culturali e il 2% svolge attività educative, mentre il Csv si occupa di coordinare tutte le attività di tali organizzazioni.

Scritto da: Lisa Viola Rossi

Data: 17-01-2010

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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