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Avatar
di James Cameron
Video ergo sum, o meglio "Io ti vedo"


"Adesso mi sembra questa la realtà, e il mondo reale la fantasia".
Jake Sully
concept
Tit. originale: id.
Regia: James Cameron
Interpreti: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, Joel Moore, CCH Pounder, Wes Studi, Laz Alonso, Dileep Rao
Produzione: Colin Wilson James Cameron, Jon Landau per 20th Century Fox, Giant Studios, Lightstorm Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox
Origine: Usa, GB, 2009
Durata: 162 min.
Uscita: nelle sale: venerdì 15 dicembre, 2010

Jake Sully (S. Worthington) è un marine costretto su una sedia a rotelle che, dopo la morte del fratello scienziato, accetta di trasferirsi sul pianeta di Pandora, 44 anni luce distante dalla Terra, e di sostituirlo nel programma Avatar. Il programma, diretto dalla dott.ssa Grace Augustine (S. Weawer), intende studiare il pianeta e i suoi abitanti, eleganti e immensi umanoidi blu chiamati Na’vi. Il pianeta custodisce un ricco giacimento di un minerale, l’“unobtainium”, molto prezioso per Selfridge (G. Ribisi). Inizialmente, il compito dell'avatar di Jake, opposto a quello della dott.ssa Grace, è quello di farsi accettare all'interno della comunità indigena per riferire al colonnello Quaritch (S. Lang) se sia possibile sottomettere i Na’vi. Così Jake si imbatte in Neytiri (Z. Saldana), guerriera Na'vi figlia del capo tribù, che convince il suo popolo ad accettare questo alieno piovuto dal cielo. Jake impara gli usi e i costumi dei Na’vi, ma finisce per innamorarsi di Neytiri, complicando la missione.
affiche avatar
Avatar è un progetto cinematografico ideato da James Cameron nel 1995, inizialmente denominato Project 888, e ispirato alla saga letteraria fantascientifica intitolata Sotto le lune di Marte di Edgar Rice Burroughs (1912).
Poiché il costo si sarebbe rivelato impensabile anche per una casa di produzione di alto livello, Cameron abbandona il progetto e si cimenta nella lavorazione di Titanic (1997), film vincitore di ben undici Oscar, “che ha scatenato la DiCaprio-mania e riportato il cinema americano ai fasti del kolossal alla Via col vento”, cercando di far convivere “le esigenze dell’entertainment popolare con quelle del cinema d’autore e con la sua propensione al grandioso” (P. Mereghetti). Poetica non dissimile da quella che si rinviene in questa pellicola.
Nel 2000 il regista dichiara di aver ripreso la lavorazione dell’ambizioso Avatar solo dopo aver visto i progressi tecnologici della grafica computerizzata applicata alle scene di battaglia della trilogia de Il signore degli anelli (2002-04), alla realizzazione dello scimmione King Kong (2005), entrambi di Peter Jackson, e alla trilogia de I pirati dei Carabi (2003-07).
Aspettando tempi più favorevoli, Cameron spera così di ridurre i costi e di sperimentare, al contempo, un nuovo modo di vedere attraverso la grafica virtuale in cui reale e digitale si fondano fino a confondersi. Avatar viene girato con un sistema di ripresa particolare, la Reality Camera System che, grazie all’aiuto di due cineprese in HD, simula l’immagine e la profondità di spazio percepite dalla retina dell’occhio umano. La Weta Digital firma nel 2006 il contratto con la 20th Century Fox per curare gli effetti speciali.
Il 2 dicembre 2009, invece, la Ubisoft realizza il videogioco all’interno del quale è possibile esplorare tutto il pianeta di Pandora.
avatar
Un “avatar”, secondo la religione induista, è un corpo assunto fisicamente da dio o da uno dei suoi aspetti; questa parola in lingua sanscrita significa “disceso”. I Na’vi, già entrati in contatto con gli avatar, sono a conoscenza della presenza degli esseri umani su Pandora che chiamano "uomini del cielo" e dei quali sospettano, sin dall’inizio, gli intenti meschini.
Avatar è un film per tutti. La storia, ce lo spiega uno dei produttori, Jon Landau, è complessa: “il protagonista è un ventunenne exmarine paralizzato alle gambe che prendendo parte al progetto Avatar, al posto del fratello, avrà la possibilità di risentirsi integro. Si troverà virtualmente nel corpo di una creatura ibrida, un misto tra la razza umana e i nativi del pianeta Pandora. Questo transfert porterà Jack a intraprendere un viaggio in cui riscoprirà se stesso, vivrà l'amore, la sua redenzione e potrà divenire un eroe di questo nuovo pianeta”.
Avatar è una storia d’amore che si consuma sullo sfondo di una guerra tra umani, gli alieni venuti dal cielo, e indigeni, gli abitanti di Pandora; ma è anche una storia sulla visione e, prima di tutto, sull’empatia che provano gli esseri viventi: “Io ti vedo”, inteso come “vedo dentro di te, ti sento” (la canzone “I See You” interpretata da Leona Lewis è, infatti, stata composta proprio per la colonna sonora del film).
scena film2
Il film di Cameron è un racconto ecologista - che guarda alla filosofia panteista degli anni '80 - dal respiro epico che immerge lo spettatore nell’azione drammatica, e che non rinuncia a una critica molto dura. C’è chi ha visto nel film anche l’interpretazione del senso di colpa degli americani nei confronti del genocidio degli indiani d’America. Paragonare il film di Cameron al disneyano Pocahontas (1995), benché non sia infondato, risulta comunque riduttivo. Il problema ambientalista ricorda semmai le tematiche affrontate nei lungometraggi di Miyazaki Hayao, il maestro dell'animazione giapponese; inoltre, le scene di battaglia rimembrano la spettacolarità orrifica del massacro in Vietnam rappresentata in Platoon (1986).
La condanna della guerra e del colonialismo (americano) è inequivocabile; ma i disastri e gli orrori bellici sono la causa della lenta e ineluttabile distruzione della nostra Madre Terra. E questa è la sorte che chiama in causa l’intera umanità, non solo gli Stati Uniti.
Tale riflessione è pertanto amara, perché l’uomo ha imparato ben poco dai propri errori e dalla storia: la sua indole distruttiva e guerrafondaia lo condannerà a trascinarsi in giro per il cosmo, spinto dall’avidità, seminando violenza.
In Italia, diversamente dagli altri Paesi, il film è uscito nelle sale con clamoroso ritardo, poiché gli esercenti temevano, senza torto, la concorrenza con i “cine-panettoni”; come al solito il Bel Paese si distingue per l’incapacità di stare al passo con i tempi. In Cina, dopo l’uscita di Avatar, il film è stato bloccato per paura, si dice, che gli incassi superassero quelli della pellicola nazionale dedicata a Confucio.
Tra le polemiche che gravitano attorno a questo kolossal, basato sulla visione, si parla di un fenomeno di depressione che si sarebbe diffuso per via della bellezza del pianeta di Pandora e dell’ambiguità del confine tra immagini reali e immagini digitali; queste avrebbero, infatti, creato confusione negli spettatori a livello neurologico, a causa del crescente desiderio di vivere nel mondo di Avatar.
Parafrasando Cartesio, si potrebbe dire: “vedo dunque sono”.

doris cardinali
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