sei in OcchiAperti.Net > Benvenuti nella nuova sezione Cinema! > I quaderni di cinema > Tim Burton
Tim Burton
Il melanconico bambino ostrica che diventò adulto
un grande autore

Quando ero bambino,
non mi sconcertavano i mostri,
ma piuttosto gli esseri umani.

T. B.
burton-5
In attesa dell’uscita di Alice in Wonderland, ripercorriamo la carriera cinematografica di uno dei massimi registi hollywoodiani e, senza dubbio, del migliore esponente del cinema d’animazione odierno.
Tim Burton nasce e trascorre la prima infanzia a Burbank, in California, quartiere periferico situato a nord di Hollywood, proprio dove hanno sede gli studios della Warner, della Disney, della Columbia e della Nbc-Tv.
A causa dell’assenza dei genitori, occupati nelle loro attività, il piccolo Tim cresce nel quartiere-giocattolo, trascorrendo parte del suo tempo nel cimitero di fronte a casa, dove comincia a coltivare quel forte senso di malinconia che starà alla base delle sue opere.
Ancora dodicenne Burton si trasferisce dalla nonna, per poi andare a vivere da solo all’età di sedici anni, e frequentare le sale cinematografiche.
Sono gli anni del double-feature (in cui svendono due biglietti al prezzo di uno), e il cinema è popolato da creature mostruose come vampiri, Godzilla, King Kong e il Mostro della Laguna Nera. Il regista preferito da Burton è Roger Corman (soprattutto per i film ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe e interpretati da Vincent Price).
All’interesse per il cinema si affianca una passione per le favole illustrate e per il disegno animato, in particolare per la stop-motion tridimensionale, tecnica con la quale, a 13 anni, realizza i suoi primi film in Super8; Burton si rivela, sin da subito, un talentuoso illustratore. Tra le sue primissimi opere si ricorda The Island of Doctor Agor del 1971.
È proprio dai luoghi dell’infanzia che Tim Burton trae ispirazione per i suoi soggetti filmici. Questi luoghi, da non intendersi come una regressione nel mondo infantile, sono piuttosto come una sorta di materiale grezzo (il profilmico) in quanto pretesto per raccontare una favola che riporta una morale sempre ben presente.
burton-3
Il periodo dell’infanzia è pertanto una costante che ha contribuito a consolidare la poetica delle opere di Burton, il perturbante che immancabilmente compare come travestimento delle ossessioni dell’autore, vale a dire, quella cifra stilistica che oggi contraddistingue il marchio delle opere di questo fantastico regista.
Nel 1976 Tim Burton si diploma alla Burbank High School e vince una borsa di studio presso il California Institute Of Arts di proprietà della Disney.
Le qualità artistiche del giovane Tim non tardano ad emergere: a 21 anni, firma i cortometraggi Stalk of the Celery (1979) e Doctor of Doom (1979); è disegnatore di Red e Toby nemiciamici (1981), della pellicola fantascientifica Tron (1982), e del bizzarro Luau (1982), nonché della versione televisiva di Hansel e Gretel (1982); a questi lavori segue la preparazione di Taron e la pentola magica (1985); viene, però, rimosso dall'incarico di animatore, e firma sia il live-action Frankenweenie (1984), sia il meraviglioso corto gotico in bianco e nero Vincent, esplicito omaggio al suo attore preferito Vincent Price (che narra la storia).
burton-6
A seguito dei successi ottenuti dai primi cortometraggi e lungometraggi, come Pee-Wee's Big Adventure (1985) e il bellissimo Beetlejuice – Spiritello porcello del 1988 (con Winona Ryder, Michael Keaton, Alec Baldwin, Geena Davis), gli viene affidata la regia del cupo blockbuster Batman e del sequel Batman – Returns, rispettivamente del 1989 e del 1992 con protagonista sempre Michael Keaton, accompagnato da stelle d’eccezione come Jack Nicholson, Kim Basinger, nel primo, Danny DeVito e Michelle Pfeiffer, nel secondo.
La novità delle pellicole dedicate all’uomo-pipistrello riguarda, più che altro, la dark Gotham City, uno scenario che, in realtà, cambia dal primo al secondo episodio, e che ricorda molto la Metropolis di Lang, le ambientazioni e le linee del cinema espressionista tedesco (Nosferatu del 1922 e Il gabinetto del dottor Caligari del 1920).
Dopo il successo mondiale di queste pellicole, Burton continua la sua carriera di regista alternando e sperimentando opere e stili più disparati: si va da Edward mani di forbice (1990), a Tim Burton’s Nightmare Before Christmas (1993) di Henry Selick e Burton, fino allo strabiliante Ed Wood (1994) e all’innovativo Mars Attacks! (1996), tutti film anticonformisti e malinconici, connotati da un originalissimo humour nero, in cui il découpage mnestico e la sutura identitaria sono indice di un lavoro estremamente raffinato (chi non ricorda la tenera bambola di stracci Sally di Nightmare Before Christmas costretta a ricucirsi le membra?).
burton-2
Nel 1992 Burton compare nella pellicola di Cameron Crowe, Singles, e nel mentre lavora a un documentario dedicato Vincent Price, intitolato Conversations With Vincent, ma il progetto non viene portato a termine a causa della morte dell'attore (avvenimento profeticamente riportato in Edward mani di forbice in cui Price è lo scienziato che muore prima di aver realizzato la sua creatura, e ricordato in Ed Wood).
In veste di produttore, Burton finanzia anche alcuni progetti in stop-motion come Crociera fuori programma di Adam Resnick (1994) e James e la pesca gigante di Henry Selick (1996).
Oltre a Price, il regista rende omaggio anche a Mario Bava, Roger Corman e Barbara Steele ne Il mistero di Sleepy Hollow (1999), la storia gotica del cavaliere senza testa.
Seguono il cortometraggio The World of Stainboy (2000) e il remake di un classico della fantascienza Planet of Apes – Il pianeta delle scimmie (2001); nel corso delle riprese conosce la magnifica attrice inglese Helena Bonham Carter, sua attuale moglie.
La Carter inizia così a comparire nelle opere di Burton: dal fiabesco Big Fish – Le storie di una vita incredibile (2003) accanto a Ewan McGregor, Jessica Lange e Albert Finney; a Charlie e la fabbrica di cioccolato (2005) tratto dai romanzi di Roald Dahl; fino alla pellicola lugubre, ma estremamente divertente e innovativa de La sposa cadavere (2005).
burton-4
Dopo aver diretto il videoclip Bones (2006) del gruppo musicale The Killers, Burton firma la regia di Sweeney Todd (2007), musical surreale su un barbiere assassino e, forse, uno dei suoi peggiori film, nonostante l’interpretazione di Johnny Depp e di Helena Bonham Carter, e la vittoria di un Oscar per la scenografia, in cui la “Londra tenebrosa e vittoriana di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo è il riflesso architettonico del protagonista: una città deliberatamente artificiale, ricostruita in studio e sprofondata nel nero fotografico di Dariusz Wolski. Se Batman è il guardiano dell'ordine civile, che veglia sulla sua città, Sweeney Todd è un disadattato che produce caos e violenza, spargendo sangue senza risparmio nella bottega di Fleet Street” (M. Gandolfi).
Anche il Festival di Venezia rende omaggio al grande autore conferendogli il Leone d'Oro alla carriera. Tim Burton è il più giovane regista della storia ad aver conseguito tale riconoscimento.
Attendiamo con ansia l’ultima “follia” di questo favoloso visionario: Alice in Wonderland, tratto dai romanzi di Lewis Carroll e ispirato alla versione animata della Disney (1951); nel cast sono presenti il suo attore feticcio Johnny Depp, la moglie Helena Bonham Carter, che indossano rispettivamente i panni del Cappellaio Matto e della Regina di Cuori, e Anne Hathaway nelle vesti della Regina Bianca.
La colonna sonora è firmata da un altro fedelissimo di Burton, cioè, Danny Elfman, autore delle musiche di Beetlejuice, Batman, Edward mani di forbice, Charlie e la fabbrica di cioccolato, La Sposa cadavere, ecc...
burton-8
La filmografia di Burton conta non solo film di culto che hanno commosso e incantato le giovani generazioni degli ultimi anni del Novecento, in virtù di icone cinematografiche come Winona Ryder e Johnny Depp che hanno contribuito cristallizzare, nel tempo, quel senso di melanconia e di magia che aleggia nelle opere burtoniane; ma quella di Burton è una riflessione sul vagabondare in mondi paralleli (im)possibili, dove il teatro angusto della famiglia si dissolve nella dialettica tra quello che solitamente si ritiene “normale” e ciò che, invece, si presume estraneo alla quotidianità (i mostri).
In realtà, “bastano pochi istanti per rendersi conto che nel cinema burtoniano la tragedia è solo la nostra, nella nostra ottusa normalità e che i mostri vengono solo in pace, per salvarci (anche se i marzianetti dell’esilarante Mars Attacks! sembrerebbero dimostrare il contrario). Burton è l’artista che si accosta con fiducia e amore alla necessità della maschera” in quanto critica e avversione “al pieno rifiuto della versione disneyana, stupidamente ottimista nei confronti della famiglia nucleare statunitense”, professando, invece, l’esistenza di un mondo senza dubbio orfano e “paradossale nel suo vivere il mito e il sogno di una famiglia” (F. La Polla).
Chiuso come un'ostrica, l'introverso Tim Burton ha saputo conquistare il mondo "normale" con il suo cinema, permettendoci di entrare nel suo sbalorditivo mondo immaginario.

burton-7
Per chi intendesse approfondire, La Sposa Cadavere consiglia:
Burton, Tim, trad. it., 1998, Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie, Torino: Einaudi
Monteleone, Massimo, 1996, Luna-dark. Il cinema di Tim Burton, Recco: Le Mani
Salisburi, Mark, tr. it., 1995, Il cinema secondo Tim Burton, Parma: Ed. Pratiche
Spanu, Massimiliano, 1998, Tim Burton, Milano: Il Castoro

doris cardinali
visite: 21341

Condividi questa pagina:



>> torna alla home di OA
le ultime della redazione cinema
documento conforme agli standard XHTMLDocumento conforme agli standard css