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Il fiore del male
Una spirale cinematografica
Di Claude Chabrol
il fiore del maleCATEGORIA: "Beo, beoo! Capio un caz...ma beeooo!"

La telecamera si muove, furtiva, percorrendo il cortile. Entra nella grande casa, attraversa l'atrio e sale al piano superiore, scivolando su per la spirale della scala a chiocciola. Indaga fra le stanze. Scopre un cadavere, la mano che ancora stringe il bordo del letto. Scopre una ragazza, con le gambe raccolte fra le braccia, che aspetta...

Comincia così il nuovo, come sempre affascinante, film di Claude Chabrol. L'immagine della spirale non è casuale.
Un po' perché si dice, ormai da tempo, che in questo periodo della sua carriera il grande regista francese riesca a girare solo e sempre lo stesso film. Un po' perchè è la trama stessa de "Il fiore del male" a suggerire una sorta di "eterno ritorno".
Al centro della vicenda stanno infatti due famiglie, gli Charpin e i Vasseur nella cui storia ciclicamente tornano a presentarsi legami al limite dell'incesto(i membri delle due famiglie tendono ad innamorarsi a vicenda), ma anche tradimenti e fatti di sangue.
Della storia della famiglia Charpin-Vasseur, che nel bene e nel male ha sempre ricoperto un ruolo di spicco nel piccolo paese di cui fa parte, il regista desidera raccontarci la parte a noi temporalmente più vicina.
Quella che vede sulla scena tre generazioni. Quella costituita Zia Line: vecchietta infaticabile e custode dei segreti nascosti nella storia della famiglia. Quella di mezzo: della quale fanno parte Anne, madre di famiglia con ambizioni politiche, e Gerard, marito di lei e per nulla convinto dalle sue scelte. E l'ultima generazione: François e Michèle, uno figlio solo di Gerard e l'altra figlia solo di Anne. I due, come avrete già capito, sono attratti l'uno dall'altra...

Da questo incipit in poi il film volerà leggero sulla vita dei protagonisti. Solo apparentemente un film "lento", in realtà inqueto e ricco di particolari stimolanti per lo spettatore capace di lasciarsi coinvolgere. Chabrol è infatti un maestro nel tessere una trama il cui significato profondo viene sempre suggerito e mai svelato totalmente, anche dopo che il mistero superficiale è stato totalmente rivelato.
In particolare riesce, in ogni suo film, a giocare con il giudizio che il pubblico dà ad ogni personaggio. Durante "Il fiore del male" siamo portati a schierarci con l'uno piuttosto che con l'altro, salvo poi stravolgere il nostro giudizio una volta scoperto un nuovo "indizio". Ancora più numerosi i momenti in cui i personaggi vengono caricati di una raffinata ambiguità, che li rende figure tanto improbabili quanto tremendamente umane.
Come al solito Chabrol sceglie di andare a cercare negli armadi di una classe sociale ben precisa. La borghesia è da sempre il suo bersaglio preferito, anche perchè perfetto punto di partenza per raccontare storie come questa, fatte di menzogne e segreti mai rivelati. Tradimenti e amori vengono lasciati ai sospetti dello spettatore, che finisce per cercare in ogni momento di decifrare particolari sfuggenti ed ambigui, come ad esempio un'esitazione nel baciarsi sulla guancia o una mano che scosta i capelli dalla nuca.
Un film del genere può avere molte letture differenti, ma a noi sembra di aver individuato una battuta-chiave: "Il tempo non esiste, c'è un unico presente perpetuo". A pronunciarla è un personaggio che ha appena preso una decisione fondamentale. E' Zia Line, che poco prima aveva detto alla nipote: "Non è per te che lo faccio, è per me. Non riesco a spiegare, ma sento che devo farlo".
Zia Line che è appunto l'unico personaggio a cui viene concessa la possibilità di vincere il continuo ripetersi degli eventi, di lasciarsi indietro il segreto che la tormenta. Non uscendo dalla spirale di falsità (anzi contribuendo a perpetrarla), ma cambiando ruolo all'interno della catena, cambiando menzogna.

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