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su Paprika di Kon Satoshi (1)
Scienza, tecnica e società nel Giappone contemporaneo
l'anime come sogno tecnologico




PREMESSA
La pellicola d’animazione giapponese Paprika – Sognando un sogno di Kon Satoshi (Paprika, Giappone, 2006) ben si presta ad alcune riflessioni inerenti al rapporto tra uomo e macchina, e alle considerazioni di cultura popolare legate al mito della tecnologia.
Il modo originale e coinvolgente in cui questo grande maestro è riuscito a trattare tematiche complesse, quali il ruolo della tecnologia nel mondo contemporaneo, nonché il rapporto tra uomo, natura e tecnologia, sicuramente non lascia indifferenti.
Innanzitutto ci siamo chiesti come mai tematiche tanto elaborate venissero veicolate attraverso uno strumento così insolito – per noi occidentali – come il cinema di animazione. Una volta appreso quanto questa forma espressiva sia diffusa in Giappone (i film di animazione si piazzano ogni anno ai vertici del boxoffice giapponese), la nostra attenzione si è spostata verso il tentativo di comprendere come mai riflessioni tanto profonde e filosofiche siano tanto apprezzate e comprese dal pubblico giapponese. Da qui, la considerazione che il Giappone è ad oggi la Nazione più tecnologizzata al mondo e ci è parso che questo dato non potesse essere privo di conseguenze.
L’intento sarebbe quello di spiegare, da un lato, come il Giappone, in circa 150 anni, sia stato protagonista di una crescita economica e tecnologica così imponente da renderlo il Paese a più alto tasso di tecnologia; dall’altro ci siamo posti l’obiettivo di spiegare quali conseguenze abbia avuto questo dato sull’immaginario collettivo giapponese e sul rapporto dei cittadini con la tecnologia. Per farlo, ci siamo serviti di quello che è senza dubbio il prodotto culturale maggiormente fruito in tutto il Giappone: il cinema di animazione, l’anime, assumendo a modello il film di Kon Satoshi.
Osservando i dati al botteghino e analizzando le tematiche più ricorrenti nei film di animazione, ci si rende conto di come la tecnologia sia una tematica assolutamente dominante nelle pellicole prodotte dalla cultura popolare nipponica.

LA TECNOLOGIZZAZIONE DEL GIAPPONE. Sono stati svolti diversi studi relativi alla ricettività del Giappone nei confronti delle nuove tecnologie e in termini di tradizione culturale. Si sente spesso dire che il Giappone sia una Nazione a cui manca quell’avventuroso individualismo, quella sfiducia verso l’autorità portati in Europa dal pensiero puritano. Al patrimonio filosofico e religioso giapponese – soprattutto al Confucianesimo – viene implicata una certa inclinazione dell’individuo alla subordinazione rispetto agli interessi della comunità, in virtù della lealtà dovuta sia alla corporazione sia alla Nazione.
La cultura giapponese è stata dunque interpretata come una risorsa per la forza tecnologica. L’etica Confuciana può aver scoraggiato il sorgere di un genio scientifico, ma avrebbe creato una leale forza-lavoro rapida nell’acquisire le abilità necessarie alla competitività internazionale (Morishima, 1982: 176-7).
Altri studiosi, invece, si sono soffermati sul ruolo della famiglia tradizionale giapponese all’interno dello sviluppo industriale e tecnologico: la gerarchia familiare è stata da loro interpretata come la fonte dei valori sociali (Murakami, 1984: 279-363).
Modellandosi sui durevoli ideali della famiglia, si è sostenuto come le società giapponesi siano riuscite a creare una struttura manageriale che si assicurasse l’impegno degli impiegati, alimentando così le loro abilità e rendendoli, infine, in grado di adattarsi al continuo mutare della domanda tecnologica del mondo moderno (Murakami, 1986: 211-41).
Secondo questa versione degli eventi, la cultura tende ad essere presentata come qualcosa di creato nella remota antichità, come qualcosa di tramandato intatto fino ai giorni nostri, trascurando la nozione di senso della storia inteso come un processo continuo di conflitti tra gli uomini e di scelte degli uomini.
Gli sforzi per comprendere le cause della “Sfida Giapponese” non possono chiaramente essere ricondotti ad un’unica spiegazione omnicomprensiva. L’approccio più comune tende ad enfatizzare una certa combinazione di fattori culturali ed istituzionali, che spesso abbracciano lo sviluppo pre-industriale dell’economia di mercato giapponese, gli alti standard educativi, la capacità di adattamento dei tecnici giapponesi, la grande quantità di risorse, e la forza coesiva dei gruppi di lavoro giapponesi (keiretsu), così come il retaggio delle tradizioni culturali e il potere dello Stato. Questo elenco di fattori va certamente nella direzione di spiegare la rapidità della crescita tecnologica del Giappone a partire dal XIX secolo.
IMITAZIONE E INNOVAZIONE. Un’analisi più attenta sulla diffusione della tecnologia in Giappone rende tuttavia evidente che “invenzione” e “imitazione” non siano alternative radicalmente opposte, bensì due rami lungo i quali una gamma di ispirazioni venute dall’esterno, assieme a una creatività innata, vengono a combinarsi in modo vario e complesso.
La capacità tutta giapponese di reagire rapidamente e costruttivamente alla sfida del XIX secolo verso la tecnologia occidentale si fonda su un patrimonio di innovazione tecnologica interno al Giappone.
I due secoli che hanno condotto il Giappone verso l’apertura all’Occidente sono stati un periodo di rapido sviluppo e di diffusione di tecnologia all’interno delle maggiori industrie giapponesi. I più significativamente, molti giapponesi – sia cittadini comuni che appartenenti ad un’elite – hanno scoperto loro stessi il processo inventivo. In altre parole, il popolo giapponese è stato in grado di riconoscere l’importanza delle nuove tecniche produttive per migliorare il benessere e la potenza propria o della loro regione.
L’entusiastica adozione delle tecnologie occidentali a partire dalla metà del XIX secolo non ha scalfito l’importanza dell’innovazione indigena. Raramente l’importazione di invenzioni straniere è stata ridotta ad un semplice processo di copia, ma ha quasi sempre coinvolto un certo livello di scelta e adattamento. Difficilmente la tecnologia occidentale può essere applicata in Giappone senza effettuare qualche modifica, ad esempio per adattarsi meglio ai materiali locali o alle abilità che sono state sviluppate. Questo processo di modificazione ha spinto le industrie giapponesi a incrementare le proprie capacità di ricerca e questo, a sua volta, ha creato le basi per quelli che sono stati gli adattamenti più importanti verso le idee importate dall’estero. Tuttavia, il cambiamento tecnologico all’interno del Giappone moderno non è stato solamente un processo di ridefinizione delle tecnologie “prese in prestito”: ha anche coinvolto l’applicazione delle nuove scienze all’interno di industrie pre-esistenti, come quella della filatura della seta, della ceramica e della produzione di birra. Anche in questo caso, elementi esteri e locali, imitazione ed innovazione, hanno lavorato assieme per creare un modello distintivo del sistema tecnologico del Giappone moderno.

TECNOLOGIA E PERIFERIA GIAPPONESE
Un ruolo determinante nello sviluppo tecnologico del Giappone moderno è stato giocato in sia dal centro – ovvero dai sofisticati progetti tecnologici su larga scala indetti dal Governo centrale e dalle majors – che dalla periferia – ovvero dalle attività delle piccole imprese e delle comunità locali. Spesso nella periferia sono emerse le questioni più intriganti, proprio laddove la teoria che tenta di spiegare il progresso tecnologico quasi esclusivamente attraverso il controllo governativo, perde il suo potere esplicativo. Lo sviluppo di piccole industrie regionali ha giocato un ruolo cruciale nella storia della tecnologia nel Giappone moderno. Anche oggi il Giappone è un Paese composto perlopiù da piccole industrie, e questo è significativo nella misura in cui, come ha sottolineato David Friedman, ha consentito la creazione di una rete recettiva di offerenti ed acquirenti che, di fatto, hanno sostenuto anche l’intera struttura del contemporaneo Giappone high-tech. L’elemento di maggior interesse risiede proprio nel fatto che queste piccole aziende regionali sono la parte dell’industria maggiormente lontana dai centri di eccellenza della ricerca tecnologica, e sono inoltre meno suscettibili alle influenze delle nuove idee.
SOCIAL NETWORK E INNOVAZIONE
Un fattore determinante che gioca un ruolo fondamentale nella rapida tecnologizzazione del Giappone è la rete di comunicazioni che unisce la ricerca e i centri di produzione nella società giapponese.
Si è osservato come le istituzioni sociali che hanno supportato lo sviluppo tecnologico del Giappone abbiano una propria struttura caratteristica. All’interno del Giappone, lo sviluppo e la ricerca tecnologica tendono a disperdersi in un ampio numero di piccole istituzioni collegate tra loro in modo tale che l’informazione possa passare facilmente dall’una all’altra. Questo tipo di struttura, evidente a partire almeno dall’era Meiji (1868-1912), può essere contrapposta alla struttura istituzionale della ricerca e dello sviluppo di altri Paesi industrializzati, come la Francia, dove il sapere tecnologico è stato fortemente concentrato in poche istituzioni.
Un ruolo particolarmente importante è giocato dalla struttura del sistema di ricerca, che spesso funge da filtro rispetto all’ingresso di nuove idee. Il modo in cui le istituzioni di ricerca, private e governative, importano nuove idee tecnologiche non dipende soltanto dalla loro struttura e dalle loro relazioni internazionali, ma anche dalla loro strategia e dalla loro ideologia, ovvero dal modo in cui i loro membri percepiscono il loro ruolo all’interno della situazione tecnologica internazionale e interpretano la loro “missione”.
Osservando questa struttura e la politica interna della ricerca in Giappone, possiamo comprendere perché certe tecnologie siano state meglio assorbite ed applicate rispetto ad altre, e possiamo notare lo stesso processo di filtraggio nel momento in cui queste idee vengono trasferite dal sistema di ricerca alla produzione.
La struttura del social network dell’innovazione può rivelarsi utile al fine di determinare quali idee vengano meglio comunicate e dove. Questo network non è il prodotto di una qualche istanza culturale immutabile, ma piuttosto, di un continuo processo di conflitto e compromesso interno allo sviluppo del Giappone. Ogni generazione che si è occupata delle nuove sfide tecnologiche, ha dovuto utilizzare una gamma di idee e istituzioni sociali già esistenti, come l’impalcatura all’interno per la quale diversi gruppi sociali hanno lottato per portare avanti la propria visione del futuro.
UN PO DI CIFRE. L'industria degli Anime, il cui mercato annuale vale intorno ai 200 miliardi di Yen (oltre 1 miliardo e mezzo di euro), conta circa 430 case di produzione in Giappone, di cui più della metà (264) ha sede nei quartieri centrali di Tokyo, con un indotto rilevantissimo. Il costo di produzione di un episodio di 30 minuti per la TV si aggira mediamente attorno ai dieci milioni di yen (circa 80.000 euro), ma può scendere fino a cinque.
Per tratteggiare con più precisione la portata del Cinema di Animazione in Giappone riportiamo l’esempio di un altro grande film che indaga anch’esso il rapporto tra natura e tecnologia. La Principessa Mononoke (1997) di Hayao Miyazaki è stato, al momento della sua uscita, sia l’Anime più costoso mai prodotto (20 milioni di dollari americani) che l’incasso più corposo raggiunto da un film (non solo di animazione) sul territorio giapponese (150 milioni di dollari americani). Ancora più sorprendente è stata la reazione del pubblico all’uscita del film nelle sale: nelle prime settimane di programmazione la quantità di pubblico che voleva vederlo fu tale che i cinema furono costretti a proiettare la pellicola dalle 7 del mattino fino a tarda notte, mentre gli spettatori cominciavano a mettersi in fila a partire dalle 5 del mattino.
Un’analisi del boxoffice degli ultimi vent’anni mostra facilmente quanto il cinema d’animazione sia di gran lunga il prodotto preferito dagli spettatori giapponesi, l’unico in grado di contrastare gli incassi del cinema americano, piazzando costantemente più di una pellicola ai vertici delle classifiche annuali.
Si può quindi affermare che non esista nella popolazione giapponese alcuna nicchia culturale o sociale che non trovi nell’animazione il più efficace strumento di espressione e riconoscimento.
Di fatto, quindi, i temi che scorrono trasversalmente all’interno di questa sconfinata produzione possono essere interpretati come un infallibile specchio delle paure, delle ossessioni e delle speranze di un intero popolo.
I prodotti culturali di massa (e tali sono i film d’animazione in Giappone) sono, infatti, il miglior strumento per comprendere la mentalità di un popolo.

GLI ANIME E LA TECNOLOGIZZAZIONE. Analizzando le tematiche che scorrono lungo la produzione di film di animazione, possiamo notare come il tema del rapporto tra uomo e tecnologia sia riscontrabile nella maggior parte dei prodotti e come si possa ritrovare, in forma più o meno preponderante, in ognuno dei generi citati nel paragrafo sull’Industria degli Anime.
Per citare alcuni degli film (o serie) d’animazione più famosi, e diversissimi tra loro: Nausicaä (H. Miyazaki, 1984), Vampire Hunter D (T. Ashifa, 1985), Tenku no Shiro Laputa (H. Miyazaki, 1986), Akira (K. Otomo, 1988), Gundam (Y. Tomino, 1988), Appleseed (T. Dezaki, 1988), Patlabor (serie tv – autori vari, 1988), Patlabor the Movie (M. Oshii, 1990), Recodord of Lodoss War (serie tv – autori vari, 1990), Cyber City Oedo (oav - K. Yoshiaki, 1990), Genocyber (oav - K. Ohata, 1993), Battle Angel Alita (oav - H. Fukutomi, 1993), Black Jack (oav - O. Dezaki, 1993), Kyashan – Il mito (oav-remake, H. Fukushima, 1993), Ghost in the Shell (M. Oshii, 1995), Neon Genesis Evangelion (serie tv – H. Anno, 1995), Princess Mononoke (H. Miyazaki, 1997), Serial Experiments Lain (serie tv – R. Nakamoto, 1998), Cowboy Bebop (serie tv – S. Watanabe, 1998), Trigun (serie tv - S. Nishimura, 1998), Jin Roh (O. Okiura, 1998), Exel Saga (serie tv – S. Watanabe, 1999), Metropolis (R. Taro, 2001), Witch Hunter Robin (serie tv – autori vari, 2002), Animatrix (autori vari - 2003), Innocence (M. Oshii, 2004), Steam Boy (K. Otomo, 2004), Paranoia Agent (serie tv - S. Kon, 2004), Paprika (S. Kon, 2006), Ergo Proxy (serie tv – S. Murase, 1006), The Girl who Leapt Through Time (M. Osoda, 2006).
Questi Anime, pur rappresentando una minima parte di quelli che sono stati realizzati nel ventennio 1984-2006, sono caratterizzati dalla presenza del tema sulla tecnologia, ormai entrata a far parte dell’immaginario collettivo giapponese.
La naturalità e la ricorrenza di un futuro iper-tecnologizzato, con tutte le problematiche ad esso legate, all’interno degli Anime indichi il fatto che, in Giappone, il rapporto tra uomo e tecnologia sia una storia di coesistenza ed interazione, quasi come se l’elemento tecnologico non fosse estraneo all’uomo e alla sua vita quotidiana. Infine, mostrare un mutato rapporto non solo tra uomo, natura e tecnologia, ma soprattutto tra uomo, ciò che è viene percepito come naturale e ciò che viene percepito come tecnologico.

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