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su Paprika di Kon Satoshi (2)
Scienza, tecnica e società nel Giappone contemporaneo
un sogno tecnologico



PAPRIKA di KON SATOSHI (2006). Se è evidente che la riflessione sul presente, passato e futuro della tecnologia nella società giapponese sia centrale in un film come Ghost in the Shell, è meno scontato riuscire a rintracciarla in un'opera che non parla di cyborg e intelligenze artificiali, ma di viaggi nella mente umana.
L'uscita di Paprika nel 2006 è stata subito accolta come un evento da parte dei Festival cinematografici e di tutti i cinefili del mondo, a testimonianza di come ormai l'animazione giapponese venga considerata per quello che è sempre stata: un potentissimo strumento di espressione per artisti geniali e ambiziosi. L'ambizione di certo non manca al suo regista, Kon Satoshi, che, ispirandosi a David Lynch e Terry Gilliam, riempie i suoi film di momenti stranianti in cui è difficile distinguere il confine fra realtà e sogno. Diversamente da molti suoi colleghi, Kon ama rapire il pubblico con film che al loro interno hanno pochi elementi fantascientifici o fantasy, per concentrarsi sui personaggi e sulla loro psicologia. Questa scelta non lo rende però meno visionario degli altri grandi registi di Anime; al contrario, Kon è famoso per riuscire a spingere al limite la resa dell'animazione, utilizzandola per trascinare lo spettatore in territori molto difficilmente raggiungibili dal cinema tradizionale: quelli dell'inconscio umano. Tra i suoi lungometraggi, tutti realizzati assieme al fidato studio Madhouse (probabilmente il più all'avanguardia tra i produttori di Anime), ci sono Perfect Blue (1997), Millennium Actress (2001) e Tokyo Godfathers (2003). Ma è importantissimo ricordare anche la serie televisiva del 2004 Paranoia Agent, una sconvolgente analisi della società giapponese contemporanea.

SINOSSI:.
In un futuro non troppo lontano, l'invenzione della DC Mini permette agli psichiatri di immergersi nei sogni, e quindi nel subconscio, dei propri pazienti in modo da conoscere e curare stati alterati e problematiche nascoste dell'io. La dottoressa Atsuko Chiba, sotto lo pseudonimo di Paprika, comincia ad utilizzare questa procedura anche al di fuori della struttura ospedaliera in cui è capo della ricerca, sempre con il fine di aiutare le persone traumatizzate da eventi passati. Essendo la procedura ad alto rischio e ancora in via sperimentale, le DC Mini vengono custodite con la massima attenzione. Eppure alcune di queste vengono rubate e subito l'equipe sospetta uno dei dottori, scomparso misteriosamente. Grazie alla tecnologia trafugata, il ladro riesce a far vivere alle persone sogni anche da svegli, unendo sogno e realtà e trasformando le sue vittime in pupazzi impazziti. La creazione di un sogno collettivo che minaccia la distruzione dell'intera umanità spinge quindi Paprika ad entrare in azione per scongiurare l'imminente catastrofe. Scoprirà che a rubare la DC Mini, manipolando pericolosamente i sogni e le azioni nel mondo reale di alcuni colleghi, è stato lo stesso Presidente dell’azienda produttrice, che, spaventato dalla tecnologia e dai suoi progressi, ha deciso di utilizzarla per far sconfinare i sogni nella realtà, erigendosi a padrone di questa nuova dimensione.

Sarebbe molto difficile definire Paprika un film di fantascienza. Nonostante tutto ciò a cui assistiamo sia provocato dall'invenzione di uno strumento che permette di entrare nei sogni delle persone, di fatto il racconto è incentrato su una sfida combattuta all'interno della mente dei protagonisti. Inoltre, visivamente non assistiamo di certo all'esplosione di metallo e microchip a cui ci hanno abituato tante pellicole di animazione giapponesi, bensì a visioni folli, sensuali e inquietanti che hanno casomai molto in comune con l'arte surreale. Nonostante ciò ci sentiamo di definire Paprika non solo il più recente lungometraggio Anime costruito sul rapporto dei giapponesi con la tecnologia, ma probabilmente uno dei più radicali nelle sue conclusioni.
Paprika parte da un contesto in cui, nonostante le frequenti intrusioni della protagonista nell'inconscio dei personaggi, sogno e realtà occupano due mondi differenti, ma col proseguire della storia i confini fra queste due dimensioni si faranno molto più sfumati. Partendo da un inevitabile conflitto, assistiamo alla presentazione di un punto di vista interessante, secondo cui più che la tecnologia è la natura che, se mal gestita, può sfuggire al controllo umano con conseguenze catastrofiche: i sogni non hanno solo caratteristiche positive, ed è bene che anche i più piacevoli di essi rimangano nel territorio a loro assegnato. In Paprika i sogni, liberati dai loro confini (dal Presidente della Azienda produttrice la Dc Mini), finiscono per creare orrore e distruzione nel mondo reale. Il punto, sembra suggerire Kon, è che, se la dimensione onirica è del tutto individuale, questo non vale assolutamente per quella reale, che è collettiva e richiede razionalità per mediare i conflitti fra gli esseri umani e i loro desideri. Il sogno collettivo, ovvero natura sfuggita al controllo e alla razionalità dell’uomo, diventa, secondo questa prospettiva, un elemento estraneo destinato a distruggere inevitabilmente l'equilibrio di cui abbiamo bisogno per sopravvivere come società e come individui inseriti in essa. In Paprika avvertiamo l'importanza di tutelare la razionalità, che è ben più fragile della necessaria irrazionalità dei nostri sogni. Questi ultimi esistono da sempre e per sempre faranno parte della natura dell'uomo; meno scontata è la capacità dell'essere umano di organizzarsi in modo da convivere con la natura senza esserne annientato. Ecco perché il film è strutturato mediante l’opposizione due personaggi: il Presidente e Paprika.
Il Presidente vede una contrapposizione, una vera e propria guerra, fra natura e tecnologia, e sceglie la sua parte definendo i sogni l'ultimo residuo di umanità del mondo. Non crede che il progresso dell'essere umano possa convivere con la natura, e, forse proprio perché far sconfinare i sogni nella realtà è il suo sogno e come tutti i sogni è, appunto, individuale, il suo desiderio è quello di rendere tutti sudditi nel suo delirio di onnipotenza. Paprika gli si oppone perché non vede alcun conflitto, alcuna contraddizione fra il progresso tecnologico e la natura, e utilizza la tecnologia come uno strumento per tenere la natura nei suoi limiti. Nella visione del futuro di Kon Satoshi la tecnologia entra nell'essenza stessa della natura, ma non si tratta di uno stupro, casomai della possibilità di gestirla al meglio. E' un'armonia quella che cerca, come testimonia la simbolicissima rappresentazione dello scontro finale tra Paprika e il Presidente, che nella fusione dei due antagonisti trova il ristabilirsi dell'ordine naturale delle cose. Un'armonia in cui la tecnologia, in quanto creazione dell'uomo, viene considerata un elemento stesso della natura.


Per approfondire:

FONTANA A., TARÒ D. (2007), Anime. Storia dell’Animazione Giapponese 1984-2007, Il Foglio, Piombino.
GHILARDI M. (2003), Cuore e acciaio. Estetica dell'animazione giapponese, Esedra, Padova.
HORIUCHI A. (2004), La Cina e le Zone Limitrofe - Il Giappone, in Storia della Scienza Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, pp. 560-565.
INKSTER I., SATOFUKA F., (2001), Culture and Technology in Modern Japan, I. B. Tauris, Londra
MC CLAIN, J. L. (2002), Japan: A Modern History, W. W. Norton & Company, New York.
MORISHIMA M. (1982), Why Has Japan ‘Succeeded’? Western Technology and the Japanese Ethos, Cambridge University Press, Cambridge.
MORRIS-SUZUKI T. (1994), The Technological Transformation of Japan. From the Seventeenth to the Twenty-first Century, Cambridge University Press, Cambridge.
MURAKAMI Y., (1984) Ie Society as a Pattern of Civilization, in “Journal of Japanese Studies”, 10:2
ID., (1986) Technology in Transition: Two Perspectives on Industrial Policy, in H. Patrick and L. Meissner, Japan’s High Technology Industries: Lessons and Limitations of Industrial Policy, University of Washington Press/University of Tokyo Press, Seattle and Tokyo
RUPERT HALL A., (1986) La Rivoluzione nella Scienza, 1500-1750, Feltrinelli, Milano


(Da UOMINI E/O MACCHINE. SCIENZA, TECNICA E SOCIETA’ IN GIAPPONE NELL’ETA’ CONTEMPORANEA - Tesi di laurea in Storia della Scienza)

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