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The Ring
Un Horror rubato
Quanti danni sarà riuscito a fare Gore (Sega) Verbinski?
ringtesto alternativo

















CATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile.

Si dice in giro che esista una strana videocassetta. Chi la guarda vede strane immagini, alcune molto violente. E una donna, allo specchio, che guarda verso la telecamera. C'è qualcosa di strano in quel filmato. Innanzi tutto nello specchio si dovrebbe vedere la telecamera...
Si dice anche che chiunque la guardi muoia inspiegabilmente dopo sette giorni esatti.

Sinceramente eravamo incerti sul da farsi. Recensire solo il remake americano o parlarvi provocatoriamente solo dell'originale giapponese? Abbiamo optato per una soluzione di compromesso, sperando di accontentare tutti.

Nel 1998 in giappone esce un film destinato a divenire uno dei maggiori successi cinematografici del paese del sol levante. Si tratta di "Ringu", diretto da Hideo Nakata. Molto più di un incasso stratosferico. Da horror a basso costo e senza troppe pretese a fenomeno di culto(con un sequel e un prequel), capace di espandere la propria popolarità in tutto il mondo, pur non venendo mai distribuito all'estero.
Da sempre sosteniamo che il cinema Horror abbia uno dei suoi maggiori pregi nella storica capacità di rendersi specchio della società che lo produce. Il cinema dell'orrore, specialmente se non ha ambizioni autoriali, nel suo spesso ingenuo tentativo di stimolare le paure insite nelle masse, finisce per restare come testimonianza delle inquietudini di un epoca. In tempi di guerra fredda si producevano negli Stati Uniti svariate pellicole in cui i "mostri" erano in genere un'orda inarrestabile di creature extraterrestri, identiche e disciplinate, pronte a conquistare il mondo. Mentre dopo l'atomica, il cinema dell'orrore giapponese non ha mai smesso di confrontarsi col tema della mutazione.
Recentemente le apprensioni della società americana nei confronti di una gioventù sempre più ribelle, hanno trovano immediato riscontro nella rinascita dello Slasher (si pensi alla serie "Scream").
"Ringu" si inserisce perfettamente in questa lettura e si offre come capostipite di un nuovo filone legato ai nuovi media. Non svelandovi nulla della trama, vi basti sapere che, pur lascandola totalmente "esterna" alla vicenda, "Ringu" finisce per essere un film diabolicamente "perfetto" per l'era di Internet. Del resto, è proprio grazie alle potenzialità della rete che, come dicevamo prima, è riuscito a "farsi ascoltare" in tutto il mondo.
C'è poi un'altra opposizione alla base di "Ringu": quella tipica tra Scienza e Spiritualità.
La bravura di Nakata è stata quella di far emergere il contrasto con una messa in scena che limita al minimo i picchi di tensione, optando per una inquietudine sottile e diffusa per tutta la durata del film, e che non abbandona lo spettatore nemmeno dopo la visione. Il Male messo in scena dal film giapponese è in realtà una colpa incancellabile della società stessa (appunto la violenza attuata dalla Scienza nei confronti delle forze naturali), e come tale l'individuo può neutralizzarla ma non eliminarla totalmente.

Proprio in questo nodo cruciale sta il maggior pregio del remake americano. Il conflitto alla base del film originale era così tipicamente nipponico da necessitare un adattamento. Con tutto il male che possiamo volere ad una operazione di furto come questa, dobbiamo ammettere che la soluzione trovata dagli sceneggiatori è appropriata e interessante. La colpa che aleggia sulla società americana è diversa: è una colpa quotidiana e molto meno astratta.
Ma era il regista Gore Verbinski la nostra maggiore fonte di preoccupazioni: quanti e quali danni farà questo videoclipparo da "1-inquadratura-1-secondo" (regista-sega secondo definizione coniata da John Carpenter) ad un copione che, come vi abbiamo detto, è tutt'altro che martellante?
Meno di quel che ci si poteva aspettare, sembra proprio che gli abbiano legato le mani dietro la schiena, rispettando a livello di sceneggiatura le proporzioni della suspance d'origine. Nei pochi momenti in cui riesce a liberarsi, fa ovviamente più danni possibili. Compreso farsi concedere alcune visioni premonitrici, avute dalla protagonista dopo aver guardato la videocassetta, inutilmente ridondanti e infatti quasi assenti nel film giapponese.
Divertente poi utilizzare i due film come possibilità di paragonare le intelligenze dei due spettatori medi: orientale ed occidentale. Il film americano fornisce infatti molti più indizi per la comprensione del mistero, sia ai protagonisti che agli spettatori.

Tirando le somme, è difficile valutare un remake-furto senza farsi condizionare dall'odio generato dalla mancata distribuzione del film originale o dall'apprezzamento forse eccessivo per un'adattamento più intelligente della media (e che si porta dietro ovviamente molti pregi di "Ringu").
Nel dubbio, optiamo per una valutazione media, non dimenticando che si tratta di un film di genere.

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P.S. Il finale ci è sembrato un po' pasticciato. Abbiamo così deciso di vedere la versione in lingua originale, e ci siamo accorti che c'è almeno un brutto errore di doppiaggio proprio al momento delle spiegazioni finali. Che fare? Noi consigliamo di vedere il film originale...quello giapponese intendo! Che nonostante si dilunghi di meno nelle spiegazioni riesce ad essere molto più preciso quando ce n'è veramente bisogno.

P.P.S. "The Ring" non ha ancora un seguito, ma "Ringu" si (e anche un prequel). Il nostro cineforum in futuro cercherà di occuparsene, magari proiettando nella stessa serata sia il primo che il secondo film. Quindi Occhiaperti sul Cineforum!
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