sei in OcchiAperti.Net > Benvenuti nella nuova sezione Cinema! > Gli speciali > FEFF 12 – 26, 27 e 28 aprile
FEFF 12 – 26, 27 e 28 aprile
I primi capitoli di una saga narrata in medias res


zero-focus
Anche quest’anno OA seguirà ancora il Far East Film Festival di Udine, pur partendo con la nuova settimana.
Risulta piacevole pensare che questo festival, unico nel suo genere, incominci da un racconto in medias res, in cui gli altri capitoli sono stati già narrati da altre voci. Nel sito ufficiale potete, infatti, trovare tutte le recensioni dei film e gli eventi collaterali legati al festival.
Il resoconto di OA sulla manifestazione, che si terrà fino al 1 maggio, sarà diviso in due parti, ciascuna delle quali conterrà al suo interno i “capitoli” di questa grande avventura che è l’immersione nella cultura cinematografica orientale per i sette giorni restanti.
Avvicinarsi a queste pellicole tanto sconosciute in Europa, quanto ricche di contenuti e di un immaginario collettivo di culture differenti dalla nostra, può aiutare a comprendere quanto l’arte del cinema possa raggiungere un altissimo grado di raffinatezza e di ingegno, quando le pellicole sono state prodotte a basso costo, e quanto questi prodotti ci indirizzino verso l’esplorazione di un mondo che è, solo apparentemente, diverso da quello occidentale. Temi, situazioni, clichés, non sono altro che ingredienti già visti anche presso la nostra cultura. Quel che incuriosisce è, più che altro, il modo in cui storie meravigliose e cruente vengono narrate, interpretate e vissute.


26 aprile 2010
Capitolo IV.

Il Far East Film Festival, ormai alla sua 12a edizione, ha la caratteristica di essere una manifestazione dedicata interamente agli spettatori più svariati, accomunati, però, dalla passione per la cinematografia del Sol Levante, e non solo. Il FEFF è, infatti, un festival “popular”, inteso nel senso migliore del termine, e le pellicole che vengono premiate sono quelle scelte direttamente dal pubblico che a ogni proiezione vota i film visti in sala.
Tra le proiezioni viste è stato omaggiato il Maestro Patrick Lung Kong, autore che tra gli altri ha ispirato la carriera artistica della nuovelle vague honkongonese e autori del calibro di John Woo. Lung Kong, presente in sala, ha introdotto brevemente il suo Story of A Discharged Prisoner del 1967. Del film sono molto divertenti le scene di combattimento e, anche se datate, rendono bene l’idea della cultura cinematografica del genere poliziesco.
La serata ha visto come protagonista l’attesissimo Zero Focus di Inudo Isshin proiettato al Teatro Nuovo. Tratto dall’omonimo romanzo di Matsumoto Seicho, già portato sullo schermo del 1967, questo giallo è un “ritratto al femminile degli anni cinquanta che drammatizzava le spiacevoli conseguenze per le donne che contravvenivano alle regole morali e sociali dell’epoca” (M. Schilling), e nel film si respira al contempo il clima hitchcockiano: da la Donna che visse due volte a Intrigo internazionale, fino ai Sabotatori. Bravissime le tre protagoniste, le dive nipponiche Hirouse Ryoko (vista in Departures), Kimura Tae, Nakatani Miki. Un po’ troppo lungo l’epilogo, ma si sa che i film giapponesi, in genere, prediligono un finale dal respiro epico.
Le giornate non si concludono con le proiezioni, ma proseguono con le feste del FEFF Nights che si tengono presso il Teatro S. Giorgio, location indiscussa dell’universo notturno della manifestazione, dove si esibiscono Dj e artisti internazionali pronti ad assicurare un puro divertimento a base di musica e dance.
Tra le altre manifestazioni collaterali si ricordano la mostra intitolata il sogno dell’elefante che espone fumetti e disegni di Yan Cong, famoso artista di Pechino inedito in Europa.

27 aprile 2010
Capitolo V.
P-L-K
Oggi si è conclusa la retrospettiva dedicata a Patrick Lung Kong con la pellicola Prince of Broadcasters (1966) proiettata al Visionario, l’altra location del Festival in cui si svolgono le proiezioni.
Ancora sulla scia delle pellicole dedicate ai mitici anni ’60 del cinema giapponese, oggi si è tenuta la visione di The Horizon Glitters di Doi Michiyoshi prodotto dalla Shinto-Ho. Il film narra la storia di sei detenuti che condividono una cella e che decidono di evadere per mettersi alla ricerca di un nascondiglio in cui sono custoditi dei diamanti. Questa commedia nera, neanche a dirlo, finirà per travolgere tragicamente la sorte dei detenuti, come in una tragedia classica. Buono il ritmo e le gag esilaranti che sostengono l’azione, nonché i continui scontri tra i malfattori. Un film che ricorda molto L’audace colpo dei soliti ignoti e l’interpretazione anarchica del personaggio di “Mite” assomiglia, o forse vuole omaggiare, lo stile istrionico di Toshiro Mifune, l’attore feticcio di Kurosawa.
Seguono il meta-cinematografico Actress, pellicola coreana che mette in scena sei famose attrici nei ruoli di loro stesse; il thriller cinese The Message, ambientato nei primi anni ’40; infine, il film d’azione honkongonese comico intitolato Gallants di Clement Cheng e Derek Kwok, presenti in sala.
The Message di Chen Koufu e Gao Qunshu è una spy-story che ben mantiene desta l’attenzione dello spettatore: “la recitazione e la trama ben congegnata sono garanzia di riuscita nel successo cinese” del film, “un dramma in stile Agatha Christie” (D. Parquet) con scene di violenza a volte insostenibili, anche se le toture avvengono, nei casi estremi, fuori campo. Molto bello l’incipit e le panoramiche iniziali mozzafiato.
Grande successo qui al festival per Gallants che si è guadagnato tanti applausi. I registi hanno messo in scena un film che non solo omaggia il cinema di kung-fu vecchio stampo, proveniente dalla tradizione cinematografica di Hong Kong (Shaw Bros), ma strizza l’occhio anche ai cinefili che adorano azione e umorismo alla Sergio Leone, soprattutto nelle scene di combattimento in cui le sfide vengono rappresentate secondo il rituale del duello tipico del western all’italiana. Musiche perfette che orecchiano quelle di Ennio Morricone e coreografie, anche animate e di ottima qualità, che mettono k.o. gli spettatori. Non è difficile comprendere il fascino che nasconde il cinema d’azione honkongonese tanto amato e imitato da Tarantino. Come in Kill Bill, anche in questa pellicola i nomi dei personaggi appaiono in sovrimpressione, presentando ironicamente gli eroi del grande cinema del passato come i divi degli anni ’70 Chen Kuan-tai, Leung Siu-lung e Teddy Robbin nel ruolo del coriaceo e inossidabile Maestro Law.

28 aprile 2010
Capitolo VI.

Nudes! Guns! Ghosts! – Quest’anno la rassegna del FEFF dedica uno spazio consistente ai film della Shinto-Ho, casa di produzione nipponica specializzata in film di genere che vanno dal noir al thriller. In questa occasione il festival propone 15 opere degli anni ’50 e ’60, mai uscite dal suolo giapponese.
Quando il motto è “Horror è bello!” i fans si scatenano… In linea di massima o è un genere che appassiona, o che lascia indifferenti. Che dire?
Gli ingredienti di questo genere sono l’insieme di forti emozioni che, dall'orrore al disgusto, trascinano lo spettatore in un turbine di perversione adrenalinica; l’horror nasce nell'ambito della letteratura, quella popolare, ispirato al filone anglosassone delle ghost stories. Tuttavia è nel cinema che trionfa la natura orrifica e sinistra di tale genere, poiché spesso si esplicitano le immagini subdole e le paura più nascoste e ancestrali dell’uomo.
La giornata si è aperta con due thriller, Seven 2 One e Invisible Killer (rispettivamente honkongonese e cinese). E nel pomeriggio sono stati proiettati gli horror made in Corea e Tailandia. Vale la pena segnalare il tailandese Slice di Kongkiat Khomsiri per la messa in scena sanguinaria e sanguinolenta supportata da una colonna sonora sadicamente gradevole.

visite: 24928
gli ultimi contributi
le ultime della redazione cinema
documento conforme agli standard XHTMLDocumento conforme agli standard css