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Jun 24 2010

Stefano Guerrini

di Sara Draghi

Arte sacra


Ho incontrato Stefano Guerrini casualmente sull’interregionale Bologna-Venezia. Era seduto di fronte a me; l’ho riconosciuto da una foto che avevo visto qualche giorno prima sul catalogo di una mostra di Bologna. Si nascondeva dietro La Persuasione e la Rettorica, tesi di laurea del filosofo suicida Carlo Michelstaedter. Non ricordo esattamente come è iniziata la nostra conversazione, ma è proseguita molto a lungo, tanto che ci siamo dimenticati di scendere dal treno e ci siamo ritrovati a passeggiare la sera per i campi di Venezia.
Era da tempo che mi interessavo ai suoi lavori. Ha parlato poco di sé ma sono riuscita a scucirgli alcune preziose e frammentarie informazioni che mi hanno aiutato a contornare di maggiore consistenza la sua ambigua figura.

due uomini e una donna con modello di chiesa

Potrei definire Stefano Guerrini un outsider del pensiero artistico. Chi lo incontra ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un novello Rasputin che ti attraversa il corpo con lo sguardo. Quando lo si ascolta parlare della sua vita e dei massimi sistemi filosofici si ha la sensazione che la sua sia più una missione che un passatempo.
Dice e non dice, si esprime per enigmi. Anche la sua storia personale non è ben chiara, Stefano Guerrini potrebbe non esistere anagraficamente ma essere una identità fasulla, un simulacro creato ad hoc per firmare gli interventi artistici. Qualcuno lo conosce con un volto mentre altri gli attribuiscono una diversa fisionomia.
La persona con la quale ho parlato quel pomeriggio chi era?

Coloro che lo conoscono personalmente o per sentito dire parlano di un passato sfuocato; qualche anno fa, per esempio, scomparì dalla circolazione e nessuno ne seppe più nulla per parecchio tempo, finché d'improvviso ricomparve, identico nell'aspetto ma cambiato nell'anima, quasi come se avesse assistito a mille morti e mille resurrezioni (parole testuali usate dalla persona che me l'ha riferito).

riproduzione in 3D di Palazzo Paradiso (Ferrara)Sembra che Stefano Guerrini si intrattenga in lunghe conversazioni con presenze ultraterrene bloccate tra la vita e la morte, e proprio su questo fatto un dubbio sorge spontaneo: Angelo C. , il soldato del quale pubblica periodicamente le lettere sul blog http://angeloci.blogspot.com/, è uno di questi spettri o un personaggio realmente esistito? Oppure è l’ennesima provocazione, come quella di Progetto200, cantiere aperto all’interno di Palazzo Paradiso, sede della Biblioteca Ariostea di Ferrara? Già alcuni mesi fa migliaia di volantini e affissioni pubbliche pubblicizzavano la realizzazione di 50 alloggi che avrebbero ospitato 200 cittadini ferraresi, selezionati da un’apposita commissione, in previsione della catastrofe ambientale prospettata per l’anno 2012. I centralini del Comune di Ferrara sono stati bombardati di telefonate, la notizia delle selezioni si è sparsa a macchia d’olio e il sito internet di Progetto200 è stato oscurato. In una trasmissione televisiva il progetto è stato definito "il Grande Fratello Antiatomico".

« Essere definito artista mi innervosisce, mi fa sentire come una bestia braccata. L'Arte contemporanea è in una fase di regressione, è inflazionata, la gente sa quasi sempre cosa vedrà ancora prima di mettere piede in una galleria o in un museo: installazioni, quadri, fotografie, video proiezioni, sculture. Le installazioni poi sembrano fatte leggendo un libro di ricette. Magari sono stupende ma non ci deve toccare il potere romantico che hanno su di noi. Spesso ci piacciono molto perché siamo abituati a questa estetica e quindi continuiamo a girarci attorno.
Gli artisti più riusciti potrebbero essere persone che non hanno seguito un percorso artistico, come il chimico, il filosofo, il conduttore televisivo, l’attore pornografico. Noi invece continuiamo a mescolare la stessa farina. Forse basterebbe semplicemente disfarsi del concetto di prodotto artistico.

Secondo me, oggi, la vera Arte la fai quando non pensi di farla. Se ad esempio giri un documentario e mentre lo giri ti accorgi che lo vuoi stravolgere e dargli un taglio che prima era impensabile hai fatto una cosa che non sai se proiettare in tv oppure in una galleria. Il dubbio secondo me deve sempre rimanere, anche per l'artefice.

cassa a forma di croceL'Arte Sacra rappresenta l’apice dell'Arte, e l'Icona soprattutto, proprio perchè riesce ad aprire una comunicazione con tutti. Ha più livelli di lettura, uno per il popolo che comunque coglie il messaggio pastorale e spirituale, ed uno per l'iniziato, che di fronte ad un Icona può avvicinarsi al trascendente. Oggi l’Arte ha perso la sua principale funzione, ovvero quella di comunicare alla Massa, ha smesso di essere rivoluzionaria ed è stata addolcita e relegata in un recinto entro il quale può risultare riconoscibile ed esteticamente gradevole.
Anche l'artigianato tradizionale era Arte con la A maiuscola, proprio perchè ogni cosa fabbricata per l'uso quotidiano, oltre alla sua funzione, racchiudeva in sé significati divini. Umano e Divino convivevano in ogni fase della vita dell’artigiano, dai rituali di consacrazione al mestiere alla creazione del manufatto.

Ma lasciamo perdere per un attimo l'arte Sacra e l'artigianato per non essere in un certo senso anacronistici e riflettiamo piuttosto sul hic et nunc senza fare dell'utopia. Tutto ciò che noi vediamo in una galleria o in un museo è per noi un linguaggio con un codice che ben conosciamo e che decifriamo allo scopo di trarne godimento estetico. Ma il fine dell’Arte è davvero il godimento estetico? L'Arte Contemporanea non dovrebbe essere invece "rivoluzionaria"? Sovvertire un ordine costituito, rendersi invisibile ed infiltrarsi nelle piaghe di ciò che noi fruiamo, spiazzandoci e ponendoci di fronte a dei quesiti?
Naturalmente bisogna rimanere confinati entro quelli che sono i limiti della comunicazione artistica contemporanea, ovvero riconoscere il limite oltre il quale un azione, un oggetto o anche un pensiero smettono di essere opera d’Arte e si trasformano in qualcos’altro. Se non c’è comunicazione e non sono presenti un artefice e un fruitore non esiste Arte».
are you happy?

Secondo Stefano Guerrini l’Arte che meglio si adatta al presente, rappresentando un motivo di sopravvivenza e rilancio della creatività contemporanea, è la cosiddetta ,Arte Pubblica, per la quale il termine "pubblica" non è soltanto un’indicazione di luogo, quanto una dimensione sociale e politica di un vivere collettivo, diversificato e complesso. Alla base della Public Art sta il concetto di Arte come forma comunicativa, specchio della molteplicità delle relazioni collettive, in grado di svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche culturali e sociali del luogo nel quale si colloca, e in grado di preservare e riqualificare le specificità, la storia, la memoria, i contenuti simbolici e sociologici di uno specifico ambiente.



Sito internet : http://stefanoguerrini.blogspot.com/
E.mail: stefano.guerrini@yahoo.fr

Scritto da: Sara Draghi

Data: 24-06-2010

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