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An Education
di Lone Scherfig
Velleità di una gioventù che brucia nel vento


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Tit. originale: id.
Regia: Lone Scherfig
interpreti: Peter Sarsgaard, Carey Mulligan, Alfred Molina, Dominic Cooper, Rosamund Pike.
Olivia Williams, Emma Thompson, Cara Seymour, Matthew Beard, Sally Hawkins
Distribuzione: Sony Pictures
Origine: Gran Bretagna 2009
Durata: 100 min.

Replica: Arena Estiva - Parco Pareschi, 20 agosto 2010

Londra, 1961. La sedicenne Jenny (C. Mulligan) ottiene ottimi risultati a scuola, eccetto che in latino, per non deludere il padre austero (A. Molina) che vuole che la figlia entri a Oxford; contestualmente, la ragazza sogna Parigi e ascolta i dischi di Juliette Greco, come via di fuga dal grigiore della routine. Un giorno Jenny incontra per caso unaffascinante trentenne di nome David (P. Sarsgaard). I due iniziano a vedersi spesso, a frequentare jazz club, aste di opere d’arte, e Jenny si reca persino fino all’amata Parigi, dopo che David si conquista la fiducia del padre. La vita sembra per Jenny uno spettacolo meraviglioso, arricchito dal glamour degli anni ’60 e dalla voglia di rompere con i pregiudizi borghesi; tutto sembra andare per il meglio; peccato che David nasconda degli scheletri nell’armadio…
La pellicola porta la firma di Nick Hornby in veste di sceneggiatore, meglio noto come l’autore fresco e schietto di celebri romanzi, quali Febbre a 90° (1995), Alta Fedeltà (1995), Un ragazzo (1998), di cui gli ultimi due sono stati adattati per il grande schermo, e il recente Tutta un’altra musica (2009).
Tuttavia, sembra interessante il problema dell’educazione sentimentale che va di pari passo con la solitudine di una gioventù evaporata troppo in fretta, perché Jenny, a soli sedici anni, è consapevole di aver bruciato le tappe prima del previsto, e per questo motivo sente il peso di una triste vecchiezza.
Benché la storia sia calata nei gloriosi inizi degli anni ’60 del Novecento, resta da chiedersi se la sceneggiatura e la regia guardino oltre. Oggigiorno più che mai i (new) media sono particolarmente attenti a sedare quel senso di solitudine e di isolamento delle nuove generazioni e di tutti quegli adolescenti che, per necessità, hanno compreso di dover battagliare da soli per costruirsi il proprio cammino, senza poter contare sull’aiuto della famiglia e degli amici, soprattutto dinanzi alle prove più dure.
Se le generazioni post-belliche non hanno saputo aprire un dialogo con i propri figli, a causa del trauma della guerra e della fatica, allo stesso modo, la maggior parte dei discendenti di questi è cresciuta senza punti di riferimento forti, rendendosi a sua volta incapace di comunicare con i propri ragazzi.
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Ne deriva pertanto il susseguirsi di una serie di generazioni che, dalla fine degli anni ’80 a oggi, vivono allo sbando in condizione di estrema precarietà – Zygmunt Bauman parlerebbe a proposito di “modernità liquida” per indicare tale disgregazione – su ogni fronte. Si spera così di ritrovare non la strada smarrita, ma almeno una via di uscita.
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Il cinema – come la Tv, la narrativa e, di riflesso, anche Internet – si rivela essere il portatore di un messaggio globale in cui le varie gioventù bruciate si sfaldano nel ciclico ritorno della giovinezza.
Dalle saghe su giovani cavalieri oscuri orfani o abbandonati dalla famiglia (Batman, Harry Potter, Percy Jackson, per esempio), alla rigida educazione delle giovani donne (il cinema di Sofia Coppola, per citare un caso esemplare), fino al mondo delle serie tv in particolar modo, i giovani sono il fulcro di questo dibattito: basti pensare a Dowson’s Creek, fratellastro di Beverly Hills e Melrose Place, nonché genitore naturale della tradizione del teen-drama (i vari Gossip Girl, Veronica Mars, Greek, per citarne alcuni), e al curioso caso di Dirty Sexy Money, dal quale emerge la fragilità sia del genitore che del figlio, indipendentemente dall’età dell’uno e dell’altro.
Nick Hornby adatta il breve memoriale della giornalista inglese Lynn Barber; purtroppo tra le pieghe della sceneggiatura emerge troppo il romanziere che rischia di soffocare l’arte della sceneggiatura, la quale risulta, in diversi momenti, maldestra e scontata.
La regia è curata dalla danese Lone Scherfig che si concentra più sulla ricostruzione culturale del periodo che sui suoi personaggi.
Bravi gli attori, sublime la colonna sonora (anche qui si percepisce l’intervento di Hornby) e molto belli i costumi.
La pellicola non è sgradevole, anche se la critica ha finito per sopravvalutare un film come An Education, dimenticando l’indimenticabile primo bacio rubato di François Truffaut.

doris cardinali
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