La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Jul 23 2010

Matteo Farolfi

di Sara Draghi

Unusual


Dalle ombre irreali della notte torna a noi la vita reale che conosciamo. Dobbiamo riprenderla da dove l'avevamo lasciata, e in noi si insinua il senso terribile di un'energia che deve continuare nello stesso monotono circolo di abitudini stereotipate. O magari il desiderio violento che una mattina i nostri occhi possano aprirsi su un mondo che nell'oscurità è stato rimodellato per il nostro piacere, in cui le cose si diano nuove forme e colori, siano diverse o abbiano altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poca o nessuna importanza, o comunque sopravviva in forme ignare di obblighi o rimpianti, avendo il ricordo della gioia la sua amarezza, e quello del piacere la sua pena.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

Uomo con maschera di minotauro e bottiglia di latte

«Cosa cambia nel volto di una persona se la si osserva a lungo? Gli angoli della bocca scendono in una smorfia, la pelle tira, gli occhi si intorbidiscono.
Cosa accade ad un paesaggio quando scende la luce e le ombre si allungano infilandosi sotto le porte o dentro le tane di coniglio?
Immortalare, arginare la vita e perpetuare la gioventù. Ma è la stessa fotografia ad invecchiare quando i composti chimici che la costituiscono deperiscono ed essa perde in un certo senso il suo statuto di immortalità»

fotografia donna/bambola
Unusual / Impossibile, l’ultimo progetto fotografico di Matteo Farolfi, suggerisce una lettura in chiave fotografica della precarietà dell’identità individuale e del ruolo delle maschera, artefatto dalle origini occulte e mostruose e intimamente legato alla coscienza umana.
Unusuals, inconsueti, sono i personaggi ritratti da Matteo Farolfi, cyborg sopravvissuti ad un fantomatico collasso planetario smarriti in notturni metropolitani tra il reale e l’alieno, tra il presente e i futuri improbabili. Ma la dimensione potrebbe essere anche quella onirica, in linea con il sogno lucido di Jodorowsky, e queste presenze feticci partoriti dal subconscio personale.
Per Matteo Farolfi, Unusual è un esperimento al PVC flex, materiale flessibile che rivela in controluce la propria filigrana, consentendo di vedere attraverso i personaggi, all’interno della loro anima di plastica. I cyborg sono impressi su pannelli da appendere al soffitto, come grandi idoli che dominano lo spettatore.
fotografia donna bionica La Princesse ricorda da vicino le immagini dei cartelloni pubblicitari; è una donna post-umana di lattice, una donna bionica lavabile e stirabile che emana vapori tossici industriali e che ha al volto una maschera giapponese.

«Più che operare digitalmente sull’immagine preferisco intervenire a monte, lavorando sul "set" truccando i personaggi e creando le loro maschere, giocando con le luci e sfruttando solo una minima parte delle innumerevoli possibilità offerte da Photoshop. L’importante è partire da un immagine pura, ben illuminata e ad alta risoluzione. Ogni particolare deve essere a fuoco, come nei quadri, una immagine tattile che si possa toccare con gli occhi. La desaturazione della pelle, ottenuta prelevando il giallo e il rosso dalla cute, permette di osservare la figura acquisire volume e fuoriuscire dalla pellicola».


«Alla fotografia sono approdato dopo anni di pittura. Inizialmente dipingevo iperealisticamente i muri, muri che parlavano di vissuti e di passaggi. Poi ho iniziato a fotografare le persone, alle quali associavo uno sfondo non neutro, un trascorso che si legasse in un certo senso al personaggio che volevo creare. Donna con bambolotto
La fotografia poteva darmi, in maniera rapida ed efficace, una immagine vicina alla realtà, ma sempre suscettibile di modifiche. L’impostazione pittorica mi ha aiutato a dare il giusto taglio all’immagine, a calibrare i pesi, i colori e la composizione stessa
I miei padri spirituali sono il fotografo polacco Andrzej Dragan e altri fotografi storici come Cindy Sherman, David LaChapelle Man Ray, Robert Mapplethorpe e i fratelli Alinari come pure le teorie dell’infinito istante di Dyer Geoff, le tesi di Roland Barthes contenute in Camera chiara e l’idea compulsiva di Andy Warhol di ripetere la pittura e le immagini all’infinito.
Io non fotografo la realtà ma ne creo di nuove, di possibili. Vorrei che della realtà rimanesse qualcosa di più, quel di più che ciascuno di noi, con la propria fantasia ed esperienza, aggiunge al dato reale. Mi piace ascoltare la vita della gente che fotografo, perché poi sono le loro storie a condurmi verso il risultato finale. E a volte non è necessaria nemmeno la parola, ma basta osservare i tessuti del corpo e del viso».


Matteo Farolfi è nato a Ferrara nel 1972. Artista mixed media tra pittura e fotografia digitale, lavora come grafico pubblicitario occupandosi della realizzazione del concept e del logotipo per l’immagine coordinata su varie tipologie di prodotto e supporto, coinvolgendo la sua esperienza diretta nel rapporto che intercorre tra grafica e stampa di tipo flexografico e tipografico .
L’opera My skin is a fabric è stata selezionata tra i finalisti del concorso internazionale Make History promosso da Lee®. (http://makehistory.eu/2009/category/shortlist/)


Sito internet: http://www.matteofarolfi.it/
E.mail: famanov@libero.it

busto donna con filo spinato e paglia

Scritto da: Sara Draghi

Data: 23-07-2010

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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