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La finestra di fronte
Dall'autore de Le Fate Ignoranti
Il nuovo film di Ferzan Ozpetek
testo alternativoCATEGORIA: Film d'autore con concessioni al grande pubblico

Giovanna e Filippo sono una coppia di lavoratori di Roma, due figli, un vicinato multietnico e una piccola casa in cui vivere. Simone è un vecchio uomo senza memoria. L’incontro tra questi due nuclei narrativi da il via alla storia raccontata da Ozpetek, il regista autore della magnifica sorpresa “Le Fate Ignoranti” dello scorso anno.
In realtà il film comincia con un flashback ambientato nella capitale nel 1943, nell’immediata vigilia dei rastrellamenti nazi - fascisti.
Ai giorni nostri, Giovanna e Filippo, i cui nomi dei personaggi sono curiosamente uguali ai nomi degli attori, raccolgono Simone per portarlo in questura e lasciare che i poliziotti risolvano il problema. Ma per un motivo o per un altro questo personaggio li affascina entrambi, li seduce, li fa preoccupare e riflettere come se fosse esso stresso uno dei loro figli. Le visioni del passato di Simone si attorcigliano agli scenari del presente, le voci che provengono dal passato escludono i richiami della contemporaneità e una messa in scena perfetta da parte del regista coinvolge appieno lo spettatore in questo gioco di memoria e oblio, proiettata nel contempo verso il passato di Simone e il futuro di Giovanna. Sì, perché l’insegnamento che l’anziano uomo saprà dare alla giovane e nervosa donna è quello di seguire i propri sogni impossibili, di non rinunciare per paura e false necessità. Ad aiutare Giovanna ci sarà poi uno strano impiegato bancario, un Raoul Bova straordinariamente somigliante ad un fumettistico Clarck Kent, una sorta di super eroe per casalinghe, di cui la Mezzogiorno di innamora a dispetto di ogni convenzione.
“La Finestra di Fronte” si inserisce a metà strada tra altri due film di quest’anno, in una di quelle coincidenze che rendono lo spettatore assiduo e attento felice di essere un cinefilo. Tra “Spider” e “L’Uomo Senza Passato”, il film di Ozpetek si colloca perfettamente. Una riflessione sulla memoria e sul passato, che aiuta il pubblico ad interrogarsi su queste problematiche. La memoria di Simone è la memoria di tutti di fronte agli anni 40 del secolo scorso. Una memoria da sorreggere, una memoria fragile e caducea, pronta a lasciar posto all’oblio.
Inoltre il regista di origine turca non abbandona i suoi temi tradizioni, inserendoli alla perfezione in una nuova storia, in una nuova magia. L’omosessualità gioco – forza nascosta e un gusto decadente fuori dal tempo, in questo caso rappresentato dalla pasticceria, sono alcune delle costanti nel cinema di uno dei più promettenti registi italiani, costanti anche qui rispettate.
Parlando di questo film abbiamo usato appena ora la parola magia. Eh sì, perché per la prima parte il film rasenta davvero la magia e l’eccezione nel panorama italiano. Ma nella seconda parte si affloscia in maniera preoccupante, quando Ozpetek tende ad abbandonare la storia di Simone per quella di Giovanna, focalizzando l’attenzione su un presente concreto piuttosto che su una temporalità confusa e un punto di vista legato in un certo quel modo all’anziano ebreo.
Ma il punto debole del film sta anche in un casting a nostro avviso non perfettamente azzeccato. Se da un lato Massimo Girotti, l’anziano smemorato, purtroppo scomparso al termine delle riprese, è assolutamente perfetto e da una profondità estrema al personaggio, lo stesso non si può dire della coppia di protagonisti Mezzogiorno Bova. Certo, l’alchimia raggiunta dalla meravigliosa accoppiata Accorsi Buy de “Le Fate Ignoranti” era irraggiungibile, ma qui Ozpetek si vede costretto a stemperare ogni eccesso interpretativo da parte dei suoi protagonisti, onde evitare spiacevoli effetti di umorismo involontario. Ed è per questo che ogni possibile accenno melò si smorza e la pellicola sembra accasciarsi notevolmente, per riprendersi solo quando lo straordinario Girotti rientra in scena.
In sostanza è un film più che discreto, anche se rappresenta una parziale delusione nei confronti del precedente. Ma forse delusione è una parola un po’ troppo grossa, diciamo solo che non riesce a ripetere i fasti di solo un anno fa. Per il resto rimane un film godibile, quasi un alieno nel panorama italiano per abilità stilistica e compositiva. Da Ferzan Ozpetek ci aspettiamo molto nel futuro, e intanto ci godiamo quello che ci ha regalato per il presente.

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