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Somewhere
di Sofia Coppola, la femme cinéma
Per un cinema "puro"


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Tit. originale: id.
Soggetto e regia: Sofia Coppola
Interpreti: Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Michelle Monaghan, Laura Ramsey, Robert Schwartzman, Caitlin Keats, Jo Champa, Laura Chiatti
Produzione: American Zoetrope
Distribuzione: Medusa
Origine: Usa, 2010
Durata: 98 min.
Uscita nelle sale: venerdì 3 settembre 2010.

Johnny Marco (S. Dorff), attore di successo, vive presso il Château Marmont, l’hotel per eccellenza frequentato dai vip del cinema e da modelle, e conduce una vita apatica, a base di rapporti disimpegnati, alcool, sigarette e pasticche. Tuttavia, il viaggio in Italia, assieme alla figlia Cleo (E. Fanning), porterà Johnny a riflettere sul proprio stile di vita.
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Vincitrice del Leone d’oro al Festival di Venezia, Sofia Coppola ritorna sul grande schermo con un film che per certi versi ricorda la poetica inaugurata da Lost In Translation – L’amore tradotto (2003), discostandosi comunque da quest’ultimo.
“Anche se so che questa mia affermazione potrebbe creare qualche polemica – asserisce un giovane cinefilo e critico – voglio dirlo: ha vinto il cinema” (L. Previtali).
Questo è il punto, e non si potrebbe essere più d’accordo con tale dichiarazione. Un cinema “puro”, quello di Sofia Coppola, spogliato dagli orpelli narrativi, liberato dalla pesantezza della trama, con tanto di sospensione del giudizio effettuata attraverso il cliff hanger (il finale sospeso, appunto), per lasciare spazio al linguaggio non di un certo modo di fare cinema, ma del Cinema.
Indipendentemente dalle critiche positive e negative, la figlia d’arte descrive l’affresco della solitudine – tema ricorrente nelle opere della Coppola – inserendo elementi autobiografici. Il filo conduttore della pellicola non riguarda tanto la storia, semplice e lineare, ma ancora una volta la vacuità del tempo, messa in scena con una ricercatezza tecnica che collima con l’esasperazione del formalismo stilistico.
Ipnotica ed emblematica è l’inquadratura che apre la pellicola, nella quale risiede la morale del film, se proprio la vogliamo cercare, presentando al contempo lo status del personaggio.
Il pericolo di cadere in facili metafore e nella retorica spicciola è, tuttavia, scansato dalla libertà espressiva dell’immagine e dal titolo, Somewhere; “da qualche parte”, infatti, si recano un uomo solitario in balia della noia e sua figlia sola che reca sempre con sé un quaderno segreto.
Per questo motivo, quando si afferma che ha vinto il Cinema, si intende dire che la vita si è fusa con l’arte della regia, aggiungendo una certa introspezione critica e ironica sul mondo dello spettacolo: dalle maldestre lap dance a domicilio, alla premiazione dei Telegatti in Italia (ancora una volta il Bel Paese risulta grottesco), fino all’analisi dei lati più controversi e demenziali della notorietà.
Stranamente la colonna sonora, firmata dai Phoenix (Love Like A Sunset I e II), risulta un po’ fiacca. La cura degli interni è, invece, impeccabile.
Molto brava la piccola Elle Fanning, sorella della più nota e caramellosa Dakota. Cammeo per Benicio del Toro, Laura Chiatti e Robert Schwartzman; tra le celebrità del nostro piccolo schermo figurano Simona Ventura e Valeria Marini, ahimé, nel ruolo di loro stesse.

doris cardinali
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